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"Fresco di stampa": Massimiliano Bardotti, “La disciplina della nebbia”, collana portosepolto, peQuod, 2022

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Oramai solamente attendo (ogni giorno vivendo intensamente) l'attimo eterno del ritorno, quando casa saranno le tue mani la cura di un lento preparare per la famiglia amata il pane, come non fosse il quotidiano lavorio ma l’opera di un Dio innamorato che nulla serba di sé, se non il dono. * Bisogna essere prossimi alla terra avere già nel corpo l’ambizione della fossa. Sentire nella carne l’appassire delle ore. E come si fa urgente fare il bene praticare la salvezza. Avere già negli occhi un po’ di quello che vedremo quando gli occhi chiuderemo a questa luce. Bisogna poi saperlo un po’ di cielo averlo imparato dall’allodola e dal gufo. Seguire come cambia la stagione intuirne nei colori le promesse. E poi bisogna andare quando è ora essere pronti. Allora sarà chiaro finalmente che avevamo fatto tante prove che in fondo vivere è coltivare il seme eterno dell’attesa. * Un giorno, molto presto rinverdiranno tutte le cime (degli alberi, delle montagne) le ali dei migratori, tese a inte

Emilia Barbato, “Primo piano increspato”, Stampa 2009, 2022. Segnalazione di Fabrizio Bregoli

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La vernice chiede al croco la memoria dei suoi stimmi, all’eliotropo quel colore su cui riposano chiarori e trasparenze che colmano la lunga assenza della materia. La parola è un fossile, lo scheletro di un suono che si ripiega in un cerchio d’osso, un’essenza vuota di zafferano. * Con un peso di piedi sul paesaggio lunare della spiaggia la casa dischiude la porta, il vento corre salmastro dalle stanze. Le giovani dune versano il dorato muto del giorno e i gigli marini si spezzano sul litorale non curati dagli occhi. Perfino le drupe di ginepro si piegano all’unicità; due piccole righe, bianche, filano agili negli aghi. * Tutte le mattine lisci il letto lentamente, cerchi le vestigia dei capelli, l’eco di una risata che scuota l’aria della stanza, un sorriso rosso e carnale ma nello specchio trovi solo un concetto molto consueto di piastrelle. * Avremmo dovuto restare segreti, un po’ dimenticati come locande remote di campagna. Avremmo dovuto essere fitti muschi insinuarci nelle clavic

Enea Roversi, "Incidenti di percorso", puntoacapo Editrice, 2022

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Otto volante Fisarmoniche a ultrasuoni, distanti. Percettibili appena, eppure presenti. Scivolano sull’otto volante accidentato infilando porte di mogano ben lustrate con su le targhette dorate e scolorite. Scritte illeggibili e sorrisi stile melancholia fraseggi di onde impetuose e callose oltre le piastrelle di fiori sfilacciati. Carnevale di piogge acide nei cieli assemblaggio di ali per voli a bassa quota gocce in picchiata verso bicchieri di carta a sfidare la legge di gravità. Una nuova ubriacatura si annuncia ingombrante e lugubre venosa di luce fredda assordante come il grido dell’idrogeno. Inonderà di calore il mare e la terra farà crollare impalcature e torri sposterà nuvole e centri residenziali ci troverà sorridenti e muti con i nostri luccicanti calici levati. (2008) * Foto ricordo Foto ricordo gli anelli del mare cane sibilo fremito occhi di sabbia giada nelle unghie un foglio accartocciato poche righe lontane forse il rumore del treno paglia ferro maniglia dorata la pagi

Violante Vibora, cinque poesie inedite

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Essere creativi, creare disturbo essere una luna piena che si infrange, lenta nel mare mandare scintille lunari in bocca ai pesci infastidire, infastidire, infastidire * Amati miei alberi eccentrici, personaggi fuori dalle righe insubordinati individui, ribelli, ribelli, fogliame d'ombre vi vidi cadere, morire, sotto ai colpi armati umani, cari ma non era vero, dolci ingannatori, verdi padri e madri ora io so che siete tutt'ora qui, viali, secoli, boschi, tronchi chiomati smeraldini dei, mi accompagnate, in vita mia nessuno ha osato tagliarvi le linfe, nessuno nel mio incubo ha agito, contro me e contro voi, popolo magnifico, divino. * C'è un picchio in giardino ieri l'ho visto calarsi tra i sassi afferrare col becco una crosta di pane ora lo sento battere su un tronco in alto, risuona, si ferma, silenzio. * Davanti a un sacro olmo una donna di sessant'anni, una matrioska con dentro una ragazza, una bambina, uno spirito, un lupo, si ripromette di resistere: io resis

Anna Salvini, quattro poesie inedite

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La voce strappata In certi giorni grigi basterebbe un cenno, amputare con la pietà dei miti quando il corpo trema nelle tagliole, sacrificare una gamba o un braccio, separarsi, strisciare con le nocche, un ginocchio il gomito puntato come una stampella tirarsi fuori dai denti acuminati, la voce strappata a piccoli morsi e ti chiedi come funzionerà il nuovo passo la schiena nel movimento che bilancia milligrammi, come sarà riprendersi la vita, ad ogni costo, perché si è troppo stanchi di morire. Basterà un profilo, una nuova altezza da cui osservare il mondo, commuoversi dentro le cose che ti vengono incontro. * Calma apparente Una calma d’altri tempi ci sorprende come l’odore acre sui campi o il cicalare nascosto adagiato tra i rami qualche gregge nel mezzogiorno deserto è l’unica deviazione al rollare incandescente del vento: non un affanno lungo i margini o al centro delle distese ma una lieve preghiera per le doglie delle grotte, l’arrancare dei mandorli tra le rovine. Accolta ogni

Simone Migliazza, quattro poesie inedite

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Al centro dell’estate, nel calore, s’é fatto asciutto d’un tratto il parlare delle cose: la casa, il mare, gli alberi non dicono che sé stessi. Aderire alla vita ha un prezzo di silenzio: vivere e basta, semplicemente. Solitudine insondabile, estranea mia ombra. * La marina ventosa, i cutter bianchi. Bambini che scavallano per gioco nel frangente: ignorano le madri, fra le creste si spingono incuranti. Si tendono gli ormeggi dalle barche e nel subbuglio a permanere, solo, é il muoversi incessante degli scafi. Sferza l’aria la frangia degli ombrelli: un suono di scudiscio frusta gli alberi lasciati senza vele a ciondolare. * In queste stanze guaste il giorno arriva muovendo appena le tende, che pare d’averlo solo immaginato. Qui, nelle ore disertate dagli eventi, nulla accade che non sia già stato. Senza volere, talvolta il silenzio si rompe: hai ancora, per sbaglio, certezza d’esistere. Di fuori dalle grate s’indovina la vita: è il latrato del cane o il passo d’un vivo, lontano. * Oggi

Matteo Rusconi, "#smartpoetry", Porto Seguro Editore, 2022

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Non ho ancora pensato a che punto sono. Le montagne di una nuova crisi e il ritorno a casa mi hanno dato la possibilità di pensiero. Adesso dormo dalla parte opposta alla stazione dei poeti e se vuoi fare un salto io sono ancora in attesa del tuo tempo. * La pantera nera per vedere se è così assurdo esce dalla cuccia gira per la sua realtà annusa l’ignoranza sputa fuoco e non ascolta il pianto liberatorio della sua terra e la forza della natura. La sua scollatura ha un costo aggiuntivo e se vuoi fare un salto a casa sua devi pagare con la tua voce. * Torneremo a vedere le foto degli alloggi di edilizia dove siamo stati in vacanza, respireremo di nuovo l’aroma di caffè insieme mentre il secondo capitolo della saga comincia. Ma adesso non è tempo. Tienimi informato su questo punto, ritornerò da te per la lettura di massima attenzione per il passaggio di consegne per qualsiasi prova di traduzione per vedere se è possibile ricominciare da zero. * Muore la voce dell’alba ogni volta tornato

"Fresco di stampa": Luca Bresciani, "Ogni giorno un cielo diverso", collana Lietocolle, Ronzani Editore, 2022

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Se la polvere ci parlasse di sé non racconterebbe niente ma ci direbbe delle crepe e dei ragni e dell’infelicità dei pavimenti. Svelerebbe l’ambizione dell’armadio di non vivere con un fianco cieco e la pena del chiodo nel sostenere ciò che gli è impedito di ammirare. Infine ci chiarirebbe la morte dopo l’appello delle sveglie quando dalla tenda alla trapunta un nugolo d’oro ci circonda. * Lo stesso peso sulle bilance in questo scontro tra ombre nella categoria minima della sete dove si sputa senza inghiottire. Finalmente possiamo odiarci avendo dei veri presupposti ora che niente ci distingue ora che nessuno ci sceglie. * È un’intervista alle pietre la trasparenza del fiume e tutto l’udito e tutta la vista sono un’unica coscienza: le distanze si compattano e nessuno vive da ultimo nell’acqua che riconosce i fragili della sua stirpe. L’oscurità della fretta è urgenza che non salva e la careggiata dall’altra parte è il regno che disattende. * Il gelo di dicembre sui muscoli delle macchi

Arrivederci a settembre!

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Poeti Oggi va in vacanza , le pubblicazioni riprenderanno a settembre. Sarà comunque possibile continuare a candidare i propri testi secondo le indicazioni elencate in  Contatti . Buone vacanze a tutti e grazie per il vostro affetto! La poesia contemporanea in lingua italiana  

Alessandra Corbetta, "Estate corsara", Puntoacapo Editrice, 2022

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Ombra Nel nostro breve corpo eri un’ombra troppo lunga, un’assenza già presente a riempire tutti i vuoti scavati dal passare delle estati. Sorridevo al buco nero dei tuoi sguardi già lontani, al mistero di sapere che trovarti era lasciare tutto quanto, appartenersi. Sei trapassato nel mio fiato irrevocabilmente mille volte e poi una soltanto: dovevi ammettere che amarti sarebbe stato luce traballante, un continuo calo di tensione * Come vanno le cose Dopo Parma, ti ho fatto mettere una virgola, dopo Parma, camminiamo. Ti ricordi tra i ricordi la città dove eravamo? Anche Correggio esagerava, come noi, ma con l’azzurro, e non lo sapevamo che il profumo di violetta era certezza delle cose da rifare, abbastanza a trattenere un altro gelido domani la nevicata di quel giorno. Ero sola? Ora invece se restiamo, Parma tace, lascia indietro la parola * Pietrasanta I Ricordo una gioia sfrontata, totale dal rumore ciocco di pioggia che cade ricade. E rimbomba. Eravamo in ombra tra i vicoli e poi

Dario Barbera, "Spolia", Edizioni Minerva, 2020. Segnalazione di Gabriele Borgna

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Il mio cuore è un campo bipartito a rotazione biennale. Andato male un raccolto il massaro può sperare con l'altro di salvare l'annata e di che vivere. Ma io resto con lo stupore del bimbo a guardare l'inaspettato fiore sulla spoglia recisa, nella linfa ancora sanguinante. * In vacanza di te,  amore, dormo con la luce accesa. Ma due sono le assenze, le tue macchie e i miei crateri, due le interazioni che deboli si attraggono, la somma di due eclissi. * Certo qualcuno diagnosticherà che la solitudine del creatore è un tratto bipolare, un disturbo d'amore che oscilla tra la smania del cercatore d'oro e la sindrome del re Mida.  Rincorrendo e fuggendo la tua dorata luce della vita, come un corpo la sua ombra. * Dario Barbera è nato nel 1984 a Taormina. Storico dell’arte antica, si è perfezionato alla Scuola Normale di Pisa ed è stato borsista dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici. Ha pubblicato svariati saggi di storia, archeologia e storia dell’arte in riviste

Massimo Del Prete, "Termini per una resa", Nino Aragno Editore, 2022. Segnalazione di Claudia Di Palma

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Cantando un dolceacqua il sommelier intonava ‘complesso in sottrazione ’. La metafora vinicola parlava dell’esatta inclinazione delle cose: così le labbra prima che sappiano del bacio o i tuoi vent’anni che ancora hanno il potere di scegliere per te qualunque sogno. Ci circonda un mondo sordo, indifferente alla tua voce che vorrebbe dire tutto: allora tu rinuncia al pantano dei discorsi all’istinto di arrivare sempre a un punto sottrai alle tue parole qualche sillaba. Ascolta quanti mondi nel silenzio. * Il profumo, per esempio, non può farsi segnale di luce segno di te dei tuoi passi che sapevano di cocco e di anguria delle dita inzuppate di sale. Nessun codice può darne e ritrasmettere l’esatta sequenza di molecole –                                                   per questo c’è bisogno di un corpo proprio oggi proprio adesso un corpo che ti nomini che provochi la tua esistenza –                                                  ma vedi questo bisogno e questa assenza sono la firma