"Blocchi di partenza": Fabrizio Bregoli legge Alice Rugai

PLUMBAGO

Non plumbeo ma plumbago
pende lo spirito presente
con l’innocenza pornografica dei gerani in inverno;
mentre la gente
-senza avvicinarsi troppo-
si fa tutta già teatro
in quel modo che solo un laico può chiamare
celeste.
Cosa mi diceva mia madre da piccola,
quando non avevo ancora memoria?
“A certe persone piace essere tristi”
o forse faceva solo versi.
C’è un luogo che mi risuona in punta di piedi
come si spia Babbo Natale che non esiste
come per non sentire l’eco del proprio peso
in quelli che se ne ricorderanno.
Cosa mi diceva mia madre
continuerò a dirmelo io
a recitarlo come un rosario agnostico
in tempi di apocalissi;
continuerò a costituirmi
anche se mia madre adesso dice altro.
Non plumbeo ma plumbago
questo aspettare alla frontiera
che la gente guarisca
dalle prossemiche,
che possa finalmente toccare con mano la distanza
come si guarda il basilico sui davanzali tedeschi.
*

La poesia di Alice Rugai è tutta centrata sul concetto di “distanza”, tema al quale ci vediamo inevitabilmente legati anche e soprattutto a causa della nota pandemia: mantenere la giustadistanza dagli altri (“senza avvicinarsi troppo” fino a non saper più “toccare con mano la distanza”) ha instaurato di fatto una nuova sensibilità prossemica in ciascuno di noi, motivata sempre più spesso dalla paura, dalla diffidenza, con il rischio che tutto questo diventi parossistico, distruttivo delle radici più autentiche della socialità. Il tema è sviluppato in assoluta originalità dall’autrice ricorrendo alla rappresentazione cromatica “plumbeo / plumbago / celeste” abbinata all’elemento vegetale “plumbago / gerani / basilico”, termini in relazione ossimorica fra di loro, il tutto per oggettivare l’assillo dello “spirito presente”, assillo che diventa “innocenza pornografica” che non sa riconoscere “l’eco del proprio peso”, ma può e sa solo recitarsi come “rosario agnostico”. Testo ricco di intrecci e rimandi, ma comunque capace di mantenere un registro colloquiale e un’impostazione non intellettualistica, grazie soprattutto al riferimento alla madre come interlocutrice privilegiata in absentia, la poesia di Alice Rugai chiede un lettore attento, non superficiale, un lettore che sappia attraversare il piano denotativo alla ricerca di un altrove nella sua pienezza di senso, alieno dal concetto ostativo di distanza.

Fabrizio Bregoli


Alice Rugai, in arte Muitoevoli, è una scrittrice italiana che risiede a Berlino dove sta concludendo il suo percorso di studi con un master in Scienze Teatrali. Scrive poesie, prose e teatro e alle volte racchiude metafore in resina. La si può leggere su vari siti spersi nel web o sul suo blog omonimo. La poesia "Plumbago" è risultata finalista al "Premio Vita alla Vita under30", 2022.



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