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Loriana d’Ari, tre poesie inedite

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sempre obliquo l’orizzonte la selvaggia inclinazione del tronco il grandangolo l’allerta del fianco toccare terra toccare                                              l’azzurro. è una torsione asincrona il passo delle creature sbalzate a mezzo coi talloni nel fango e l’aria tenaglia nelle ali * corpo del vero sbranato fatto a pezzi io ti cerco a occhi chiusi tastando lungo scabre linee di sutura quando la lingua sfiora il palato e i denti, prendi vita               ora senti come vagisce quel che è, tu che nemmeno sai di te della tua luce io l’arto fantasma tu la sete che ricuce corpo del vero accorda il fiato fammi cava, fammi flauto delle ossa, soffia * resterà una creatura che trema l’orizzonte a misura di culla a inventarsi la notte minuscola col chiaro che preme ai bordi un bambino mai nato a ninnare il buio, un fiato caldo un fiocco appeso, dal nome                impronunciabile * Loriana d’Ari vive a Genova, dove lavora come psicoterapeuta. Ha pubblicato su diverse riviste e b

Jacopo Santoro, tre poesie inedite

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ma era già tutto qua tra gli acini d’uva e piedi bagnati dal sangue del frutto       -    batteva umido             incostante un ritmo             questo calpestio della storia             tra voci e litanie antiche - ed era davvero tutto qua nel tegumento d’un seme risputato alla terra il canto profondo dei segni del mondo * in un quando ci siamo trovati stanchi di questo tempo che non passa di questa vita che non lascia intravedere tra le intercapedini i segni ai quali correvamo quando una preghiera bastava per illudersi del senso di una spiga che indorando moriva * dietro questo specchio che tesse cuori cavi in pieni testi      -      a stilla a stilla le parole             sedimentano in stelle di roccia             il senso di un’esistenza             dispersa dall’errare             d’una nube - rimane un dito una mano un corpo che nello scriversi ricorda dolce il peso dell’anima che porta * Jacopo Santoro è nato ad Ascoli Piceno nel 1995. Laureato in filologia moderna a Padova

Anna Rita Merico, "Fenomenologia del silenzio", Musicaos Editore, 2022. Segnalazione di Claudia Di Palma

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Non è facile lavorare qui. Pensare qui. Eppure, qui, ci sono silenzi buoni. Come il fotografo ha bisogno delle giuste luci, la parola ha necessità dei giusti silenzi, degli appropriati spazi, di particolari slabbramenti verso l’interno. Qui, l’Antico, parla. Qui, la Luce, mostra * Possessione Le parole continuano il loro incessante lavorìo di scavo cesellando canyon di scarsi millimetri nel vuoto accogliente del pensiero è mistico essere posseduti dal nerbo silente e misterioso delle parole non si sa mai, con precisione, da dove attaccheranno da quale duna monteranno su quale alito si poseranno. Non si può che essere varco in un interminabile gioco di repentine attese infinite grotte miriadi di segni * Pochi gesti Pochi gesti ci sono dati pochi, sempre quelli fondi arcani numinosi laceranti torniamo lenti all’Origine là dove si lacera la palpebra chiusa consentendo all’occhio di inondarsi di laviche presenze di carnose sostanze di vitali ritmi di desiderio. Pochi gesti perché poi uno è

Valentina Casadei, tre poesie inedite

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Così lontano, così vicino annidarsi quell’assillo ripetermi a memoria i detti dei saggi seguirne le dottrine provenire da un’altra solitudine come alieno triste con una coscienza da genio nel rigore dell’anima e l’incomprensione dei propositi vacillare quella saldezza sentirmi a casa nei pianeti * Illudere il passaparola della consistenza del solco che lascia il pensiero nel mio alveolo e la riverenza del perdono soffoca dubbi e dinieghi Scoppia la crisi della presenza * Dentro ai nodi stretti rannidati i miei strilli slacciati se il tempo mi prende tutto la nave che parte e non fa ritorno la corda dell’arco ben tesa la freccia puntata sulla preda per catturare il pianto e ferirlo nella crepa * Valentina Casadei è una sceneggiatrice, autrice e regista italiana.  Ha pubblicato tre raccolte  di poesie:  Tormento Fragile (Bertoni Editore, 2018), Il Passo dell'Inerzia (SaMa Edizioni, 2020) e  Uno Più Uno Fa Uno (Edizioni Ensemble, 2020). La poesia contemporanea in lingua italiana  

Carlo Giacobbi, “Vicende e chiarimenti”, puntoacapo Editrice, 2022. Segnalazione di Claudia Di Palma

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L’inedita sistemazione delle cose Trovarsi in luogo altro, l’inedita sistemazione delle cose, quella miopia nell’indagare quasi un volto che pare e non è più quello, da dover ritessere la trama delle confidenze, luce amara di finestra dove il gelo redarguiva arboscelli sulla stradina, mutato rito di passi stanza a stanza, a mostrare fallace la commutativa, artificio l’identità. * Carogna ai piedi della rosa Il fuoco dell’iniziazione, tra pruni che sanguinavano il dorso di mani impazienti, il sentore della carogna ai piedi della rosa. Qualcuno che insegni ci dev’essere – dicevo – a fare un tiro nel fossato, a indicare la ragazza che salta i convenevoli. S’agitava dal fondo una madre torbida, straniava il sonno, acutizzava le carni, tirava il sudario sul volto dell’infanzia. E non sapere chi mettere a parte di quell’umido trapasso, nel giardino di foglie marcescenti e luce. * Non avrebbe spigrito il Cielo E di giorno in giorno e in giorno, altro giro di morsa. La mano a illusione di requ

Maurizio Evangelista, "Mr. me", Arcipelago itaca Edizioni, 2022

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Stanza 103 l’uomo con la giacca scura dorme per finta. alla sinistra la sua unica figlia abbraccia lacrime e vestito come il giorno in cui la diede sposa. il sole resta sulle persiane a notte non è ponente né mattino. distante la moglie ha i capelli malinconici e il sorriso di un tempo inguaribile. li ha tutti davanti a sé con quel tipo di occhi che non si chiudono mai. * Stanza 121 aspetto che la cena finisca e la gente salga in piedi sui tavoli. attraverso uno stadio dopo un grande concerto e per tutta la sera penso a lui che mi lancia un’occhiata sorpresa e mi dice, mi annoia la vita degli altri. * Stanza 215 tu che una goccia di sangue credi sia la presenza di qualcuno che non sai rintracciare ripercorri il giorno all’indietro fino a quelle arterie con lo stupore il dolore e lo spreco che l’errore l’omicidio sia forse un colore l’inizio la macchia scura la parola la fragilità la velocità di ogni cosa dovrai dire qualcosa (se ti daranno la colpa) se proveranno a convincerti che non

"Blocchi di partenza": Fabrizio Bregoli legge Sheila Moscatelli

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Quando ci rivedremo non saprò come toccarti calpesteremo ombre crepitanti di foglie accese illumineremo sotterranei di ossa e radici cuciremo ali trasparenti di fiducia Con parole in grappoli riempiremo bicchieri di silenzio senza romperlo * Sheila Moscatelli ci conduce per mano in un suo universo tutto privato, intimo, con versi che parlano al futuro, che annunciano un ritorno: di un caro? dell’amato? La risposta spetta all’immaginazione del lettore che proiettato in questo mondo ne diventa partecipe - non solo spettatore, ma parte in causa. Tutto si articola nella libertà delle parole che si dispongono obbedendo solo a sé stesse, senza punteggiatura, cadenzate solo dagli spazi bianchi, dal loro fragile equilibrio con il silenzio. Le metafore e i simboli conferiscono un’atmosfera sospesa, magica, al quadro d’insieme, che resta soffuso fra giochi d’ombre, trasparenze, luce che si fa strada fra “sotterranei / di ossa e radici”, tutto funzionale al disvelamento finale: l’antitesi fra “pa

Dario Melissano, “Un altro inverno”, Eretica Edizioni, 2022. Segnalazione di Claudia Di Palma

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Ascolto, e le parole si piegano come panni sui fili. Gli occhi rincorrono segni, lingue parlate in silenzio. Gli anni si chinano ai ricordi, voci che solo il cuore conosce, e gesti che le mani non sanno rifare, come volare, o sparare, e restare innocenti. * Vorrei avere più tempo per essere felice, vedere meno pioggia, camminare per strade bagnate dal sole. Vorrei che il tuo sorriso, per un istante, fosse qualcosa che mi appartiene, come le chiavi di casa, o un accendino. Vorrei sapere se nei tuoi sogni a volte ci finisco anch'io, e non aspettare mesi per un sospiro, ma respirare ogni giorno la tua presenza, come risposta, attesa, stupore. Vorrei tanto che il nostro incontro fosse una cosa  semplice, come l'amore. * Le mie mani, piccole, congiunte, grandi. L'Universo non trova spazio in una giumella vuota, si espande appena chiudo i palmi, intreccio le dita. Un vecchio flauto sparge nuove melodie. Si corre al confine, oltre gli scuri del possibile. * La stagione anima l'

Fabrizio Cavallaro, "Alta stagione", RPlibri, 2020

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L'ultima frontiera è la notte, che mastica piano i suoi sonni e li riporta a letto, magari contusi malandati quel poco da rimetterli in piedi al mattino dopo, tra rimorsi e ottusi malumori, purché evitino trappole coperte di foglie, scavate apposta per farci cascare il daino braccato. * Il gigante di buone maniere che assomiglia a John Cena ha occhi fessurati di verde marino, quando sorride si schiude come una melagrana, mette in evidenza i denti alla Bugs Bunny, e un po' morbido di fianchi, sul petto ha tatuato il motto domani mai più poveri . * Farsi una cosa sola in parole, e passi lunghi o corti, per vie diritte o storte, le storie brevi del mondo a volte si estenuano s'allungano dentro i nostri occhi lanciati come fresbees nell'aria gioco da ragazzi, vivere poi è l'unica risposta muta e saggia. * Quanta parte di te hai lasciato sul cuscino, fronde del tuo giovane fusto: la buona creanza che mi sudavi addosso. * Eccoci, nel deserto gobbuto che ci rassomiglia e

"Anteprima Portosepolto": Biagio Accardo, "Luce del più vasto giorno", peQuod, 2022

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Ricchi di tante morti, continuiamo a vivere nell’indigenza: moriamo sempre così poco, e troppo tardi decidiamo di cadere come il grano nella mano che lo taglia. * E il comporre, la sintassi che chiedi, la logica intrinseca all’accadere, cercala nella stratificazione dell’humus che non tradisce l’ordine né l’origine, domandala alla carne quando esulta alla parola amore, all’istante che ti apre interamente alla verità. Puoi cambiare l’ordine dell’apparire ma nel solco, dentro l’alveo è il fiume che scrive, la sua corrente. * Dovrà pur bastare questa poca luce che lambisce i cocci di legno dietro al forno e asciuga come può e dove può un’acqua che pare cadere da un secolo. Dovrà pur bastare questo vento che scompiglia le palme, calcina i fossi e scolpisce le crete dei campi. Dovremo farcelo bastare questo poco così poco che ci resta, questo sole così lontano dalle ossa, ora. * Portare il mondo, portarlo dentro, ma non solo per il suo peso, il suo calibro di tempo, di tutti i tempi che rip

"Fresco di stampa": Giovanni Ibello, "Dialoghi con Amin", Crocetti Editore, 2022

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io non torno più Ricavo dai roghi autunnali un altare di gemme, è il menhir dell'esiliata luna. Io sono Giovanni e non ho mai chiesto di essere amato. L'amore stringe nel seno la sorte del tuono: frantumare il vetro dell'esistenza. Così noi, ebbri di giovinezza corriamo a perdifiato nell'oltrenero, succhiamo avidamente il fuoco rimasto nelle pietre e brindiamo / all'ombra che fu delle pinete. Ogni cosa rivela quel nulla che siamo già stati. Tutto simula la quiete. Poco distante, un uomo prende a pugni la rena. Dice: “Credimi, noi non stiamo per rinascere. Nessun verso sconta la primavera”. * parla Amin Io sono Amin, colui che restò nel noncanto. La pietraluna che stringe intime alleanze con il temporale. Sono la vita sognata, la spada rivolta alle piogge. Baratri e gemme, rovesci, sterpi, acqua di sperma creatore. Io sono Amin e non ho mai conosciuto l'amore. Rivelo la sintassi del crollo: un urlo angelicato, non si muore. Vita sempre sognata, mai vita. * Morte

Irene Sabetta, "Nella cenere dei giochi", La Vita Felice, 2022. Segnalazione di Claudia Di Palma

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La lingua di mia madre Sepolta sotto un mucchio di sassi, la lingua sotterranea come pietra filosofale genera modi e pensieri appuntiti. Pastorale anarchica in cui pecore in cravatta siedono agli sportelli dell’ufficio postale. La pioggia annaffia la cicoria del prato dove tu una volta mi dicesti resta. I giganti della collina trasmettono che la vita è una farsa pericolosa. State attenti. Nel punto in cui i due fiumi confluiscono con tutti i pianti del mondo il lago si fa fitto più della collina. Acqua melmosa nutre tinche limacciose buone per le sagre d’estate. Le cadenze della tua voce mi parlano sempre nell’aria umida del lago fuori posto. Casa discreta e disadorna dalla nascita alla fine. Di parole disadorne che non sbagliano la mira. Estensione dei territori, confino ristretto e intimo, liquido prenatale più che verbo. * Twist Gli orfani non sanno ascoltare, restare a casa per cena o servire il re di Spagna e tornare in tempo per il funerale. Imparano senza studiare. Si siedono a