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Simone Ruggieri, "Gli occhi di mattina", Arcipelago itaca Edizioni, 2022

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Quando il buio si fa pesto il primo freddo sta intaccando la tua stanza. Tu sorridi in primo piano a mio padre nella foto mentre dormo nella multipla. Sei lo sfondo e il residuo di ogni giorno. * Il mio sonno è la sua veglia. Sta nelle cose, così sia. Il messaggio parte tardi, arriva presto la risposta. Comunque in quel destino in cui si desta e scrive, e io disteso leggo, si accorcia la distanza, vera. E la grande illusione deve essere sincera. * L’attesa e di là da venire la terra. Io sono un Simone qualsiasi: si compie in un borgo, di cui ignoro i contorni, la quiete che è la tua casa. * Le prove generali dell’amore somigliano a un reticolo di fiumi che sfociano nel mare sotto un arco. Se penso al tuo sorriso alla locanda da questa prospettiva si staccano due volti su tre quarti di luna in tutte le vigilie di stasera. * I versi di cristallo di Petrarca e brani popolari per stordirmi, voglio soltanto questo questa sera. Non ho bisogno d’altro per stordirmi. Nella mia nuova stanza ora

Silvano Sbarbati, "Dizionario Minimo", Arcipelago itaca Edizioni, 2022

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Diabete La fame è vicina insolente intermittente mastica a bocca aperta: la fame è qui luce spenta dall’insulina. * Ferie Parenti d’estate, migranti e naviganti nati da matrimoni su procura bevevano vino allungato di nostalgia classe operaia resuscitata nelle fotografie per me che dovevo capire solo guardando seduto contro il muro come adesso come raduni come commilitoni fratelli cugini nipoti nelle maglie il sudore negli occhi il solito pudore. * Giornalista Con la vita quasi pubblicata del tutto non azzardo più nemmeno una didascalìa in corsivo commosso sotto la solita foto di famiglia. ho scoperto che le lacrime sono paterne e le rughe materne, soprattutto. * Lavatrice Nel garage interrato una lavatrice batte il lavaggio senza levare musica mentre a gambe larghe e legnose spinto dal ritmo della sua centrifuga tra i cartoni dell’ultimo trasloco trovo cose che non so che cose siano se mai potranno tornare ad essere mie. * Maestro Ah il maestro delle elementari suggeriva con i ricordi

"Fresco di stampa": Lorenzo Fava, "Vile ed enorme", Arcipelago itaca Edizioni, 2022

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Fra te e l’umano c’è un occhio di differenza, da qualcosa sottrai sempre qualcos’altro e lo rifai ancora. La tua pena è non avere fine negli sguardi di chi lotta. * La nascita è di per sé un patto di fine, conta mille variabili, si interseca con sette discipline. L’uso del tempo, il talento coltivato, l’amore dato in dono. La precisione del tiro, l’arte di muovere il corpo, l’equilibrio del centro e la gentilezza del lascito. * Andavamo sui monti a far volare gli aquiloni il giorno che conoscesti le vertigini. Mano a mano il cielo schiariva e il vento era alleato. Il marchingegno più antico, ancora insuperato, stupiva chiunque, dappertutto. Sentivi dentro un volere alto, un canto di sole apriva le vette e una figura d’uomo guidava il gregge. Resse lui, d’un pezzo, la tua paura di essere ingoiato dalle altezze mentre lo spago ti trascinava sul vertice. * Dio interloquisce per un attimo e la parola è libera di volare. Pronuncia oltre il confine del pensabile, siede a margine con gli ulti

"Fresco di stampa": Antonio Francesco Perozzi, "Lo spettro visibile", Arcipelago itaca Edizioni, 2022

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Caduta Quindi è cieca – e questa cecità per ora la chiamiamo attesa. C’è una base; la certezza no: è un’altra cosa. Prima ancora di fare la corda serve sporcarsi le mani. Ora la prova si incentra sulla differenza tra ricordo e chilometro, che al buio sono uguali; sul senso della caduta. Sono tentativi. * Lo spettro visibile È apparso il giorno come una cosa frontale, e prima del previsto. Lecci da poco si scartano dalla collina che è l’occhio di noi, le case salite, la strada che. Mai si sarebbe pensata tutta l’aria – scarsissima – evaporata tra gli organi che guardano fuori e appunto il fuori ora così reattivo alla pelle, grosso, dentro cui. Difficilissimo spiegare come (droga degli angeli) si è fatta la pietra (reale), la valle (reale), la scommessa ormai presa per viaggio. Così chilometri nell’orizzonte uno scarabeo si verifica: è lui, primavera di carne che entra per sempre. È lui, è spostato qualche secondo in avanti rispetto al proprio spettro. * Larve Il destino dell’immaginazio

"Fresco di stampa": Francesca Del Moro, "Ex madre", Arcipelago itaca Edizioni, 2022

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Ho attaccato un fiore accanto a lui, sulla parete. Ho scelto, senza volere, proprio lo stesso colore del fiore del suo disegno che tengo ancora appeso al muro vicino al letto. Nel nostro sonno così diverso, così lontano ci avviciniamo: ciascuno dorme vegliato dal fiore donato dall’altro. * Non ci vorrà troppo – in questo la chimica aiuta – tutti penseranno ch’è passato e io avrò imparato a portare con disinvoltura il mio sguardo opaco e il terrore dentro. * La sua voce adulta e bambina chiama mamma, arretra nel buio, non ha corpo, è piena di paura. In grembo gesto la sua assenza, il cordone ombelicale, il tubo del gas. * Il sole che da luglio mi ferisce torna buono in questo giardino. Ecco le aiole, le rose, il tavolino tondo, le ombre del fogliame, il sorriso di Adriana. Nella stanza per me il letto fresco mi ridona l’emozione del viaggio, delle bozze sul comodino. Piangere è dolce la sera tra la meliga e l’orsa che seguiamo nel cielo pulito, è un pianto condiviso. * Oggi l’occhio di

"Fresco di stampa": Alfredo Rienzi, "Sull'improvviso", Arcipelago itaca Edizioni, 2021

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Sono il punto sul bordo della pagina, non il sostantivo o il tratto rosso spesso che lo sottolinea, non la chiosa: il punto. Non posso essere cancellato che dal fuoco. * Sottili i confini tra le stagioni: quasi senza preavviso si passa da una all’altra: minime tracce sperse nel soffio tramontàno segnano la primavera e la morte. * Questa luce che ora torna a crescere dove la deporremo spenti gli occhi in una notte a dicembre? c’è stato tempo per disporsi, dici verso il giusto angolo d’occidente è che il tempo non è mai quello giusto e le partenze hanno il suono ottuso della frana che coglie all’improvviso * Attesa degli invisibili Siete la mia ossessione cinguettii, trilli, fischi alfabeti brevi e indimostrati voci che non vestite corpo né ala nell’estate tra il fogliame ma io ho dell’autunno la pazienza e aspetterò il ramo denudato, del raggio la pendenza esatta sarà improvviso all’occhio l’apparire, e breve. * Volarono i nibbi sulla Luna: non casuale fu la scelta del campo di battagli

"Fresco di stampa": Alessio Paiano, "Punti di fuga", Arcipelago itaca Edizioni, 2021

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Intagliata tesserina del libro, tu formi la parola che indica la direzione, la via sdrucciolata del verso, il vuoto, la morte a capo. Ti nascondi nell’occhio della sposa, ti fai lacrima che bagna la bocca, scorri rossa tra pagine ingoiate: ma la tua anima è uno specchio opaco. * La città frantumata ha un lembo acuminato, il pungiglione di un’ape, la punta della fiamma di un vecchio santo, uno spiritello che ti indica il trampolino di un abisso: lì la città, antico relitto, si impenna e le correnti dei passati remoti ti trafiggono con lacrime morte. * - È chiaro che potresti intagliare una lingua di fuga che ti smembri il corpo e poi piano discendere al punto di snodo dove conficcare la lama: l’anima sfinirebbe al verso di sotto come un pallone sgonfio. - Ma a te più si addice un voltare di pagina, il capovolgersi della misura nel vuoto originario dello zero. * A volte è necessario sparire disperdere il nome nei percorsi dell’acqua e non chiedere più una parola ma lasciare che il mare c