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"Anteprima Portosepolto": Jacopo Lubich, "Semi", peQuod, 2026

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Non lo perdoni il buio lo comprendi, forse lo accetti ma sai qual è il suo posto quando mi resta impigliata la notte nelle corde dell’anima e divento macchia scura mi avvio di là spalanco le finestre e il sole alto, dentro deflagra quella notte i pezzi a terra fuggono esili divengono scompaiono fintantoché sono e resto luce. * Di questo ti volevo parlare se mi ascolti, considera il mare ad uno sguardo fugace apparta lembi di terra ma che invece per differente materia lega e cementa i due luoghi e rifletti su queste voci che non comunicano, ad una mente fugace sembrano separare ma che invece non per significato ma per mormorio del cuore intimamente avvincono. Mi domando se per altra via non convenga ascoltarci avvedersi compiuti per non ritrovarsi muti con l’idea di prigione in un luogo senza mura e confini che non c’è dramma più nero che sentirsi perduti e soli insieme a qualcuno. * Per quante montagne e mari nutriamo dentro per quante albe e tramonti scopriamo nel respiro, è la disper...

"Anteprima Portosepolto": Mirella Vercelli, "Il vento per migrare", peQuod, 2026

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Pallida luce sul foglio intorno ancora la notte aspettare il delinearsi dei segni l’emergere sul bianco del nero di un sentiero onesto, che senza ferirli dia ragione ai piedi per un passo * Sfregare i panni con pignoleria da lavandaia stirare la piega con cura di chi raddrizza il mondo quasi sfamare il quotidiano ammansisse la voracità dell’altra bocca, che dilania il fianco * Lorenzo Patàro L’inverno un muro dietro la finestra, fiato che non si riprende. Stanotte è caduta una foglia – leggera, poco meno di un grammo di vita ma in tanti abbiamo tremato che forza l’ha spinta che pena? e che vuoto, sul ramo * I vecchi di città trascinano le buste della spesa e se offri aiuto sono diffidenti, hanno sandali sulle dita storte la pelle bianco azzurra di chi fugge il sole. S’infilano nella pancia di un tram e la città li ingoia senza storia, oppure li fagocita un portone, pesante gli rotola alle spalle pietra, sulla bocca del sepolcro * Mi sono giocata la vita cento volte per due soldi di te,...

"Anteprima Portosepolto": Danila Di Croce , "Cose da sciogliere e rifare", peQuod, 2026

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Che faccia ha questa parentesi tra il mio e il tuo parlare – un vicolo distratto dalla strada principale chissà dove allontana. C’è sempre un altro verso da rifare: mai basta la dizione esatta delle cose, il solo nome. Preme una cadenza più sincera per sostare sopra i fossi e le radure, per dirigere il cammino tra le pietre che trattengono le nostre voci. * Potrebbe offrirsi così una parola, senza la pretesa di scandagliare abissi o innalzare cattedrali. Le stesse labbra strette di un bambino assorto a ritagliare figure: mai s’affilano per bene quei colori e il bianco non s’arrende a scomparire. * Ancora non s’apre il guscio di questo giorno, eppure c’è un verde che matura insieme alle stelle: collassa ogni atomo di storia, ogni invenzione si squaderna. L’estasi asciutta della voce tarda; non sa che dire addio è il più sicuro dei proclami, il più maldestro indizio d’affezione, l’isola che ricama appena un punto a croce sulla tela. * Come se potessero salvarci le parole dell’ultimo inco...

"Anteprima Portosepolto": Andrea Tosi, "Filari", peQuod, 2026

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Fine Deposto infine, che è l’inizio nell’infanzia dell’assenza. Siamo al luogo più lontano in città, da qui si rientra nelle braccia del niente; se lo credi perso o fiorito è a seconda che tu abbia incoronato i misteri o lasciati perdere, resi sterili. Sempre tu e non altri può decidere a chi dare in sorte la tua mente e le speranze conficcate con tremore nel domani o lasciare alla corrente, che è senso, alla brezza che è assenso ad una vita portata sulle spoglie di un sentire elargito; anche a te sta parlando il poco lume che si sporge dove cade la notte, il mattino randagio sui campi, e cielo e mattino cambiati in distanza in quel punto indiviso in cui tutto si unisce e decade, dove tutto si prepara al suo inizio * Raggiante questo niente che circonda la giornata, inonda il comparto allarmato di sforzi nulli, vaghe more cadute che trovano per strada il loro posto. Da una sequela di scelte in serie nasce un sentiero inguainato a me, dal passato ad elidere il mio accumulo in carenza, a...

"Fresco di stampa": Francesca Maria Federici “La prima festa”, peQuod, 2026. Segnalazione di Fabrizio Bregoli

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Parole, che fino a ieri cambiavo, virgole che spostavo con disinvoltura e gettavo via oggi vi imprigiono, con l’illusione delle lapidi. * L’altezza è già inscritta in quell’abbozzo di corpo, così il colore degli occhi, il modo di posare a terra i piedi camminando e la tonalità della voce. Ma le cellule non dicono i tuoi quando o i tuoi se e nemmeno i tuoi chi. Per ora soltanto qualche guizzo, un utero in bianco e nero, uno spazio sconfinato in cui vedere quasi niente e quasi tutto. * Questa sera hai tradito l’adolescenza. È bastato trovarti a tavola con due sedicenni e dire loro cose scontate e posticce sull’amore e sulle relazioni. È così che si diventa grandi? Teorizzando, sintetizzando, parlando per sentito dire. Dimenticando. * Vietato disturbare la conducente Ogni giorno lei imbraccia l’enorme volante. Lui sta seduto in prima fila, anche il giorno di Natale. Quando si alza per dirle qualcosa attraverso il vetro vedo metà dei loro visi espandersi in sorrisi. * Rompono gli argini i ...

"Anteprima Portosepolto": Williams Busdraghi, "Feroce preghiera", peQuod, 2026

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Quiete La mente cancella tutto, i fuochi oltre l’orizzonte l’oblio della tenebra, da lontano la strada si fonde al nero scompaiono gli ultimi resti della sera, asteroidi abbandonati a corpo morto lungo la carreggiata, ma non spaventa il silenzio tutto è quiete ci si abitua a morire giorno per giorno senza timore. * Travolto C’erano le onde, il mare attorno a noi e le case disfatte, l’odore acre della carne bruciata, aprivamo le mani, ci aspettava il niente, per le strade la folla gridava noi contavamo le ossa, le nostre e quelle dei resti quelle delle scampagnate in bicicletta fuori dalla città, sulla collina, lontani, sul tavolo solo luce quella che trapassa il cuore e fa immaginare infinita la corsa. * Berti La conchiglia arenata, la sua solitudine nell’onda e nel fragore la memoria che si frantuma nel tempo la cura delle maree nell’abbraccio di un oceano, il mio cuore colmo il sale che si attacca alla pelle come ogni tuo respiro, sfiorarti nel calore dell’ultimo raggio di sole, bert...

"Anteprima Portosepolto": Michela Zanarella, "Eterna creazione", peQuod, 2026

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Non ci sono che guerre e lacrime indifese in questo tempo dove il buio non concede tregua. Si osserva la paura invadere il mondo e l’autunno farsi scudo nella pioggia mentre la vita accumula incertezza le nuvole hanno decimato i sogni la notte è luce senza meta tra destini in attesa. * Inverno. Alba. Reagire alla luce come se fosse cosa rara la bellezza. Anche l’oscurità sopravvive nel lieve chiarore non c’è un taglio netto una separazione tra giorno e notte l’uno nell’altra continuano a esistere come un arco infinito, l’eterna creazione. Sparse a terra le verità del tempo. Arrossendo l’orizzonte insegna la grandezza dell’amore. * La città è un’abbreviazione del mondo. Cedo il posto a sedere. Gli alberi ascoltano la vita andare dal finestrino la sera è una luce che s’abbrevia fino a sparire le cose alloggiate nel silenzio l’anima tace. La luna a guardare lontano il domani. * Spente le luci del giorno la vita tace tra le mura. È lì che s’incrociano i pensieri come una folla che spinge n...

"Fresco di stampa": Fabio Valdinoci, "Argine degli angeli", peQuod, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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il contatto della parola pronunciata cerca l’innesto con lo spazio tra i denti sul palato scopre l’habitat ideale per assorbire la spezia raccolta in una nuvola di punti assetati d’obbedienza * ogni piega di arto ricorda che siamo fatti di carta si levigano sul fianco senza cartilagine risiedono nelle imperfette proporzioni superfici di certo esaminate dove affiorano isole di magma che hanno sperimentato il nostro punto di fusione * attraverso l’orditura conservi ancora un corpo per ospitare spigoli, strappi ancorare continue derive verderame e un glioma dove quel fossile appare e si manifesta all’impotenza dei vivi * al primo contatto ogni traccia di umano disinnesca l’arto siamo opere incompiute accostate a croci di gelso e nel moto perpetuo disabitiamo i dispersi quanti abiti occorrono ancora per rivestire un popolo * nel percorso di creature visibili in transizione primordiale privata del suo organo caudale l’umanità è una congenita raccolta di gesti collaterali dice: respira ancor...

Paola Mancinelli, "Chirurgia del vuoto", peQuod, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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La parola è il bisturi. Lacera il vero nella sua crepa fa uscire la vena nascosta del mondo. Viene da lontano un suono che non sai interpretare e non c’è teoria capace di spiegare il vuoto trafitto dal bagliore della lama pronunciata, sezione aurea di una parola che non sai dire. Questo a noi rimane: continuare senza sosta a incendiare, senza bruciarla la parola destino. * Dove siamo quando il mondo chiama? Dentro a quale distanza siamo? Stretti in un pugno ostinato, sordo, coriaceo. All’ombra di quale dubbio brulichiamo ipotetici come la vergogna. Vedi, siamo tutti stretti dentro una frattura. Siamo noi la crepa che fa il mondo, la luce verticale che taglia in due la paura. * La paura è una luce accesa rimbocca gli angoli a tutte le incertezze. È una vecchia stella che traballa, ha grandi gli occhi e una nuova solitudine. A fiamma lenta cuce una scintilla alle mani del pensiero, apre una vertigine poi scompare con funambolica destrezza. * Muove il cielo un vento di mancanza un’annosa ...