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"Fresco di stampa": Valentina Casadei, "Abitare la ferita", i Quaderni del Bardo, 2024

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Così lontano, così vicino annidarsi quell’assillo ripetermi a memoria i detti dei saggi seguirne le dottrine provenire da un’altra solitudine come alieno triste con una coscienza da genio nel rigore dell’anima e l’incomprensione dei propositi vacillare quella saldezza sentirmi a casa nei pianeti * Ferita dalla parola nella convalescenza della luce ridai alla cornice del capo una parvenza di paradiso aureole come aloni di unto e tutto s’invola nel turbinio del tuo soffio triste mentre Itaca è in fiamme e attende corpi grondanti che abbraccino il fuoco e spengano il dolore dell’incendio * Nella sosta scarna la polvere crea miracolose presenze la cena fredda grida il tuo nome porti via con te l’abitudine della sera quando un bacio diventa tempo e un rassicurante destino prima di andare a dormire preferendo al sonno una veglia feroce in cui l’illusione del tuo arrivo è solo l’aria di una silhouette che trema un minuscolo incendio fatale * La mia adorazione per i tuoi spaventi per la tua g

"Anteprima Portosepolto": Nadia Maurizia Scappini, "Sul fianco del mattino", peQuod, 2024

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alibi ho preso in affitto un alibi modesto un altrove piccolo monolocale monouso monodose. lo arrederò da subito con tanti pensieri ammucchiati in cantina, nei soppalchi di vecchie case, in garage, dentro la mia cinquecento del sessantacinque, negli armadietti di cucina, dietro l’oblò della lavabiancheria, nella ghiacciaia persino, poi farò una bella pulizia: di buon mattino toglierò polvere ragnatele foglie secche umidore residuo briciole stantie sospiri lacrimosi e desueti lascerò un design di poche scarne parole... * parole piccole I percorrono il sonno procede l’ago a piccoli punti singulti smorzati su pause innocenti scompone versi settenari ottave endecasillabi rimati nel tempo della scuola. lascia sul foglio sillabe di filo una virgola due nodi talvolta una poesia II annodo i capelli come la parola in una svolta di respiro tra il dove e l’altrove sanno la sutura dove si stringe il cielo una morsa – un volo? di gravità sottile III anche di soste viviamo e di silenzi nel lume qui

Alberto Zicchiero, tre poesie inedite

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Come la gente che ama Arrivano i ricordi mi nascondo in un negozio di dischi, arriva la nostalgia mi proteggo guardando una partita noiosa. È la gara tra i due emisferi a chi ti scorda prima. Il pareggio non accontenta nessuna delle formazioni in campo. E si che ci provo, te lo giuro Grace aspetto, come la gente che ama ah, è Natale. * Proiezione Quanti occhi ha la protagonista probabilmente è colpa dei miei, son lacrime e mi spiace che io faccia questa fatica a respirare non come le persone intorno a me. Resto al bordo, è un divano e giuro che ci provo ad inspirare ed espirare come mi hanno insegnato in quel corso applicato. Ogni volta che espiro butto fuori un po' di me ogni volta che inspiro fingo di riprendere parte della partita persa. Il bello che agli occhi degli altri è "riappropriarsi del domani" seguirò la loro pagina Instagram. Il film non è male non so la trama però, penso a dove eravamo due anni fa. * Due uno Mi mancano le tue emozioni arricchivano le mie fin

"Fresco di stampa": Antonio Nesci, "Vertigine di ogni frattura", Arcipelago itaca Edizioni, 2024

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Cerca l’epicentro della parola e con il fiato sospeso canta la vertigine di ogni frattura. Va e porta con te il fuoco di ogni fusione, amalgama il tempo con la voce che chiama, non scordare radici e amuleti magie infantili da cui rinascerai. * Conto i passi del giorno sazio m’addormento nel buio della sera, cerco quei sogni sfuggiti alla memoria e dormo in un sonno leggero, mi cullo con il pensiero di te. Conto le volte che ho incrociato il tuo sguardo non ricordo il numero infinito di attese e appostamenti, ora non mi basta più averti a fianco saperti nel tuo sonno a sognare gli incauti momenti della vita. Tutto ha la perpendicolarità dei ricordi il liquido magma che invade il fiume sassoso e limpido oltre la sera. * Ho cercato fra i volti della povera gente, fra i miti degli orfici canti e infine tra i miei spaesati mattini, non ho trovato mappe nuove, solo le imbarazzanti scene di un bizzarro specchio che deforma la solitudine. Nulla cambia, il cucchiaio nella tazza del latte vorreb

"Fresco di stampa": Damiano Sinfonico, "Le spente lingue", Vydia editore, 2024

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Dalla proprietà nascono le sedizioni, tesi diffusa da tanti tra cui un Falea di Calcedonia, oggi ignoto ai più. Ne dà notizia Aristotele nella Politica . Poche righe per un’idea incendiaria, un’idea bandiera che appare come un lampo e si propaga. * Vino dolce spruzzato di neve ha detto Domiziano dominus et deus . Lo scultore lavorò su un cadavere smembrato e ricomposto. Il morto imballato ebbe il suo posto tra altri. Lo scempio in vista per i passanti che salivano al Campidoglio e guardavano di soppiatto quelle carni. * Il paradiso manda chiarori da sotto una cenere di parole: in origine era solo un giardino riservato alla caccia dei satrapi, sogno naturale circondato da mura. Discendono chiari corollari: il paradiso è calpestato da stranieri e il persiano è la lingua dei beati. * Quello che temporeggiando vinse non aspettò a morire e in fretta si spense mancando alla fine. (Ma sopravvisse il rivale come un passero senza coda e incapace di volare). * Damiano Sinfonico (Genova, 1987) i

Francesca Serragnoli, "Non è mai notte non è mai giorno", Interno Poesia, 2023

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Il tuo sorriso stringe una spugna di mare caldo sul ventre non sai quando apri e chiudi cosa sia cadere in quell'acqua che ti cade dalle mani. * Nel tuo sguardo ci passa l’inverno un passero abbattuto incustodita oscurità la rete scivola sulla spalla come l’uncinetto di un’ombra i tuoi tre passi per volare danno un contraccolpo che nei miei occhi un palazzo cede non è mai notte non è mai giorno Michelangelo tiene chinata la pietà come una fontana attende la tua bocca rossa avvicinarsi. * Dio ci ribalta le mani come onde incrinate in schiena sempre in alto le tiene ch ha paura chi ama la scogliera scabra e ha negli occhi strati di pena sembra impossibile mescolare i colori di quella bandiera interrotta da tabernacoli di roccia dove l'acqua lava ogni altare. * Sono l'ultima ad andar via a spengere la luce a lucidare della mezzanotte l'ottone dove le tue mani toccavano il portone e pur di rimanere fino al cambio stagione metto la radice del tuo andar via vicino alla mia fr

"Anteprima Portosepolto": Ilaria Amodio, "Foglia e Radice", peQuod, 2024

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Sempre mi porto questo lungo grido di terre abbandonate, remote al di là dei mari che separano vite, contrade e tempi perduti sempre mi porto questo lungo canto le radici sepolte nel silenzio spalancano zolle dimenticate se crepuscoli solcano i cieli e la terra si tinge d’ombra e meraviglia, scavando nel dolore * La casa si fa ombra molte le impronte sulla neve e non trovare volto al ricordo ogni cosa si mescola nel bianco quadri appesi ai muri bicchieri scheggiati una carezza, l’attesa. Ma domani è avverbio incerto, domani – e la perdita si tinge d’impronta foglia e radice da abitare oltre l’ombra incurante e spoglia che lega e separa la terra * La malinconia per il mondo si ritrae in una marea di canti e popoli dispersi i Padri lasciano le nostre mani solcano terre straniere oltre i porti a noi sconosciuti e che sorgano come vele al vento le nostre braccia lasciar cadere ogni possibilità che così sarebbe stato che avresti comunque afferrato la mia mano * Tutto si riduce a un framment

"Fresco di stampa": Danila Di Croce, "Ciò che vedo è la luce", peQuod, 2023

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È che si impara a perdere quando osservi la vita di profilo, più smilza e distante, forse, ma con l’occhio rapito dalla frangia esatta delle nuvole. Davvero si apprende a cedere ore e pretese, a rintanarsi in pochi angoli di prato, per non scordare. E accade che persino il lungo fiume degli addii s’incanali infine con più capace abbandono. Sì, è altura spoglia da conquistare questo verso mandato a memoria e s’impara anche solo guardando chi dorme sul cartone, lungo i portici, così, con un sogno addomesticato. * La sincerità non è sulle labbra, non si mescola alle parole della strada e della folla, non sa d’esistere. Si scopre abbassando il ginocchio e il capo. È sapere di essere guardati da te la sincerità. * Di quale fedeltà si è mai capaci, di quale adesione, se anche il sale può perdere sapore e farsi sabbia di fondale, buona solo a mimetizzare vita. Forse l’urlo di dolore esposto lì, sulla strada, magari tra i rifiuti, che chiede d’essere adottato, che attende la sua educazione, so

"Fresco di stampa": Antonella Palermo, "Il giunco e la statua", Vydia editore, 2024

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Gli oggetti sono sui letti, appesi alle sedie sui braccioli del divano, sui davanzali e su ogni mensola ai bordi liberi degli scaffali piccoli regali ricevuti di sera troppo tardi accessori da scartare dopo le medicine di papà morto due anni fa. Una folla temporanea che chiama gli occhi a gran voce asciuga le energie rimaste in attesa di un ricovero al riparo dalle polveri prende aria          – mi chiedo se è abbastanza – al rientro si specchia in un cuore imploso e smemorato. * Abbiamo messo il tavolo al centro e ci siamo finiti sotto. Le parole esposte all’intralcio delle sedie. Ci si sbranava per minuzie qui ora si gioca al minimo, le voci attutite, sentire il vuoto sotto anche se poggiamo i piedi. * Sotto braccio camminammo. Eri un giunco, eri la statua di Giacometti carne reliquia fossile la pressione di tutti i piedi viandante affaticato e vecchio. Domani il museo si farà muto come muti siamo noi il bronzo solo che tintinna. * Sopraggiunge un’aria totale di un presente spesso un

Luigi Finucci, tre poesie inedite

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È tutto casuale. Il momento in cui mi siedo a terra, l'attimo che alzo gli occhi al cielo. Gli uccelli fanno dei cerchi. Come le mani di un bambino impongono alla matita di fare linee senza senso. Così sono le traiettorie del cielo. Continua per ore, il volo degli uccelli ad intrattenermi. Lo scomodo dei sassi sul cranio: si instaura così una dimensione altra che mi rimette al mio posto. Al pari di un rumore d'onda. * Eccoli tutti i balconi, respirano i canti degli uccelli che portano l'aria dove le foglie scendono. S'affacciano timorosi al cielo bassi ad arrivare al ventre: e i fogli di carta abbracciano la metamorfosi delle ali e gli occhi patiscono la crudele natura di non sentirsi scorrere le lacrime addosso, azzurre. * a Vittorio Le cose vive e le cose morte hanno confini troppo alti, le mani ferme fanno angoli scaleni di vertigine, che mi chiedo dove va la parola, dove va? Tutti quegl'occhi guardano i cancelli i cani aspettano più degli uomini scelgono una sog