"Fresco di stampa": Claudia Di Palma, "La resa dei nomi", Sensibili alle foglie, 2026


Non voglio essere compresa.
Voglio essere suono, fonema
che indugia prima di farsi parola.
Voglio fingere tutti i significati
possibili, poi lasciarli cadere,
sfilarli uno ad uno dal respiro.

*

È in ogni luogo un’extracomunitaria.
Questa la sua ubiquità, la sua
onnipotenza: una richiesta d’asilo
non pervenuta alla frontiera,
un confine mancato, la voce.
Naviga in acque internazionali
continua a non appartenere.

*

Cos’altro potrebbe fare se non fuggire
dalle gabbie, poi rientrare,
riacciuffato dalle guardie, e di nuovo
gettarsi oltre le sbarre?
Avanti e indietro, dentro e fuori,
sempre sulla soglia della legge.
Cos’altro potrebbe fare un respiro,
un evasore?

*

Lingua è una traduzione senza capo né coda
come questa carne che l’origine scorda
o disattende,
ennesima traduzione di una dimenticanza.
Lingua, lenzuolo bucato da più parti
e non c’è da rattoppare, non si tratta di questo.
Guardare attraverso la fessura. Non spiare.
Guardare. C’è qualcuno?
Un altro che come me guarda attraverso?
Lingua, valigia da rifare.

*

A fine giornata torneranno
nel cavo orale a riposare, le parole.
O non torneranno affatto
e il nido sarà soltanto un intreccio
di rami, una tettoia abbandonata.

*

Claudia Di Palma, nata a Maglie nel 1985, vive e lavora a Lecce. Ha pubblicato: Altissima miseria, Musicaos Editore (2016); Atti di nascita, Minerva Edizioni (2021).





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