Andrea Galbiati, tre poesie inedite
Lordo consumo
Con la bocca schifosa
senza occhi di uomo
eterno e sordo
grida il culto di chi vince,
sporca
nel silenzio
la miseria degl’ultimi.
Le infinite cose inutili
che lo sviluppo divora
non bastano affatto,
nel deliro di tutti
modernissime spregiano
il senso buono dell’utile
di cui il progresso ha bisogno.
Come un miracolo
il sole pallido
illumina da qui
le isole più lontane
immobili ancora
nel mare caldo.
*
Metrofobia
Occorre inzuppare i piedi nell'erba
e camminare intirizziti
spogliarsi di certe giacche
impettite e squadrate
sparpagliare gli occhi
tra le calme onde
dei fiumi bruni
tra le luci elettriche
delle periferie notturne
ed ovunque tutto intorno.
Occorre farlo
o quel che resta
è inutile all'ultimo respiro
che certo non soffia
su ciò che c'è stato
di misurabile.
*
Cantiere
Non conosco altro
che il cantiere.
E le sue tante voci
dall’africa di sabbia
alle pianure secche
imbalsamate nella nebbia.
E i suoi odori
quello caustico della vernice
i diluenti come aghi per il mio naso.
Conosco i suoi rumori
il sibilo appuntito dei trapani
i colpi vincenti
della mazzetta da cinque
il cigolio rotondo
delle ruote del trabattello.
Non conosco altro
che il cantiere.
Ma questa è vita signori cari
questo è un mondo che esiste
concreto e ferroso.
Spietato il pensiero
di eliminare
l’umano da qui.
Qui
sono uomini a viverci
con amori a casa
con le libertà ritagliate
qui sono uomini signori cari
non si può eliminare niente.
*
Andrea Galbiati (1975) è nato a Lodi, dove risiede. Lavora come artigiano e accompagna serate di poesie con musica dal vivo.
