"Anteprima Portosepolto": Jacopo Lubich, "Semi", peQuod, 2026
Non lo perdoni il buio
lo comprendi, forse
lo accetti
ma sai qual è il suo posto
quando mi resta impigliata
la notte
nelle corde dell’anima
e divento macchia scura
mi avvio di là
spalanco le finestre
e il sole alto, dentro
deflagra quella notte
i pezzi a terra fuggono
esili divengono
scompaiono
fintantoché sono
e resto luce.
*
Di questo ti volevo parlare
se mi ascolti,
considera il mare
ad uno sguardo fugace
apparta lembi di terra
ma che invece per differente materia
lega e cementa i due luoghi
e rifletti su queste voci
che non comunicano,
ad una mente fugace
sembrano separare
ma che invece non per significato
ma per mormorio del cuore
intimamente avvincono.
Mi domando se per altra via
non convenga ascoltarci
avvedersi compiuti
per non ritrovarsi muti
con l’idea di prigione
in un luogo senza mura e confini
che non c’è dramma più nero
che sentirsi perduti e soli
insieme a qualcuno.
*
Per quante montagne e mari
nutriamo dentro
per quante albe e tramonti
scopriamo nel respiro,
è la disperazione di essere
denti di leone al vento
che ci apre il cuore
alla comunione del tempo.
Quanto abbiamo preso?
Cosa lasciare?
La vita vola se non fissata.
*
Riposo nel greto di questa vita
Inondato e travolto
Poi drenato e seccato
Come un ciottolo bianco e desolato
E qui sto, senza dover andare
Senza domandare
Vedermi uno tra mille, tondo, diafano
Lasciar correre, senza trattenere
Con gli occhi al cielo, a braccia larghe
Sotto di me la vita, dinanzi le stelle buie
Sentirmi invero come un atomo chiaro
Di ogni tutto, qui intorno
Non più umano, non più ciottolo
Ma fonte d’inesorabile bene
Amore immanifesto
Che sta, eterno, ed il tutto sostiene.
*
È stata la tua retina viva
Ritmico lampo cardiaco
Ad armonizzare le mie maree
A spezzare il vento
Intombare paure
È quella tua retina viva
A rintoccare l’ora giusta
A farmi comprendere
La luce oltre lo scuro buio
La pace oltre il silenzio
Sarà quella tua retina viva
A sfiorare i piedi ai ricordi
A guardarci vivere orbitanti
E scegliere tra milioni di piccoli mali
Il nostro potente fragile bene.
*
Meristematico è il poeta
Sonda della specie
Canarino per aperture profonde
Poeta è chi sa sconfinare la pace
Oltre le cortecce aride dell’umano
Chi abita il prato della cura commosso
Risana riempie e ride come fanciullo
Chi esonda il pianto oltre argini di parole
E conduce il vento all’uragano
Chi trova riparo nell’antro del mondo
Perso nelle spire del suo indagare
Chi è presente al suo dolore senza fughe
Invitando il buio a riposare accanto
Chi custodisce il valico dei sogni
Come bestia madre dagli occhi furenti
Chi resta seduto nella rovina quotidiana
Nutrendo la gemma di nuova quercia
Chi affratella con l’insensatezza
Gioca a dadi col mistero
Poeta sei tu
Che dilati lo spazio d’esistenza
Accogli l’impossibile come figlio
E ti fai padre per proteggerlo.
*
Jacopo Lubich è nato a Frascati nel 1983. Ha una formazione letteraria, editoriale e pedagogica e da anni affianca alla scrittura un lavoro di ricerca, formazione e divulgazione intorno alla poesia. Ha pubblicato La buca con Controluna Editore e altri romanzi e saggi.
*
Tutti i libri della collana di poesia Portosepolto sono ospitati in anteprima nazionale su questo blog e sui canali social Poeti Oggi attraverso una selezione di testi a cura della redazione. Portosepolto nasce nel gennaio 2021, dalla collaborazione tra Luca Pizzolitto e Massimiliano Bardotti (direttori della collana) e Marco Monina (editore di peQuod).
