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"Fresco di stampa": Francesca Ippoliti, "Appunti per una storia", Vydia editore, 2026

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Il ragazzo-dinosauro (in sogno) Ieri notte ho incontrato un ragazzo. Nel profondo del suo animo è un dinosauro, ma non riesce davvero a riconoscerlo. Per questo soffre molto e il suo dolore è acuito dall’assenza di consapevolezza. Un giorno alcune persone dicono al ragazzo: tu sei un dinosauro, devi stare con gli altri dinosauri, per questo sei infelice. Lui ha tanta paura, viene condotto lungo un ponte, alla fine del ponte c’è un ascensore che porta nel regno dei dinosauri. Il ragazzo esita a lungo, immagina una vita felice con i suoi simili, ma ha paura di lasciare la realtà che conosce. Io lo osservo e non so quale partito prendere: quello della verità a tutti i costi o quello della mediazione. Sarà poi così giusto lanciarsi a capofitto in un mondo fantastico che non si può comunicare? Non è forse il coronamento irresponsabile di una malattia? (Quella stessa mattina, la voce dentro il telefono aveva snocciolato con proprietà dei termini scientifici incomprensibili). Eppure,...

"Anteprima Portosepolto": Andrea Tosi, "Filari", peQuod, 2026

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Fine Deposto infine, che è l’inizio nell’infanzia dell’assenza. Siamo al luogo più lontano in città, da qui si rientra nelle braccia del niente; se lo credi perso o fiorito è a seconda che tu abbia incoronato i misteri o lasciati perdere, resi sterili. Sempre tu e non altri può decidere a chi dare in sorte la tua mente e le speranze conficcate con tremore nel domani o lasciare alla corrente, che è senso, alla brezza che è assenso ad una vita portata sulle spoglie di un sentire elargito; anche a te sta parlando il poco lume che si sporge dove cade la notte, il mattino randagio sui campi, e cielo e mattino cambiati in distanza in quel punto indiviso in cui tutto si unisce e decade, dove tutto si prepara al suo inizio * Raggiante questo niente che circonda la giornata, inonda il comparto allarmato di sforzi nulli, vaghe more cadute che trovano per strada il loro posto. Da una sequela di scelte in serie nasce un sentiero inguainato a me, dal passato ad elidere il mio accumulo in carenza, a...

"Fresco di stampa": Filippo Ticozzi, "Manovra di disostruzione", Puntoacapo Editrice, 2026

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Nel letto di ospedale i fiori sul davanzale sono acne di un viso giovane, buchi scavati da dentro. La finestra insuffla un’ossessione che accelera il respiro, alluminio dei contorni canna di fucile che non riflette nulla. Uno specchio in penombra secca la bava sul mento. Il tempo è una chiocciola svuotata dal lampo famelico del pettirosso, un’unghiata porpora che smembra il paesaggio di saggina e foschia. * Nel mezzo della carne non sento nulla, nella copula spesso già sazia la pelle si fa morbida. E invece bisognerebbe insorgere come quarti di bue nella vetrina del macellaio. E invece meglio fare da soli. Non sprecare niente. Meglio imbiancare nel letto, in attesa del disastro decisivo che il cellulare nell’altra mano aspetta. * I topi corrono in solai desolati, per questo non hanno distanza dai loro denti aguzzi, troppo aguzzi per afferrarsi la coda. Trascino i miei anni sulla montagna. Ho posato l’ultima pietra sulla bara ormai nascosta, che contiene mio padre. Un giorno che non ric...

"Fresco di stampa": Francesca Maria Federici “La prima festa”, peQuod, 2026. Segnalazione di Fabrizio Bregoli

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Parole, che fino a ieri cambiavo, virgole che spostavo con disinvoltura e gettavo via oggi vi imprigiono, con l’illusione delle lapidi. * L’altezza è già inscritta in quell’abbozzo di corpo, così il colore degli occhi, il modo di posare a terra i piedi camminando e la tonalità della voce. Ma le cellule non dicono i tuoi quando o i tuoi se e nemmeno i tuoi chi. Per ora soltanto qualche guizzo, un utero in bianco e nero, uno spazio sconfinato in cui vedere quasi niente e quasi tutto. * Questa sera hai tradito l’adolescenza. È bastato trovarti a tavola con due sedicenni e dire loro cose scontate e posticce sull’amore e sulle relazioni. È così che si diventa grandi? Teorizzando, sintetizzando, parlando per sentito dire. Dimenticando. * Vietato disturbare la conducente Ogni giorno lei imbraccia l’enorme volante. Lui sta seduto in prima fila, anche il giorno di Natale. Quando si alza per dirle qualcosa attraverso il vetro vedo metà dei loro visi espandersi in sorrisi. * Rompono gli argini i ...

"Anteprima Portosepolto": Williams Busdraghi, "Feroce preghiera", peQuod, 2026

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Quiete La mente cancella tutto, i fuochi oltre l’orizzonte l’oblio della tenebra, da lontano la strada si fonde al nero scompaiono gli ultimi resti della sera, asteroidi abbandonati a corpo morto lungo la carreggiata, ma non spaventa il silenzio tutto è quiete ci si abitua a morire giorno per giorno senza timore. * Travolto C’erano le onde, il mare attorno a noi e le case disfatte, l’odore acre della carne bruciata, aprivamo le mani, ci aspettava il niente, per le strade la folla gridava noi contavamo le ossa, le nostre e quelle dei resti quelle delle scampagnate in bicicletta fuori dalla città, sulla collina, lontani, sul tavolo solo luce quella che trapassa il cuore e fa immaginare infinita la corsa. * Berti La conchiglia arenata, la sua solitudine nell’onda e nel fragore la memoria che si frantuma nel tempo la cura delle maree nell’abbraccio di un oceano, il mio cuore colmo il sale che si attacca alla pelle come ogni tuo respiro, sfiorarti nel calore dell’ultimo raggio di sole, bert...

Francesco Lorusso, "Due punto uno", Arcipelago itaca edizioni, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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Sto sporcando la pioggia con le scarpe e le pozze dispari dei parcheggi numerati dove alla testa delle insegne luminose s’allunga la gambetta zoppa e triste di una lettera che ti nomina a singhiozzi mentre sillaba controtempo attraverso l’aria storta e stretta nei polmoni, affinché il corpo cardiaco non si appari al crepuscolo che si affanna contro il cielo. * Si dovrebbe ricominciare a stare nella frase in quella parte di apparenza e vuoto preso col primo punto di minimo abbraccio, nel sottile affanno di suono beffardo che pure col niente riempie l’ambiente. Se la parete impermeabile traccia righe indecifrabili o un lamento di pianto interminabile, resta il prodotto di una divisione il continuo sottrarci alla somma dei gesti l’umido che si accumula e si computa in disparte affinché ogni cellula risorga dal tessuto separato. * ... e finalmente adesso non ne sai più niente, un filamento esile sostiene il corpo e presume la figura del tuo pensiero il velo nero macchiato che lo contiene. ...

"Fresco di stampa": Giovanna Sicari, "Tulle le poesie", Interno Poesia, 2026

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Malgrado quel tuo odore mi distraesse dal resto dicembre squartava l'aria un altro anno scandiva la sequenza. Nei solchi delle periferie distratte bocche dalle tasche dei pantaloni inseguono l'atmosfera pigra del sogno di stanotte fra tradimenti e chiese devastate, niente oltre il tuo respiro di usignolo fra i quadri rubati nella penombra dell'ultima guerra fratricida raccontando tutto a un amico sempre lo stesso dalle mille conturbanti facce di pavone, di bue, di filigrana gentile di vitello da scorreria. Dov'era, chi era con la faccia bestiale o floreale per caso - diceva - non mi scuoteva. * Fendenti di ghiaccio, arringhe unite, esagerate allora arrivate nella casa morale allora non saremo vittime ma umani, e già nel sonno mentre dormi, già spinto a un eccesso di richiamo. Non ti riporto al posto di esosi ricami di fumosa protervia, protesa io stessa mi salvo con gorgheggi, parole nervose al di là della porta né ricchi, né padroni al di là do una sorte stretta tua fr...

Elena Mearini, "Sottozero", Marco Saya Edizioni, 2025

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Dove sono le tue vene il sangue sul dorso che sapevi si sarebbe fermato dove sono le pietre di parole e quella voce che usciva dal taglio dell’onda e che ora viaggia sui tram * Cadevi dal tempo uguale al cielo sedevi in poltrona assente al tuo nome * Aprivi e chiudevi la porta senza passare da una stanza all’altra aprivi e chiudevi per sentire il lamento dei cardini così uguale alla sillaba che ti urlava dentro allora veniva meno il tuo sentirti solo nella vertigine * Questo buio che si mescola è sotto copertura a indagare il tuo palmo quest’uomo che saluta il mio cane il pieno esposto alla notte un pugno ancora umano che alla luce del lampione esplode * La tua mano si consolava forse nel girare il colore nel secchio di vernice volevi fare il più bianco quello che nessuno vede volevi fare l’assenza e poi darla alle pareti perché si dice che i muri reggano bene il vento delle scomparse * Assolvo il compito e so di sbagliare la traccia che porta a metà pomeriggio so dei passi fiutati mal...

Barbara Coacci, "La consistenza", Arcipelago itaca Edizioni, 2025

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Maternità con pioggia Non eravamo pronte a questa epidemia di gocce alla rottura violenta delle acque da un cielo in bilico sul porto non avevamo scuse per gli squarci non avevamo scarpe il figlio che nasceva era una femmina dai piedi forti per aggrapparsi al suolo due anime di legno tenero guardavano il rovescio * Previsioni Così si fa il respiro, largo e quieto come una piazza assolata alla controra quando i tuoi occhi cadono nel sonno. Ti guardo e vedo la donna che sarai le gambe sempre in moto il naso al cielo a cercare la stella quella che adesso, dici, può esaudirti qualunque desiderio elenchi i tuoi mestieri preferiti parrucchiera ballerina pittora e poi maestra cuoca venditrice di magie con le tue piccole mani a mulinare in aria e oscuri abracadabra irripetibili un attimo dopo * Prologo Un canto di sirena svuota il sonno andare o non andare – intanto resto – fingere che sia per caso la biancheria lasciata sul tuo letto sfilare sull’orlo del naufragio la cima, il calendario, la ...

Isabella Leardini, "Maniere nere", Mondadori, 2025

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Sono stati per un attimo nell’onda la luce più brillante dell’estate. Corrente muta nella stanza buia filo di conchiglie che trema vetro irreparabile, segreto che conosce solamente chi ce l’ha. Certi bambini tornano da soli con una bicicletta nella pioggia si portano nell’aria come un peso la cosa ingarbugliata senza nome hanno avuto il coraggio di chiamarla ma nessuno ha creduto davvero che fossero capaci di rifarla l’hanno messa sul fondo della tasca nell’angolo del loro occhio azzurro. Chi la vede luccicare dalla stoffa sa che un giorno la ritireranno fuori per stringerne il lato affilato scagliarla sull’acqua del fiume cadendo dall’ultimo piano sentirla finalmente rimbalzare. * La terra non è buona né cattiva né buona né cattiva la sabbia diversa è la regola del mare: ruba, svuota, restituisce la forma esanimata del restare. Le nostre collezioni di piccole morti brillano ad asciugarsi vuote corpi leggeri trasformati nel calco che li ospitava solo per poco come se di noi restassero ...