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"Anteprima Portosepolto": Andrea Tosi, "Filari", peQuod, 2026

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Fine Deposto infine, che è l’inizio nell’infanzia dell’assenza. Siamo al luogo più lontano in città, da qui si rientra nelle braccia del niente; se lo credi perso o fiorito è a seconda che tu abbia incoronato i misteri o lasciati perdere, resi sterili. Sempre tu e non altri può decidere a chi dare in sorte la tua mente e le speranze conficcate con tremore nel domani o lasciare alla corrente, che è senso, alla brezza che è assenso ad una vita portata sulle spoglie di un sentire elargito; anche a te sta parlando il poco lume che si sporge dove cade la notte, il mattino randagio sui campi, e cielo e mattino cambiati in distanza in quel punto indiviso in cui tutto si unisce e decade, dove tutto si prepara al suo inizio * Raggiante questo niente che circonda la giornata, inonda il comparto allarmato di sforzi nulli, vaghe more cadute che trovano per strada il loro posto. Da una sequela di scelte in serie nasce un sentiero inguainato a me, dal passato ad elidere il mio accumulo in carenza, a...

"Fresco di stampa": Francesca Maria Federici “La prima festa”, peQuod, 2026. Segnalazione di Fabrizio Bregoli

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Parole, che fino a ieri cambiavo, virgole che spostavo con disinvoltura e gettavo via oggi vi imprigiono, con l’illusione delle lapidi. * L’altezza è già inscritta in quell’abbozzo di corpo, così il colore degli occhi, il modo di posare a terra i piedi camminando e la tonalità della voce. Ma le cellule non dicono i tuoi quando o i tuoi se e nemmeno i tuoi chi. Per ora soltanto qualche guizzo, un utero in bianco e nero, uno spazio sconfinato in cui vedere quasi niente e quasi tutto. * Questa sera hai tradito l’adolescenza. È bastato trovarti a tavola con due sedicenni e dire loro cose scontate e posticce sull’amore e sulle relazioni. È così che si diventa grandi? Teorizzando, sintetizzando, parlando per sentito dire. Dimenticando. * Vietato disturbare la conducente Ogni giorno lei imbraccia l’enorme volante. Lui sta seduto in prima fila, anche il giorno di Natale. Quando si alza per dirle qualcosa attraverso il vetro vedo metà dei loro visi espandersi in sorrisi. * Rompono gli argini i ...

"Anteprima Portosepolto": Williams Busdraghi, "Feroce preghiera", peQuod, 2026

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Quiete La mente cancella tutto, i fuochi oltre l’orizzonte l’oblio della tenebra, da lontano la strada si fonde al nero scompaiono gli ultimi resti della sera, asteroidi abbandonati a corpo morto lungo la carreggiata, ma non spaventa il silenzio tutto è quiete ci si abitua a morire giorno per giorno senza timore. * Travolto C’erano le onde, il mare attorno a noi e le case disfatte, l’odore acre della carne bruciata, aprivamo le mani, ci aspettava il niente, per le strade la folla gridava noi contavamo le ossa, le nostre e quelle dei resti quelle delle scampagnate in bicicletta fuori dalla città, sulla collina, lontani, sul tavolo solo luce quella che trapassa il cuore e fa immaginare infinita la corsa. * Berti La conchiglia arenata, la sua solitudine nell’onda e nel fragore la memoria che si frantuma nel tempo la cura delle maree nell’abbraccio di un oceano, il mio cuore colmo il sale che si attacca alla pelle come ogni tuo respiro, sfiorarti nel calore dell’ultimo raggio di sole, bert...

"Anteprima Portosepolto": Michela Zanarella, "Eterna creazione", peQuod, 2026

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Non ci sono che guerre e lacrime indifese in questo tempo dove il buio non concede tregua. Si osserva la paura invadere il mondo e l’autunno farsi scudo nella pioggia mentre la vita accumula incertezza le nuvole hanno decimato i sogni la notte è luce senza meta tra destini in attesa. * Inverno. Alba. Reagire alla luce come se fosse cosa rara la bellezza. Anche l’oscurità sopravvive nel lieve chiarore non c’è un taglio netto una separazione tra giorno e notte l’uno nell’altra continuano a esistere come un arco infinito, l’eterna creazione. Sparse a terra le verità del tempo. Arrossendo l’orizzonte insegna la grandezza dell’amore. * La città è un’abbreviazione del mondo. Cedo il posto a sedere. Gli alberi ascoltano la vita andare dal finestrino la sera è una luce che s’abbrevia fino a sparire le cose alloggiate nel silenzio l’anima tace. La luna a guardare lontano il domani. * Spente le luci del giorno la vita tace tra le mura. È lì che s’incrociano i pensieri come una folla che spinge n...

"Fresco di stampa": Fabio Valdinoci, "Argine degli angeli", peQuod, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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il contatto della parola pronunciata cerca l’innesto con lo spazio tra i denti sul palato scopre l’habitat ideale per assorbire la spezia raccolta in una nuvola di punti assetati d’obbedienza * ogni piega di arto ricorda che siamo fatti di carta si levigano sul fianco senza cartilagine risiedono nelle imperfette proporzioni superfici di certo esaminate dove affiorano isole di magma che hanno sperimentato il nostro punto di fusione * attraverso l’orditura conservi ancora un corpo per ospitare spigoli, strappi ancorare continue derive verderame e un glioma dove quel fossile appare e si manifesta all’impotenza dei vivi * al primo contatto ogni traccia di umano disinnesca l’arto siamo opere incompiute accostate a croci di gelso e nel moto perpetuo disabitiamo i dispersi quanti abiti occorrono ancora per rivestire un popolo * nel percorso di creature visibili in transizione primordiale privata del suo organo caudale l’umanità è una congenita raccolta di gesti collaterali dice: respira ancor...

Paola Mancinelli, "Chirurgia del vuoto", peQuod, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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La parola è il bisturi. Lacera il vero nella sua crepa fa uscire la vena nascosta del mondo. Viene da lontano un suono che non sai interpretare e non c’è teoria capace di spiegare il vuoto trafitto dal bagliore della lama pronunciata, sezione aurea di una parola che non sai dire. Questo a noi rimane: continuare senza sosta a incendiare, senza bruciarla la parola destino. * Dove siamo quando il mondo chiama? Dentro a quale distanza siamo? Stretti in un pugno ostinato, sordo, coriaceo. All’ombra di quale dubbio brulichiamo ipotetici come la vergogna. Vedi, siamo tutti stretti dentro una frattura. Siamo noi la crepa che fa il mondo, la luce verticale che taglia in due la paura. * La paura è una luce accesa rimbocca gli angoli a tutte le incertezze. È una vecchia stella che traballa, ha grandi gli occhi e una nuova solitudine. A fiamma lenta cuce una scintilla alle mani del pensiero, apre una vertigine poi scompare con funambolica destrezza. * Muove il cielo un vento di mancanza un’annosa ...

"Fresco di stampa": Silvia Rosa, "L’ombra dell’infanzia", peQuod, 2025

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Un’ape allucinata che sbatte contro i vetri, febbre che arrossa le guance, notte che batte sui denti cariati. Sono questi i mali rappresi in segni violacei sul rosa delle albe d’infanzia, i guasti delle lucciole che muoiono discrete sotto una brina spessa. Io vorrei dire invece lo strappo delle ali che buca la schiena, la perdita del corpo un pezzo dopo l’altro sotto il peso di un nome di fango e resina, che lascia addosso un’onta indelebile e in gola un fiore di spavento: vorrei raccontare di come cresce nelle sere di luna piena, cambiando colore e di come diventano le mani di una bambina quando scavano in bocca una fossa di silenzio. * Dopotutto voleva solo essere una figlia, una madonnina inviolabile, la principessa della fiaba con lieto fine, voleva un papà, non importava che non fosse il suo, che non le assomigliasse per niente, voleva guardarlo negli occhi e leggere l’ammirazione mista a orgoglio che faceva sbrilluccicare le pupille dei padri di altre bambine. Quelle che lei invi...

"Fresco di stampa": Luca Pizzolitto, "Prima dell’estate e del tuono", peQuod, 2025

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Del fuoco conservi antica memoria, la misura del passo prima della caduta il ramo ritorto la spina del pruno la veste gualcita del tempo dalle lampare la luce scolora il buio muore la grazia nell’afa di luglio madre di ogni rimpianto, salvezza dei corpi santissimi dei naufragati. * Nel gioco di specchi è vuoto il cielo, il canto che amavi tra le rive veleno del tempo il morso del fiore Itaca è il mare, il mare che ci separa. * Corpi d’ulivo obliqui nell’acqua corpi nel vento di marzo corpi nel sangue, benedetti. È la bianchezza terribile della morte è la forma inesatta del cielo gli anni perduti la rovina di luce i deserti, le stanche paure. * Brucia l’inverno dei dimenticati brucia il segno del cielo prima della caduta qui dove dimora il niente qui dove è salva la parola fuori la finestra tutto tace: dolce è nascere oggi, sulla tua schiena. * Divise acque della mia sete madre che stringi al silenzio lo spazio sacro della resa il nero vessillo del gorgo – è l’angelo che tende la mano l...

"Anteprima Portosepolto": Massimiliano Mandorlo, "Almadìra", peQuod, 2025

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C’è una crepa, una frattura nelle cose e c’è un momento esatto per entrare in quel punto incandescente con lo sguardo incendiato degli umili e dei santi. * La poesia è un viaggio incendiato verso la trasparenza. * C’è un momento del giorno in cui le cose rinascono dall’ombra e allora devi entrare nella grande luce che ti aspetta, baciare la pietra, toccare questa terra santa, ascoltare i primi nomi: cielo, larice, abete, vento luminoso, ogni cosa è qui e ti attende nel suo silenzio incandescente. * Riviera Surrealismo romagnolo, felliniano. Camminare tra gli scheletri degli alberghi e dei bar coperti da tavole di legno e cellophane, in attesa dell’estate. Sono navi arenate contro il cielo e le dune di sabbia. Qua e là, sulla battigia, cumuli di almadìra e detriti portati dal mare, come se il vero volto della Riviera fosse qui, in questo silenzio sospeso delle cose, nel lungo inverno che si prepara a rinascere. * In Dante l’intuizione – la vista che penetra e non esaurisce la visione. R...

"Anteprima Portosepolto": Luigi Palazzo, "Pietre e miraggi", peQuod, 2025

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Tra le maglie di un rudere un setaccio, il Sud, trattiene vite rassegnate, pietre e miraggi. * Quant’erano belli i funerali al mio paese che quando se ne andava uno di noi era uno di noi che se ne andava. Il sasso sul catrame tracciava la rotta – al suono di passi strascinati s’avvitava l’assenza. E la vita mischiata all’istante scorreva fino alla madre appesa allo stelo d’un fiore. * Tempo per decifrare l’odio fumante degli ulivi tra le nicchie di una Storia senza centro. Un pendolo oscilla tra il passato ed il presente, tra il presente ed il presente. * Ritorna e fugge e vibra questo niente, immerso nella notte che corre e non respira, che respira e non fluisce, nelle ore diroccate in un quotidiano che si scuce. * Un calabrone sul davanzale s’avvinghia al bianco d’un fazzoletto tra la polvere incenerita dal giorno. Non vola. Chiudo la finestra mentre il tempo si scioglie sul vetro che gocciola. Ai primi soffi di luce è ancora lì smembrato dalla notte. * Luigi Palazzo (18 settembre 1...