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Valentina Ciurleo, Finalista Premio Poeti Oggi 2024

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Azzurro Amico Sulle mie maniche la guida incalza i remi lungo un accessibile sentiero. Ascoltate le voci rotte dal pianto, la sua luce si è estinta. Giorni in cui è solo il mio cuore il filo saldo allacciato simile a una rampicante. Che si celi nell'impenetrabile l'antico rocchetto? Sono giorni che affilo questa memoria prova a scavare dentro. Punti che non si difendono, non realizzano. Un mite dono, una forza grande. Nella bocca delle parole. Non sappiamo cosa guardi quel fuoco, quella fiamma viva. * Valentina Ciurleo è nata a Roma nel 1973 dove vive e lavora. Le sue poesie sono presenti in antologie e siti letterari. Scrive sulla rivista letteraria “La Recherche” e attualmente si dedica alla fotografia associando immagini a parole. La poesia contemporanea in lingua italiana

Michele Lacava, tre poesie inedite

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Succede al fiume che si secca farsi letto per le carcasse mentre intorno l’erba cresce e noi seduti a domandarci perché qui non piove. L’acqua, un tempo, scorreva senza scomodarci cercavamo i ciottoli per valutare quali incidere. Li provavamo tutti: quelli lisci, quelli aguzzi, quelli scabri e frastagliati li toccavamo cauti per evitare di ferirci e lasciare il nostro sangue appiccicato come le promesse al tempo. La pioggia ancora non si vede. Ed è come se la lingua non avesse più saliva e le parole giunte alla salita non potessero più uscire. Rimarrebbero sospese, avvolte entro un nodo in gola stretto più dei denti quando vuoi urlare ma hai paura di svegliare ciò che non ti fa dormire. * Eravamo nel torto eppure chiedevamo l’amore. Nessuna voglia di corrergli incontro eravamo fiammiferi, qualcuno più brusco si accese. Tutto bruciò, consumandosi in fretta. Poi, il fuoco si spense la cenere fece il suo corso. Morimmo anche noi lasciando una luce negli occhi a chi stanco si arrese. Muore

Francesco Buco, Finalista Premio Poeti Oggi 2024

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Via del Gioco Senz'altro c'era sotto lo zampino  della Signora Τyche, se quando venni al mondo trovammo sfitta casa in Via del Gioco. Luoghi e pronomi che si verniciano d'infanzia, com'era bella mamma:  un bilocale con servizi esterni e babbo la sua serratura, l'ingresso a picco sull'asfalto. Là dentro mi feci attaccante, astronauta e capomastro edile per combattere  gli spiriti malvagi della muffa in risalita.  Lasciammo Via del Gioco  per 100 metri quadri al terzo piano, cappotto termico a sequenze del passato e sulla nostalgia pannelli fotovoltaici - come se si potesse, in qualche modo, riqualificare la propria storia o la classe energetica dei ricordi. * Francesco Buco è nato quarantasei anni fa a Viterbo, dove vive, lavora e gioca. Non ha mai pubblicato nessuna raccolta di poesie. Lavora al suo progetto di racconti in versi Alfabeto domestico . La poesia contemporanea in lingua italiana

Mattia Cattaneo, “La neve impressa”, Architetti delle Parole, 2024

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Entrare in un nodo sviluppare il suo nastro e ritrovare la ruggine sotto i crocevia dove l'odore della realtà si compie in parte in questo continuo scambio di cose improvvise affrontando i morsi l'insurrezione del fuoco le ferite d'innesto trappole di lutti lunghi s'impenna alla radice l'anamnesi di questo silenzio. * D'inverno l'alba disegna il colore del metallo, gli alberi, nervi rigidi, segnano il profilo della luna china. Frutti amari in questo tempo di mandorleti sottili, il tuo bianco ventre matura latte - ne sento ancora il sapore - ma sazia il luccichio del grano: ciò che accade, non svanisce mai nel buio. * Il plaid con gli orsi polari accarezza il tuo pigiama a rose fiorite o appassite dentro un letto antidecubito dove dormi sopra barche mistiche piene di parole nude diluviate che scendono fin dove non c’è risalita. * Ci rivedremo una volta al giorno sotto l’ombra del platano o nella corsia dell’ospedale quando la neve impressa nei pertugi dei ram

Giulia Tosti, Premio Speciale della Giuria, Premio Poeti Oggi 2024

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Per gioco Tutta la vita a cercare di vivere: sforzarsi di capire il concetto di gomitolo stando nel mezzo del filo. Niente si alterna. Eppure, ogni sera chiudo la finestra per poi riaprirla. Nel tempo anche lei è cambiata: prima era un’altra e un’altra la casa. Tanto è il tempo trascorso. Il cielo è sempre lo stesso ho imparato bene le sue maschere commoventi. Quella azzurra la meglio riuscita. Ma un segreto non c’è in questo gioco di prestigio che è la vita. Tuttavia, è così che si sopravvive come se si attendesse un inchino un qualcuno che pronunci la parola “fine” e che da ultimo ci dica “vi perdono per non esservi mai goduti del tutto questo spettacolo gratuito”. * Giulia Tosti nasce nel 1995 in un fiabesco paese di montagna di nome Antrodoco (RI), luogo che per tutti i suoi successivi anni lascerà in lei la domanda - insaziabile – della bellezza pura, primigenia, fulcro intangibile della sua produzione poetica. Dopo aver conseguito due lauree nell’ambito dello Sviluppo locale, at

"Anteprima Portosepolto": Antonio Fiori, "La stessa persona", peQuod, 2024

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Venire e svenire , orgasmo e mancamento – le due piccole mancate morti che ogni volta c’illudono di ritornare a vivere. Alla fine del brevissimo sogno solo liberi, invece, di morire di nuovo. * Cancellare dalla rubrica chi ci ha lasciato costa molta fatica, sembra d’infliggere la morte un’altra volta. Io, per esempio, non l’ho mai fatto – conservo tutti i numeri coi nomi e li travaso quando cambio telefono. Mi dico sempre che troverò il momento di ricordarli tutti nei miei versi. Anzi, inizio adesso, ricordando Sergio. * Ci incontreremo ancora ma non nel futuro – saremo di nuovo insieme nel nostro passato. Un giorno, chissà, ci vedranno dal telescopio puntato su questo pianeta – con un solo sguardo violando il tempo e lo spazio. * Si ritornasse a discutere degli angeli agli amanuensi che copiano instancabili alle giaculatorie senza vanti alla vera attesa della fine, si ritornasse ai lunghi viaggi in carovana ai voti per salvare i moribondi alle povere vite di trent’anni... forse saremm

Giancarlo Stoccoro, Premio Speciale della Giuria, Premio Poeti Oggi 2024

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Lo sguardo sillabico La prima parola è lo sguardo senza desinenze o falsi traguardi affonda la radice negli occhi dove germoglia un alfabeto muto Ieri tutte le vocali erano bianche lasciavano alle consonanti il compito di unirle con un sottile filo rosso prima di gemmare in canto * Giancarlo Stoccoro (Milano 1963) è psichiatra e psicoterapeuta. Ha pubblicato numerose sillogi tra cui ricordiamo La disciplina degli alberi , La vita felice, 2019; Naufrago è il sogno , Ensemble, 2020; L’intuizione dell’alba , Puntoacapo, 2020; Litanie del silenzio , Ladolfi, 2021; Forme del dono , Bertoni, 2021; Il tempo cucito dalle parole , Interno Libri, 2022 ;  Esercizi di sparizione , Tozzuolo, 2022 e Il pendolo degli occhi , Delta3 Edizioni, 2024. La poesia contemporanea in lingua italiana

Luigi Finucci, "La prima notte al mondo", Seri Editore, 2024

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I vulcani si acquietano, perdono la loro efficacia distruttiva. Le acque chinano il capo. Nel luogo più oscuro, le possibilità di vita hanno le sembianze di una cellula. Le origini hanno parvenze insolite, non hanno linguaggio. Solo il terrore di essere scoperte. * E se un giorno, trovassimo un pianeta abitabile la gentilezza sarebbe l’unica cosa per dismettere la solitudine. Applicare una carezza alle forme di rinascita sconosciute. * In questo luogo c’è stata la diserzione delle bandiere. Non c’è una storia. Qui, il nemico è invisibile le iene troppo buone con i cadaveri: usate per ripulire da segreti indicibili. Le chiese e gli ospedali sono stati pensati per coprire le ossa, troppo vistose alla luce del sole. * Il vento della savana punisce i capelli, il sole attecchisce una strada gli occhi piangono polvere. Degli animali selvatici decretano prima del gesto ogni atto, ogni verità. Muoiono sotto il cielo senza giudizi. Come acqua e terra combaciano nei punti circoscritti da Dio. *

Anna Salvini, Premio Speciale della Giuria, Premio Poeti Oggi 2024

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Rasoterra Mi riconcilia il passo leggero della volpe, le zampe impresse nel fango, il ramo che invita a posare lo sguardo non so decifrare la mappa dei voli, ma il canto dal bosco, invoca clemenza. Allora metto radici, tu foglie e germogli, dal basso prendiamo vigore, lo vedi, amore, come siamo terreni, come ci perdiamo nella polvere la morsa del silenzio ci trattiene, l'odore bagnato del legno, il fiato che fa novembre nella nebbia. * Anna Salvini è nata a Vigevano (PV) nel 1965. Ha pubblicato la silloge Calma apparente , edita da Interno Poesia nel 2017. La poesia contemporanea in lingua italiana

Gianluca Capozio, tre poesie inedite

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Una fine Sarebbero bastate le tue mani, una lama gentile in protezione contro ciò che più non conosco, un estuario di pelle lucida. Avrei voluto tenertele strette, sentirle sfuggire delicate e accorte dentro un addio lento e pregiato, evaporare a passo di danza. Poteva essere un acquazzone sottile, una piana calda e accogliente per salme luccicanti,  stelle morenti cascate brillando. Di tutto ciò che abbiamo saputo resta una riga segnata sul viso, profezia caduta in disgrazia da un lembo di cielo strappato. Da questa nicchia lacerata abbaiano i fantasmi di sempre, snidati dalle fiamme dello stomaco come bestie sbardate dal giogo.  Dal tuo passo che sfuma ostinato  ricurvi in ogni abbandono tornano tutti i miei morti, il loro andare senza un saluto. * Palestina C’è una voragine puntellata di bandiere e fucili ove cadono a migliaia i figli dei figli ed è tutto un lenzuolo bianco dove la Storia prende carne piegata, non più cieca, in un moto di pietà. Spingono a braccia le loro case i dan

Lucia Marilena Ingranata, terza classificata Premio Poeti Oggi 2024

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Qui è bellissimo, manca la luce e ascolto attivo questo senso disatteso che fa pienezza e sproporzione e non c’è voce non c’è assonanza soltanto il controcanto del cuore che si attarda. Sono una donna che incespica ad ogni nodo, ad ogni tragica parola che l’assorda anche ottobre mi confonde la neve scompagina i rituali. * Lucia Marilena Ingranata è nata in provincia di Ferrara nel 1955. Ha pubblicato Io e Lucia per Edizioni Noubs nel 2014.

Alessandro Assiri, “Abitarmi stanca”, puntoacapo Editrice, 2023. Segnalazione di Fabrizio Bregoli

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Una volta mi bastava poco, spostavo quattro mobili e credevo di aver compiuto una rivoluzione Adesso che sono così esausto da spostare con fatica anche una sola poltrona, lascio depositare la polvere chiamo qualche granello per nome, appoggio i piedi sull’unica valigia, immagino miracoli perfetti * Il mio azzurro ha una voce cruda non ha onde, è un reticolato un suono senza pace È l’azzardo di uno scarto la terapia a scalare da un mezzo a un quarto Avevi l’oro nelle mani e la danza sulla pelle passava il tempo e ti cambiavi il nome poi rotolavi in frantumi ai piedi del letto generazione di baci e di stracci la finta calma appesa al dubbio la puntina che gratta Ambiento le idee nel giardino di ogni nuova casa taglio l’erba troppa corta, poto la siepe malamente il rigoglìo mi angoscia Attendo lo sfratto che profani il luogo del mio male * Sto qua con l’odio che mi manca con le dita tolgo polvere alla foto soffio la paura che non so Difendo la rabbia come un posto di lavoro in questi gior