Francesco Lorusso, "Due punto uno", Arcipelago itaca edizioni, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma
Sto sporcando la pioggia con le scarpe
e le pozze dispari dei parcheggi numerati
dove alla testa delle insegne luminose
s’allunga la gambetta zoppa e triste di una lettera
che ti nomina a singhiozzi mentre sillaba controtempo
attraverso l’aria storta e stretta nei polmoni,
affinché il corpo cardiaco non si appari
al crepuscolo che si affanna contro il cielo.
*
Si dovrebbe ricominciare a stare nella frase
in quella parte di apparenza e vuoto
preso col primo punto di minimo abbraccio,
nel sottile affanno di suono beffardo
che pure col niente riempie l’ambiente.
Se la parete impermeabile
traccia righe indecifrabili
o un lamento di pianto interminabile,
resta il prodotto di una divisione
il continuo sottrarci alla somma dei gesti
l’umido che si accumula e si computa in disparte
affinché ogni cellula risorga dal tessuto separato.
*
... e finalmente adesso non ne sai più niente,
un filamento esile sostiene il corpo
e presume la figura del tuo pensiero
il velo nero macchiato che lo contiene.
Una suoneria terminata nella materia
ne realizza il presente meglio di prima
scambia l’amore con l’etere cieco del cielo
perdendo coll’infinito la sua mano breve.
*
Lo possedevo il tempo che mi portava in casa
alla protezione preziosa delle tue pietre dure
quando il quadrante era un cerchio perfetto
e segno dell’affetto riflesso su ogni singola sfera
lungo l’argine di argilla che restava ferma al sole.
E tutto si poteva osservare alla presenza dei tuoi occhi.
*
Tutte le camere composte e discrete
contemplano quel quarto di tavola larga
che ci teneva vicini in un solo boccone
nel lunghissimo sorso assetato di noi
dalla posata posta sull’orlo del piatto
e l’identico punto del bicchiere sbeccato
per il peccato lasciato sulle nostre labbra.
*
Dentro un addendo negativo
numeriamo senza controllo
le decodifiche delle giornate
fingendo una parziale presenza
intravista con l’occhio magico
che continua la sua falsa custodia
deforme sulle mille favole esterne
recitate fra la tua e la mia pelle.
*
Francesco Lorusso è musicista e poeta barese, Tra le sue più recenti pubblicazioni in volume: L’Ufficio del Personale (La Vita Felice 2014), Il secchio e lo specchio (Manni 2018), Maceria (Arcipelago itaca Edizioni 2020) e Tra i tempi tecnici (Edizioni Spagine del Fondo Verri 2021), quest’ultimo scritto con Mauro Pierno.
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