"Fresco di stampa": Claudia Di Palma, "La resa dei nomi", Sensibili alle foglie, 2026
Non voglio essere compresa. Voglio essere suono, fonema che indugia prima di farsi parola. Voglio fingere tutti i significati possibili, poi lasciarli cadere, sfilarli uno ad uno dal respiro. * È in ogni luogo un’extracomunitaria. Questa la sua ubiquità, la sua onnipotenza: una richiesta d’asilo non pervenuta alla frontiera, un confine mancato, la voce. Naviga in acque internazionali continua a non appartenere. * Cos’altro potrebbe fare se non fuggire dalle gabbie, poi rientrare, riacciuffato dalle guardie, e di nuovo gettarsi oltre le sbarre? Avanti e indietro, dentro e fuori, sempre sulla soglia della legge. Cos’altro potrebbe fare un respiro, un evasore? * Lingua è una traduzione senza capo né coda come questa carne che l’origine scorda o disattende, ennesima traduzione di una dimenticanza. Lingua, lenzuolo bucato da più parti e non c’è da rattoppare, non si tratta di questo. Guardare attraverso la fessura. Non spiare. Guardare. C’è qualcuno? Un altro che come me guarda attraverso? ...