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"Anteprima Portosepolto": Williams Busdraghi, "Feroce preghiera", peQuod, 2026

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Quiete La mente cancella tutto, i fuochi oltre l’orizzonte l’oblio della tenebra, da lontano la strada si fonde al nero scompaiono gli ultimi resti della sera, asteroidi abbandonati a corpo morto lungo la carreggiata, ma non spaventa il silenzio tutto è quiete ci si abitua a morire giorno per giorno senza timore. * Travolto C’erano le onde, il mare attorno a noi e le case disfatte, l’odore acre della carne bruciata, aprivamo le mani, ci aspettava il niente, per le strade la folla gridava noi contavamo le ossa, le nostre e quelle dei resti quelle delle scampagnate in bicicletta fuori dalla città, sulla collina, lontani, sul tavolo solo luce quella che trapassa il cuore e fa immaginare infinita la corsa. * Berti La conchiglia arenata, la sua solitudine nell’onda e nel fragore la memoria che si frantuma nel tempo la cura delle maree nell’abbraccio di un oceano, il mio cuore colmo il sale che si attacca alla pelle come ogni tuo respiro, sfiorarti nel calore dell’ultimo raggio di sole, bert...

Francesco Lorusso, "Due punto uno", Arcipelago itaca edizioni, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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Sto sporcando la pioggia con le scarpe e le pozze dispari dei parcheggi numerati dove alla testa delle insegne luminose s’allunga la gambetta zoppa e triste di una lettera che ti nomina a singhiozzi mentre sillaba controtempo attraverso l’aria storta e stretta nei polmoni, affinché il corpo cardiaco non si appari al crepuscolo che si affanna contro il cielo. * Si dovrebbe ricominciare a stare nella frase in quella parte di apparenza e vuoto preso col primo punto di minimo abbraccio, nel sottile affanno di suono beffardo che pure col niente riempie l’ambiente. Se la parete impermeabile traccia righe indecifrabili o un lamento di pianto interminabile, resta il prodotto di una divisione il continuo sottrarci alla somma dei gesti l’umido che si accumula e si computa in disparte affinché ogni cellula risorga dal tessuto separato. * ... e finalmente adesso non ne sai più niente, un filamento esile sostiene il corpo e presume la figura del tuo pensiero il velo nero macchiato che lo contiene. ...

"Fresco di stampa": Giovanna Sicari, "Tulle le poesie", Interno Poesia, 2026

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Malgrado quel tuo odore mi distraesse dal resto dicembre squartava l'aria un altro anno scandiva la sequenza. Nei solchi delle periferie distratte bocche dalle tasche dei pantaloni inseguono l'atmosfera pigra del sogno di stanotte fra tradimenti e chiese devastate, niente oltre il tuo respiro di usignolo fra i quadri rubati nella penombra dell'ultima guerra fratricida raccontando tutto a un amico sempre lo stesso dalle mille conturbanti facce di pavone, di bue, di filigrana gentile di vitello da scorreria. Dov'era, chi era con la faccia bestiale o floreale per caso - diceva - non mi scuoteva. * Fendenti di ghiaccio, arringhe unite, esagerate allora arrivate nella casa morale allora non saremo vittime ma umani, e già nel sonno mentre dormi, già spinto a un eccesso di richiamo. Non ti riporto al posto di esosi ricami di fumosa protervia, protesa io stessa mi salvo con gorgheggi, parole nervose al di là della porta né ricchi, né padroni al di là do una sorte stretta tua fr...

Elena Mearini, "Sottozero", Marco Saya Edizioni, 2025

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Dove sono le tue vene il sangue sul dorso che sapevi si sarebbe fermato dove sono le pietre di parole e quella voce che usciva dal taglio dell’onda e che ora viaggia sui tram * Cadevi dal tempo uguale al cielo sedevi in poltrona assente al tuo nome * Aprivi e chiudevi la porta senza passare da una stanza all’altra aprivi e chiudevi per sentire il lamento dei cardini così uguale alla sillaba che ti urlava dentro allora veniva meno il tuo sentirti solo nella vertigine * Questo buio che si mescola è sotto copertura a indagare il tuo palmo quest’uomo che saluta il mio cane il pieno esposto alla notte un pugno ancora umano che alla luce del lampione esplode * La tua mano si consolava forse nel girare il colore nel secchio di vernice volevi fare il più bianco quello che nessuno vede volevi fare l’assenza e poi darla alle pareti perché si dice che i muri reggano bene il vento delle scomparse * Assolvo il compito e so di sbagliare la traccia che porta a metà pomeriggio so dei passi fiutati mal...

Barbara Coacci, "La consistenza", Arcipelago itaca Edizioni, 2025

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Maternità con pioggia Non eravamo pronte a questa epidemia di gocce alla rottura violenta delle acque da un cielo in bilico sul porto non avevamo scuse per gli squarci non avevamo scarpe il figlio che nasceva era una femmina dai piedi forti per aggrapparsi al suolo due anime di legno tenero guardavano il rovescio * Previsioni Così si fa il respiro, largo e quieto come una piazza assolata alla controra quando i tuoi occhi cadono nel sonno. Ti guardo e vedo la donna che sarai le gambe sempre in moto il naso al cielo a cercare la stella quella che adesso, dici, può esaudirti qualunque desiderio elenchi i tuoi mestieri preferiti parrucchiera ballerina pittora e poi maestra cuoca venditrice di magie con le tue piccole mani a mulinare in aria e oscuri abracadabra irripetibili un attimo dopo * Prologo Un canto di sirena svuota il sonno andare o non andare – intanto resto – fingere che sia per caso la biancheria lasciata sul tuo letto sfilare sull’orlo del naufragio la cima, il calendario, la ...

Isabella Leardini, "Maniere nere", Mondadori, 2025

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Sono stati per un attimo nell’onda la luce più brillante dell’estate. Corrente muta nella stanza buia filo di conchiglie che trema vetro irreparabile, segreto che conosce solamente chi ce l’ha. Certi bambini tornano da soli con una bicicletta nella pioggia si portano nell’aria come un peso la cosa ingarbugliata senza nome hanno avuto il coraggio di chiamarla ma nessuno ha creduto davvero che fossero capaci di rifarla l’hanno messa sul fondo della tasca nell’angolo del loro occhio azzurro. Chi la vede luccicare dalla stoffa sa che un giorno la ritireranno fuori per stringerne il lato affilato scagliarla sull’acqua del fiume cadendo dall’ultimo piano sentirla finalmente rimbalzare. * La terra non è buona né cattiva né buona né cattiva la sabbia diversa è la regola del mare: ruba, svuota, restituisce la forma esanimata del restare. Le nostre collezioni di piccole morti brillano ad asciugarsi vuote corpi leggeri trasformati nel calco che li ospitava solo per poco come se di noi restassero ...

Luca Crastolla, "L’indole del tarlo", Delta 3 Edizioni, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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sorriso augurale, piana del giorno estuario della notte: luna tarda che al cielo rimane a vegliare oliveto e contrade l’esatto contado di tarassaco e papaveri La circonvallazione è notizia letta e non appresa dai terrazzamenti: qui le cisterne riposano a botte o a campana poggiano ancora l’antico sterno agli sterrati insegnano come si chiede l’acqua alla pietra ‒ poca l’acqua assai la pietra ‒ che la legge è nella pietra ma la scolpisce l’acqua E la Vergine dei Rovi è nostra madre trafitta e una lama è già quell’asparago di luce * viene come fu scritto: con Dio è un’interurbana interrotta; Cafarnao è nell’ulcera reiterata della luce. Così che schierate in un sonno equino le luminarie sognano centrini d’ombra su archi atavici e caseggiati di calce accesa. Spenta la festa. Un pugno di lupini ‒ defluito il Santo ‒ l’altro è di mosche * a Mariagrazia Francot il seno appeso al primo temporale è uno spavento della pelle. Ma poi avviene: un acquerello si dispone Ovvero: come tu ritrai fragile...

"Fresco di stampa": Luca Bresciani, "La stella e il taglio", Premio Ciampi Valigie Rosse 2025

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Il temporale stanotte è una falange che accende a intermittenza i miracoli della stanza. Pendono dall’attaccapanni indumenti mai nostri e una luce penitente torna al cielo gigante. * Dormiamo sul fianco per un bersaglio più piccolo davanti al volo di coltelli nel circo grigio dei sogni e forse non si farà stanotte quel sinistro tra macchine e il balzo lungo nel nulla dopo la barriera divelta. Lo schianto imminente un giro nella morte e il ritorno alla salvezza un colpo di penombra. * Per indossare ai piedi il nuovo paio di calzini dobbiamo liberare le punte vincendo ciò che le stringe e nella presa dei prudenti annuirebbero le forbici se un sonno ancora robusto non ci trattenesse nell’azzardo. Così un primitivo strattone riconsegna le dita alle ossidiane e la felicità immaginata sulla bocca è la nostra prima scena di caccia. * È questo senza dubbio il mattino più bianco e sul limite del dire si ammucchiano le parole come bestie alla porta della propria stalla quando vicino è il momento...

Marco Bellini, "L’orizzonte che ci spetta", collana Lietocolle, Ronzani Editore, 2025

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Il sogno rubato E rimani così, con un sogno rubato senza cura, come l’infanzia perduta dentro la geometria di un fiocco di neve al microscopio. Non avresti mai voluto vedere, meglio restare con la neve alle ginocchia, quel freddo sulla pelle rossa di gioia nel fare un pupazzo: cielo caduto lì, dentro una luce che rimbalza. * Ombrelli Gli ombrelli dimenticati sono una lezione. L’abbandono quasi una scelta mentre fuori il sole schiaccia. E accade che un ombrello cambi mano nelle sale d’attesa, luoghi faticosi dove confondersi, diventare gente. Un ombrello sconosciuto nella vita di uno sconosciuto a cui ancora un orizzonte si prospetta. Un ombrello, quel darsi inatteso, quel darsi felice mentre fuori piove. * Tra l'incrocio e il prato È la forza speciale dello stadio: conservare il luogo certo dove memorie, compiute al tempo dei fatti, lasciano graffi tra l’erba. Le riconosci stanno lì le memorie, se vuoi ascoltare: vecchio canto per una liturgia zolla concimata dagli applausi per que...