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Visualizzazione dei post da settembre, 2026

"Fresco di stampa": Claudia Di Palma, "La resa dei nomi", Sensibili alle foglie, 2026

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Non voglio essere compresa. Voglio essere suono, fonema che indugia prima di farsi parola. Voglio fingere tutti i significati possibili, poi lasciarli cadere, sfilarli uno ad uno dal respiro. * È in ogni luogo un’extracomunitaria. Questa la sua ubiquità, la sua onnipotenza: una richiesta d’asilo non pervenuta alla frontiera, un confine mancato, la voce. Naviga in acque internazionali continua a non appartenere. * Cos’altro potrebbe fare se non fuggire dalle gabbie, poi rientrare, riacciuffato dalle guardie, e di nuovo gettarsi oltre le sbarre? Avanti e indietro, dentro e fuori, sempre sulla soglia della legge. Cos’altro potrebbe fare un respiro, un evasore? * Lingua è una traduzione senza capo né coda come questa carne che l’origine scorda o disattende, ennesima traduzione di una dimenticanza. Lingua, lenzuolo bucato da più parti e non c’è da rattoppare, non si tratta di questo. Guardare attraverso la fessura. Non spiare. Guardare. C’è qualcuno? Un altro che come me guarda attraverso? ...

Antonio Sacco, tre haiku inediti

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le stelle alpine – uniti, io e te, in cima al mondo intero * fiocchi di neve – tutto intorno a me si ricompone * ciliegio in fiore – lei dice il mio nome senza una sillaba * Antonio Sacco è nato ad Agropoli nel 1984, vive e compone versi nel cuore del Parco Nazionale del Cilento (Vallo della Lucania, Salerno). È uno studioso e un ricercatore di poesia giapponese (soprattutto di poesia haiku). Ha pubblicato su molte riviste internazionali dedicate a questo genere poetico, oltre a essere l’autore di numerosi articoli sia tecnici sia divulgativi sulla poesia d’origine giapponese. Nuovo manuale di scrittura haikai. Vademecum pratico per comporre poesie haiku e altre forme poetiche di origine giapponese è la sua seconda opera pubblicata con Edizioni Nulla Die nel 2025. La poesia contemporanea in lingua italiana

Carla Forza, tre poesie inedite

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Poesie tratte dalla raccolta inedita Di terre nell'epidermide Da lontano Si compone in un incavo il ritorno da un luogo remoto inconscio al suo nome Svia l'ombreggiare del corpo - il suo sembrare tronco aggrappato al suolo Oltre la strada l'ostinarsi dei campi  stirati dall'aria * Omelia dei non-luoghi Mi sorprendono sospese finestre  a riflettere gli interni contratti in arredi onirici e le irrealtà diffuse - conclamate a tratti nell'accartocciarsi triste  dei simboli  ermetiche sul funereo presente le serrande azzurre interdette agli acquisti Augé aveva forse torto: riconosco tutto l'umano  in quel libro sul tavolo * Il mio rifugio Amene concrezioni di me  messe a seccare sul davanzale  - epoché immantinente -  mentre fuori impera il cieco infuriare  parentesi bianca di tulle  che m’abbraccia e seduce                               eden indefinito nello scorcio o...

"Anteprima Portosepolto": Danila Di Croce , "Cose da sciogliere e rifare", peQuod, 2026

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Che faccia ha questa parentesi tra il mio e il tuo parlare – un vicolo distratto dalla strada principale chissà dove allontana. C’è sempre un altro verso da rifare: mai basta la dizione esatta delle cose, il solo nome. Preme una cadenza più sincera per sostare sopra i fossi e le radure, per dirigere il cammino tra le pietre che trattengono le nostre voci. * Potrebbe offrirsi così una parola, senza la pretesa di scandagliare abissi o innalzare cattedrali. Le stesse labbra strette di un bambino assorto a ritagliare figure: mai s’affilano per bene quei colori e il bianco non s’arrende a scomparire. * Ancora non s’apre il guscio di questo giorno, eppure c’è un verde che matura insieme alle stelle: collassa ogni atomo di storia, ogni invenzione si squaderna. L’estasi asciutta della voce tarda; non sa che dire addio è il più sicuro dei proclami, il più maldestro indizio d’affezione, l’isola che ricama appena un punto a croce sulla tela. * Come se potessero salvarci le parole dell’ultimo inco...