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"Fresco di stampa": Giovanna Sicari, "Tulle le poesie", Interno Poesia, 2026

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Malgrado quel tuo odore mi distraesse dal resto dicembre squartava l'aria un altro anno scandiva la sequenza. Nei solchi delle periferie distratte bocche dalle tasche dei pantaloni inseguono l'atmosfera pigra del sogno di stanotte fra tradimenti e chiese devastate, niente oltre il tuo respiro di usignolo fra i quadri rubati nella penombra dell'ultima guerra fratricida raccontando tutto a un amico sempre lo stesso dalle mille conturbanti facce di pavone, di bue, di filigrana gentile di vitello da scorreria. Dov'era, chi era con la faccia bestiale o floreale per caso - diceva - non mi scuoteva. * Fendenti di ghiaccio, arringhe unite, esagerate allora arrivate nella casa morale allora non saremo vittime ma umani, e già nel sonno mentre dormi, già spinto a un eccesso di richiamo. Non ti riporto al posto di esosi ricami di fumosa protervia, protesa io stessa mi salvo con gorgheggi, parole nervose al di là della porta né ricchi, né padroni al di là do una sorte stretta tua fr...

"Fresco di stampa": Prisca Agustoni, "L’animale estremo", Interno Poesia, 2025

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disfare un mondo per erigerne un altro: cocci rifiuti vibrazioni la scavatrice spacca la terra pietra levigata che intaglia la civilizzazione del rumore e del vetro. Mentre i bulldozer squarciano le viscere della città alla ricerca della sorgente, del cuore sanguinante dell’animale, si aprono ovunque dei pozzi dei canali delle vene dei bacini vicino al parco : noi, al riparo dalla demolizione e dalla cenere, aspettiamo che l’istinto di vita resista, nonostante lo scavo, e fioriscano le ortiche invisibili e primitive le radici * un disastro di fuliggine e cenere così dev’essere stato il primo giorno la costruzione e la rovina assediando la pianura poi, di getto, lì in mezzo              la torre questa sfida infinita per confondere il destino della gente e tra la faglia e lo spavento erigere una città un limite intimo dove vivere è la nostra condanna * Prendere i blocchi in lego di tuo figlio per dimenticarti di tutto, giocare agli ingegneri e costruire...

"Fresco di stampa": Giuseppe Cavaleri, "I Corpi Santi", Interno Poesia, 2024

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La linea 93 dell’ATM unisce Corvetto, Milano Sud, e Lambrate, un tempo comune a sé, adesso  estremità est della città. Nel tragitto riqualificazione e degrado si alternano al cielo, che sbuca di tanto in tanto dai palazzi. A Corvetto due signore polacche parlano e l’alba cresce tra le mani. Non c’è per loro troppo freddo, anzi le rivedi che tornano bambine, con il bianco che entra negli occhi e non altro che la neve per mesi. In via Celoria sale una coppia. Sbronzi, sono un riflesso che si scinde, sbatte e si compone su un cartellone dove un tizio salta su ali di carta, circondato da un neon bianco che dice: “They believe in rock! And you?” La 93 è una ferita che raccoglie la fame che taglia tutta Milano. Nei minuti incerti tra buio e luce i contorni sfumano e lo spazio si fa una giostra di vite che migra e prende la consistenza della luce, che trema sugli oggetti e poi scompare. Tu invece sembri esistere solo ora mentre dormi e la luce si raduna in una linea che ti mitra...

Francesca Serragnoli, "Non è mai notte non è mai giorno", Interno Poesia, 2023

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Il tuo sorriso stringe una spugna di mare caldo sul ventre non sai quando apri e chiudi cosa sia cadere in quell'acqua che ti cade dalle mani. * Nel tuo sguardo ci passa l’inverno un passero abbattuto incustodita oscurità la rete scivola sulla spalla come l’uncinetto di un’ombra i tuoi tre passi per volare danno un contraccolpo che nei miei occhi un palazzo cede non è mai notte non è mai giorno Michelangelo tiene chinata la pietà come una fontana attende la tua bocca rossa avvicinarsi. * Dio ci ribalta le mani come onde incrinate in schiena sempre in alto le tiene ch ha paura chi ama la scogliera scabra e ha negli occhi strati di pena sembra impossibile mescolare i colori di quella bandiera interrotta da tabernacoli di roccia dove l'acqua lava ogni altare. * Sono l'ultima ad andar via a spengere la luce a lucidare della mezzanotte l'ottone dove le tue mani toccavano il portone e pur di rimanere fino al cambio stagione metto la radice del tuo andar via vicino alla mia fr...