"Anteprima Portosepolto": Danila Di Croce , "Cose da sciogliere e rifare", peQuod, 2026


Che faccia ha questa parentesi
tra il mio e il tuo parlare
– un vicolo distratto dalla strada
principale chissà dove allontana.

C’è sempre un altro verso
da rifare: mai basta la dizione
esatta delle cose, il solo nome.

Preme una cadenza più sincera
per sostare sopra i fossi e le radure,
per dirigere il cammino tra le pietre
che trattengono le nostre voci.

*

Potrebbe offrirsi così una parola,
senza la pretesa di scandagliare
abissi o innalzare cattedrali.

Le stesse labbra strette di un bambino
assorto a ritagliare figure: mai
s’affilano per bene quei colori

e il bianco non s’arrende a scomparire.

*

Ancora non s’apre il guscio di questo
giorno, eppure c’è un verde che matura
insieme alle stelle: collassa ogni atomo
di storia, ogni invenzione si squaderna.

L’estasi asciutta della voce tarda;
non sa che dire addio è il più sicuro
dei proclami, il più maldestro indizio
d’affezione, l’isola che ricama
appena un punto a croce sulla tela.

*

Come se potessero salvarci
le parole dell’ultimo incontro,
dell’ultima agonia. Interrate
senza suono né colore: altre mine
pronte a mutilare il ricordo
di quei giorni e l’addio.

La finestra aperta sulla strada
ancora mostra il passo lento
delle processioni, i gatti acciambellati
sui gradini, le tele bianche dei ragni
tra le pietre. E tu con l’occhio
che non perde e non trattiene
chissà ora che diresti al pianto
lungo di quella bambina-tronco

con le mani incerte come foglie.

*

Nel vuoto no, non si propaga
il suono e la più dolce musica
rimane in sé abbozzolata, bianca
di comprensione. Quell’abbraccio mosso
delle note rattrappisce, s’incunea
disfatto sul seme antico del mondo
quando era forza il suo espandersi,
il suo scucire lembi e suggestioni
di luce, d’altro spazio immacolato.

Così non si intravede il sole
in questa strada tutta illuminata.

*

A guardarlo sul mare il sole
lascia tante lucciole a dire
l’intermittenza delle risa
o quell’audacia disinvolta
dell’onda che pure ritorna.

E il vociare lontano è un grido
silenziato che si assopisce

come in quei gabbiani assorti
e così fermi sugli scogli.

*

Non si ha nemmeno uno straccio di nome
per il male più nascosto, che asciutto
risale lungo il taglio delle ore
e immiserisce l’aria col suo tanfo,
– ammalato è il fiato dalla menzogna
del dolore.
A che serve puntualmente
scandire tutta l’asprezza dei suoni
– le consonanti sospese sul collo –
se poi non basta il raccapriccio o dire
che tante tragedie, disastri e stragi
stanno uccidendo il nostro mondo. No,
ammanta un’ampia tenda di parole:

ci vuole un’eco più sottile, almeno
una strettoia di voce a vegliare
occhi e mani di chi in segreto muore.

*

Dev’esserci una capienza abissale
– uno slargo che ripaga del tempo
e dell’affanno prestato alle sere –
per dire infine con dolcezza

ora posso anche morire.

E dirlo in punta
di piedi, quasi fossimo protési,
con l’estro del poeta che s’affaccia
e affida al suo passato un nome
nuovo, così, come per salutare.

*

Danila Di Croce è docente di Lettere e vive ad Atessa (CH). Ha pubblicato Punto coronato (ed. Carabba 2011), Ciò che vedo è la luce (peQuod 2023) e Dove ancora non siamo nati (puntoacapo 2024). Nel 2025 è uscita la plaquette bilingue Fulger și voal - Lampo e velo (Rumeno-Italiano), con traduzioni di Eliza Macadan, per Editura Cosmopoli di Bacău e ad aprile del 2026 è stata pubblicata la plaquette Sull’altra sponda di tutto (ilglomerulodisale, collana amorgos curata da Luca Pizzolitto), scritta insieme ad Erika Signorato.

*

Tutti i libri della collana di poesia Portosepolto sono ospitati in anteprima nazionale su questo blog e sui canali social Poeti Oggi attraverso una selezione di testi a cura della redazione. Portosepolto nasce nel gennaio 2021, dalla collaborazione tra Luca Pizzolitto e Massimiliano Bardotti (direttori della collana) e Marco Monina (editore di peQuod).



La poesia contemporanea in lingua italiana