"Fresco di stampa": Giovanna Sicari, "Tulle le poesie", Interno Poesia, 2026
Malgrado quel tuo odore
mi distraesse dal resto
dicembre squartava l'aria
un altro anno scandiva la sequenza.
Nei solchi delle periferie
distratte bocche dalle tasche dei pantaloni
inseguono l'atmosfera pigra
del sogno di stanotte
fra tradimenti e chiese devastate,
niente oltre il tuo respiro di usignolo
fra i quadri rubati nella penombra
dell'ultima guerra fratricida
raccontando tutto a un amico
sempre lo stesso dalle mille conturbanti facce
di pavone, di bue, di filigrana gentile
di vitello da scorreria.
Dov'era, chi era
con la faccia bestiale o floreale
per caso - diceva -
non mi scuoteva.
*
Fendenti di ghiaccio, arringhe unite, esagerate
allora arrivate nella casa morale
allora non saremo vittime
ma umani, e già nel sonno mentre dormi,
già spinto a un eccesso di richiamo.
Non ti riporto al posto di esosi ricami
di fumosa protervia, protesa io stessa
mi salvo con gorgheggi, parole nervose
al di là della porta né ricchi, né padroni
al di là do una sorte stretta
tua fretta, tua calma, fantastico arabesco
con dolore, senza ansia al posto di armeggi.
*
Se per le piante studiavo la luce
indiretta per quel tono fragile di stanza
da letto, se per la cena, al torrente mi cibavo
se restavo come cagna in amore
come cigno flessuoso nella villa
come se io avessi intuito e tu
ti fossi esposto nel mio sogno
maldestro, come se il bestiame fosse
partito e le mandrie seguitavano
l'attraversata.
*
La schiuma, gli amori mi aprono di nuovo
al sonno che m'ingoia, alla salda fessura dei salici.
Non ci sono più, non canta
e tu taci presenza invadente
ti prego più avanti,
senza misture e cataletti, dove rimane il profumo
dei lecci estranei alla foresta.
Tu vieni più presto ad impedirmi il riposo
di figlia evanescente, a calcare
mezzo raggio fra cosce di partorienti.
*
Missione
a Milo De Angelis
Alle cinque si schiantano le regali pianure
della neve sparsa, mete del momento
indicatore dei terribili venti
non è banale, l'erba del prato
non ha simboli di morte, il lago ascende
forte sotto il peso del montanaro,
quanti paletti in fila verso il camposanto
tu che li conosci non ritirare
la nostra spiaggia di piogge fresche.
Possibile non sapere, impossibile il sangue
che cola, che sia invasione
che sia il ragazzo che imbianca i muri
per timore fermo dell'accaduto, la missione.
Non diciamo niente a chi
non ha storie e vive
per quelle degli altri e s'interroga
sul posto delle fregole. Andiamo
su quella collina alle sette di sera
dopo il granaio su in cima c'è
un camion che porta in paradiso.
*
I piccioni beccavano esattamente in ogni luogo
chiese e colonne, solo la necessità di loro
sembrava fresca carne al macello
lasciando per la città piccole briciole insensate
così gli strumenti di tortura arretrano in silenzio:
tappi e foulard, organigrammi e altro.
I piccioni non si distolgono davanti
le cupole stagliate, leggere del cielo
anche gli anni sono imperfetti
nel buio ansioso che trema
che non respira.
*
(Inedito)
Tieni, ecco questi soldi
prendili e scaraventali
sotto le pietre verdi del mare
piangi tutte le lacrime
mescolale alla mia
raccogli le pietre
e uniscile alla gioia
che provavi
lì nella cascina
quella vicino al silenzio,
più vicina al tuo cuore.
6 novembre 2000, Istituto Oncologico Milano
*
Giovanna Sicari (Taranto, 1954 – Roma, 2003) è stata una delle voci poetiche più intense del secondo Novecento. Il suo primo libro, Decisioni, esce nel 1986. Insegna per dodici anni nel carcere di Rebibbia e fa parte della redazione di Arsenale. Nel 1990 sposa Milo De Angelis, con cui avrà un figlio. La sua opera poetica, segnata da una tensione civile e visionaria, è attraversata dall’esperienza della malattia, comparsa nel 1997. Nel 1999 partecipa al congresso della IPSA a New York. Si trasferisce a Milano nel 2002, ma nell’estate 2003 torna a Roma. Muore nella notte tra il 30 e il 31 dicembre. Poco prima, riceve in dono la prima copia della sua ultima raccolta, Epoca immobile.
