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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2022

Mattia Tarantino, "L'età dell'uva", Giulio Perrone Editore, 2021

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Dammi una parola onesta, che risolva la brevità del mondo e delle cose; che sia oppure indeclinabile, sospesa nella voce a stabilire cos’è che dura e cosa non ha tempo. * Vorrei conoscere il mondo dei morti, reclamarlo in una lingua senza storia che non abbia una grammatica, ma possa avverare tutto ciò che si pronuncia. Mi usano per parlare a chi è rimasto, vogliono che dica, rovesciandola, la parola che non hanno mai trovato. * Vedi, non restano che i nostri frutti sulla tavola: mia madre che li sbuccia; i loro nomi che pendono dall’orlo e cadono tra il pavimento e l’invisibile. Ora all’uva basta un soffio per marcire in fretta e diventare una preghiera. * Sottovoce insegnami il mistero che agita le cose e l’invisibile. * Ci sembrava rimanesse solamente una parola impronunciabile per dire il fremito, l’angoscia, oppure i giorni che giravano e tremando sostenevano questa stagione sconosciuta in ogni casa. * Mattia Tarantino (Napoli, 2001) codirige Inverso – Giornale di poesia e fa par

Omaggio a Cristina Annino (1941 - 2022)

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Casa d’Aquila Vado verso la casa in una miseria di caldo sopra di me, nella morta estate senza onori. Né telefono, fiori. Tento di capire che dica l’uscio premendosi la bocca con le mani. Che vuol dirmi senza onori la casa? Non entro ma guardo fuori l’oscillante lingua dei piani. Penso: non ci fossi più m’aprirebbero con cerimonia, su fondo turchino e le dita fari, leggendo quanto ci misi a scalare una casa vivendo. Sarebbe la Verità, perch’avevo ragione in tutto, e parlavo ai pesci del mare. Alzo le mani senza resa, senza voltarmi. Niente fiori, casa dolorosa; ti peso sui due reni della bilancia. A chi andrà tutta questa ricchezza, lo spreco delle forze, l’aquila dentro di me? * Lasciare un ospedale come un lento giro di umidità, poi le finestre chiare senza uccelli, in una mattina fredda, dicembre 21, desiderare te all’uscita che risolvi ogni frase maledetta, col cappotto e le giarrettiere indorate, feroce dolce scandalo, e il tuo corpo invade la cinta dei muri. Ma non ci sei; ti ric

"Fresco di stampa": Luca Pizzolitto, "Crocevia dei cammini", Italic Pequod, 2022

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Luce lasciata e tersa dei primi giorni di dicembre, misericordia del vento sul tuo viso gentile, tagliato dal freddo. È l'eco ostinata del vuoto, è un peso greve sul cuore; neve che accende e poi placa l'inciampo della sera. Andare in pezzi, fiorire un mattino. * Nell'avanzo di parole su cieli colmi di rabbia, qui dove piove piano e rinfresca la sera cedi al vuoto, al niente, il dono austero delle labbra. Nell'ostinato silenzio di Dio, nel tuo sguardo breve di madre trova riposo ogni mia lontananza. * Le distanze che cadono dalle ciglia, il cielo dei tuoi sguardi improvvisi, il vuoto e altre forme, questo amore così fragile immaturo, arreso, non voluto. Tutto splende e fiorisce nel farsi attesa della sera. * Cos’è questo rumore che riempie la notte e impedisce il sonno? Dalla bocca di pietra zampilla il tempo e ciò che resta delle mie rovine. * Luca Pizzolitto nasce a Torino il 12 febbraio 1980, città dove attualmente vive e lavora come educatore professionale. Da quas

"Fresco di stampa": Alfredo Rienzi, "Sull'improvviso", Arcipelago itaca Edizioni, 2021

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Sono il punto sul bordo della pagina, non il sostantivo o il tratto rosso spesso che lo sottolinea, non la chiosa: il punto. Non posso essere cancellato che dal fuoco. * Sottili i confini tra le stagioni: quasi senza preavviso si passa da una all’altra: minime tracce sperse nel soffio tramontàno segnano la primavera e la morte. * Questa luce che ora torna a crescere dove la deporremo spenti gli occhi in una notte a dicembre? c’è stato tempo per disporsi, dici verso il giusto angolo d’occidente è che il tempo non è mai quello giusto e le partenze hanno il suono ottuso della frana che coglie all’improvviso * Attesa degli invisibili Siete la mia ossessione cinguettii, trilli, fischi alfabeti brevi e indimostrati voci che non vestite corpo né ala nell’estate tra il fogliame ma io ho dell’autunno la pazienza e aspetterò il ramo denudato, del raggio la pendenza esatta sarà improvviso all’occhio l’apparire, e breve. * Volarono i nibbi sulla Luna: non casuale fu la scelta del campo di battagli

"Fresco di stampa": Michela Zanarella, "Recupero dell'essenziale", Interno Libri, 2022

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Cosa resta di un’estate Cosa resta di un’estate ormai finita il corpo del mare visto di sfuggita la memoria di un sole che non si è mai arreso e l’asprezza delle cose inattese. Ci ha preso alla sprovvista il dolore è sceso a mutare la luce negli occhi a disorientare gli equilibri del tempo. Settembre ha le sembianze di un sudario la cura è la pazienza ardente tra le viti l’amore che resiste a pugni chiusi. * Da questo tempo Da questo tempo dove la vita si attorciglia come un’edera che sale sui muri si farà notte come ogni notte e sarà un andare incontro alla luna a colpi di sogno – percorreremo la memoria delle stelle fino a rivederne l’infanzia. È ancora estate e diamo un nome diverso ad ogni cosa: le nuvole si chiamano isole il sole è un pensiero di luce espresso sottovoce, quasi l’amore. * Esiste una lingua segreta Esiste una lingua segreta che s’impara origliando ai piedi dell’erba sottoterra c’è una folla di ombre sepolte rugiade strette che vogliono tornare sale su per le radici

Domenico Cisternino, tre testi inediti

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Gerico Io sono un mercato di carne un contrabbando di sangue rosso e magnetico. Sono le teste mozzate di Gerico, le conchiglie negli occhi le colline di uomini a nord il filo che lega i miei morti senza soluzione. Aspetto il tempo: la metamorfosi dei fossili la carne-pietra sarà il mio gesto di rivoluzione. * Anatomia 1 Credono di darmi gli onomastici della carne. La mia carne è già sbattezzata, si nega ai loro raggi e alle risonanze e mi fiorisce sottopelle in rime plastiche e frattali. Occhi e ossa nel centro del petto, un tendine teso tra la bocca e il fondo della mente. Il dottore che mi guarda dentro a petto aperto getta il coltello e sospira immobile. Poi stacca un fiore dalla ghirlanda delle mie costole. * Precauzioni Nella fessura tra la pelle e il mondo otto dita di piombo otto metri di terra otto strati di kevlar. Sono dovute precauzioni, perché il mio cuore è un bioreattore è un’autoclave a settemila gradi ed il mio mondo un laboratorio di esplosioni. * Domenico Cisternino

"Fresco di stampa": Silvia Rosa, "Tutta la terra che ci resta", Vydia Editore, 2022

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All’estremità della notte le occhiaie ci confortano, piccole chiazze di lune piene sul volto. La redenzione del tunnel, con i suoi boati corvini e le falene-bussole, è una strada d’alluminio che accoglie i nostri fantasmi, a 150 km orari. Il roseto di abbagli ed errori resta fuori da questa griglia di Hermann: le fucilate degli antinebbia e i rimpianti sono espunti da un elenco di cifre binarie, o bianco o nero. Manca profondità a questo andare, uno sguardo d’insieme, il talento di sopravvivere alle lesioni del buio * In caso di necessità rompere il vetro: uscire dal campo recettivo, seguire le coordinate che conducono alla curva dello stupore, dopo una rotazione di 360° favorire l’orogenesi della spina dorsale diritta, per meglio fissare il teorema della creazione, allenare il terzo occhio, la ghiandola pineale, il sesto senso, darsi alla melatonina in giuste dosi, alleggerire le pupille vedette dal vizio delle proiezioni, trafugare la frenesia degli amanti e riprodurne gli aromi, dil

Solidarietà a Luigia Sorrentino e ai suoi collaboratori

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Se davvero "Le forme dell'arte registrano la storia degli uomini con più esattezza dei documenti" (Theodor W. Adorno), chi impedisce il sano susseguirsi di una testimonianza radicata nell'esperienza, è il reggente di un potere stolto e cieco che contribuisce con un atto scellerato a rendere gli individui più lontani da se stessi. La chiusura del primo blog di poesia della Rai, gestito sapientemente da Luigia Sorrentino e dai suoi collaboratori, è un passo indietro che ci allontana dalla nostra storia di esseri liberi che fanno delle emozioni il proprio atto di alleanza con la vita stessa. Poeti Oggi si unisce all'appello di chi pretende che la chiusura del Blog Rai dedicato alla poesia sia solo un momentaneo vacillamento di chi ha l'obbligo di custodire e insegnare il cammino della verità e della bellezza. Luca Bresciani Il primo blog di poesia della Rai

"Fresco di stampa": Alessio Paiano, "Punti di fuga", Arcipelago itaca Edizioni, 2021

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Intagliata tesserina del libro, tu formi la parola che indica la direzione, la via sdrucciolata del verso, il vuoto, la morte a capo. Ti nascondi nell’occhio della sposa, ti fai lacrima che bagna la bocca, scorri rossa tra pagine ingoiate: ma la tua anima è uno specchio opaco. * La città frantumata ha un lembo acuminato, il pungiglione di un’ape, la punta della fiamma di un vecchio santo, uno spiritello che ti indica il trampolino di un abisso: lì la città, antico relitto, si impenna e le correnti dei passati remoti ti trafiggono con lacrime morte. * - È chiaro che potresti intagliare una lingua di fuga che ti smembri il corpo e poi piano discendere al punto di snodo dove conficcare la lama: l’anima sfinirebbe al verso di sotto come un pallone sgonfio. - Ma a te più si addice un voltare di pagina, il capovolgersi della misura nel vuoto originario dello zero. * A volte è necessario sparire disperdere il nome nei percorsi dell’acqua e non chiedere più una parola ma lasciare che il mare c

Giulio Zambon, tre poesie inedite tratte da "usa e getta"

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sto aspettando la chiamata in cui qualcuno mi dice che sei morta che li avevi nascosti bene i dolci nei cassetti e che erano centinaia, vuote, le buste nel cestino io gli direi che lo sapevo, che te l’avevo detto la chiamata durerebbe un quarto d’ora sono molte le cose che muoiono in quindici minuti. * Teresa diluita dai farmaci, ha chiesto dal fondo del letto che era un abisso di vedere sua figlia ancora di vederla ancora una volta l’infermiera che più le somigliava, allora si è sporta, le si è fatta vicino le ha detto «mamma ciao, mamma» non ha impiegato molto, la trasparenza a salirle fino agli occhi guardarla, ormai era guardare l’acqua in un bicchiere: attraverso sotto, il cuscino. * potrebbe entrare qualcuno, adesso, accoltellarci ma tu su questo letto l’acqua nelle tubature nei muri qualcuno potrebbe accoltellarci, adesso, entrare e sarebbe nitido e improvviso il bianco della lama nella schiena ma tu dormi, amore amore, dormi non si può rompere questa cosa, questo dappertutto ch

Mattia Cattaneo, "Partiture di pelle", Architetti delle Parole edizioni, 2021. Segnalazione di Claudia Di Palma

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  rivendicata nei silenzi abitata di memoria questa parola in cui partorire immagini tra abissi e arterie scorro l'inverno: folle condividere i suoi muti cenni passo tra le tue vertebre: chiavi che aprono cammini. * guardati da una parete che trema giura di chiudere gli occhi fino a quando le parole dimenticate si spoglieranno nel paradiso della loro memoria. * qui non sono mai stato eppure ti chiamo casa da queste persiane intrise di memoria sensoriale luoghi che sanno come bruciare la sete. * Mattia Cattaneo è Nato a Trescore Balneario (BG) nel 1988, abita a San Paolo d’Argon (BG) ed è laureato in Scienze della comunicazione. Ha pubblicato con Antologica Atelier Edizioni tre sillogi poetiche: Dritto al cuore  (2016), La luna e i suoi occhi  (2017) e Tracce di me  (2018).  Collabora con l’attore e poeta Carlo Arrigoni in varie letture teatrali sulla shoah e la liberazione d’Italia: i due nel Novembre 2019 hanno dato vita alla loro associazione artistico-teatrale “Architetti delle

Elisa des Dorides, tre poesie inedite

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Il deserto S'è sparso, sembra, dalle grondaie alla sera, un senso di polvere e dinamite come licenza di follia che confina e chiude. E tutti hanno preso a ritirarsi in casa come i panni dopo il lavaggio sbagliato come la marea dopo la luna. Solo il contadino s'attarda in strada col suo trattore, astronave di terra in mezzo al deserto. * Non parla Settembre Della stessa festa sono la luce del mattino il temporale che si libera il ritrovato tepore a sera. Lasciami tra gli indugi che fanno nuovo il mese, nella nostalgia porosa di me, sull'erezione dei buoni propositi prima dei poi. Mi preme un vermiglio dolciastro in petto e lasciar andare risuona come la campanella di una scuola lontana. * Colonne d’Ercole Dove abiti Ebe? In prossimità della dispensa a rosicchiare gli spigoli o vicino alla bocca del fiume. Terrazza su Wuhan: l’uomo piccolo ha legato i piedi per imitare gli uccelli che dimenticano e non migrano. * Elisa des Dorides  è una copywriter di 35 anni che vive e lavor

"Blocchi di partenza": Fabrizio Bregoli legge Alice Rugai

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PLUMBAGO Non plumbeo ma plumbago pende lo spirito presente con l’innocenza pornografica dei gerani in inverno; mentre la gente -senza avvicinarsi troppo- si fa tutta già teatro in quel modo che solo un laico può chiamare celeste. Cosa mi diceva mia madre da piccola, quando non avevo ancora memoria? “A certe persone piace essere tristi” o forse faceva solo versi. C’è un luogo che mi risuona in punta di piedi come si spia Babbo Natale che non esiste come per non sentire l’eco del proprio peso in quelli che se ne ricorderanno. Cosa mi diceva mia madre continuerò a dirmelo io a recitarlo come un rosario agnostico in tempi di apocalissi; continuerò a costituirmi anche se mia madre adesso dice altro. Non plumbeo ma plumbago questo aspettare alla frontiera che la gente guarisca dalle prossemiche, che possa finalmente toccare con mano la distanza come si guarda il basilico sui davanzali tedeschi. * La poesia di Alice Rugai è tutta centrata sul concetto di “distanza”, tema al quale ci vediamo i

Riccardo Delfino, "Il sorriso adolescente dei morti", RPlibri, 2021

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  Sarà Natale da due minuti. Divaricherai le labbra nel vetro siderale che ci separa. Di come la morte avrà saputo simularci, non farai parola. Fisserai la mia pena per sottrarti al tormento. E di me farai  fine, smaltimento. * Guarda tra le viole come si baciano quei due ragazzi: perdendosi, e quasi non lo sanno - di esistere, ti dico, di certo non lo sanno - . Già so di loro che giocati dalla vita si giocano alla perdita, che non sanno tra le bocche calde, quale rione porti dritto al felice vuoto del letto. * Sento il dramma della vita nell’entroterra di ogni vena. Non splende in me altro sentore, mi anima l’insonne resistenza di un inganno, non l’amore, solo il nulla che albergo e l’affanno; quanto basta per non farmi ammutinare. * Era ottobre che la luce si lasciava oltraggiare dalla triste stagione. E noi poco amati, cresciuti d’ignavia come cose di poco valore. E sotto l’anfiteatro della dea fortuna, l’inerzia del cielo; le sagome brevi del nostro vangelo, attecchirsi alla notte