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Alessandro Assiri, “Abitarmi stanca”, puntoacapo Editrice, 2023. Segnalazione di Fabrizio Bregoli

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Una volta mi bastava poco, spostavo quattro mobili e credevo di aver compiuto una rivoluzione Adesso che sono così esausto da spostare con fatica anche una sola poltrona, lascio depositare la polvere chiamo qualche granello per nome, appoggio i piedi sull’unica valigia, immagino miracoli perfetti * Il mio azzurro ha una voce cruda non ha onde, è un reticolato un suono senza pace È l’azzardo di uno scarto la terapia a scalare da un mezzo a un quarto Avevi l’oro nelle mani e la danza sulla pelle passava il tempo e ti cambiavi il nome poi rotolavi in frantumi ai piedi del letto generazione di baci e di stracci la finta calma appesa al dubbio la puntina che gratta Ambiento le idee nel giardino di ogni nuova casa taglio l’erba troppa corta, poto la siepe malamente il rigoglìo mi angoscia Attendo lo sfratto che profani il luogo del mio male * Sto qua con l’odio che mi manca con le dita tolgo polvere alla foto soffio la paura che non so Difendo la rabbia come un posto di lavoro in questi gior

Carlo Giacobbi, “Vicende e chiarimenti”, puntoacapo Editrice, 2022. Segnalazione di Claudia Di Palma

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L’inedita sistemazione delle cose Trovarsi in luogo altro, l’inedita sistemazione delle cose, quella miopia nell’indagare quasi un volto che pare e non è più quello, da dover ritessere la trama delle confidenze, luce amara di finestra dove il gelo redarguiva arboscelli sulla stradina, mutato rito di passi stanza a stanza, a mostrare fallace la commutativa, artificio l’identità. * Carogna ai piedi della rosa Il fuoco dell’iniziazione, tra pruni che sanguinavano il dorso di mani impazienti, il sentore della carogna ai piedi della rosa. Qualcuno che insegni ci dev’essere – dicevo – a fare un tiro nel fossato, a indicare la ragazza che salta i convenevoli. S’agitava dal fondo una madre torbida, straniava il sonno, acutizzava le carni, tirava il sudario sul volto dell’infanzia. E non sapere chi mettere a parte di quell’umido trapasso, nel giardino di foglie marcescenti e luce. * Non avrebbe spigrito il Cielo E di giorno in giorno e in giorno, altro giro di morsa. La mano a illusione di requ

"Fresco di stampa": Matteo Persico, "Warbling", puntoacapo Editrice, 2022

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Bum Bum Tap sono stanco, sai; di ascoltarmi e non sentire le orme del terremoto che mi sfugge. è dentro di me, solletica. casca e immediatamente si risolleva. un pomeriggio in ufficio come tanti, oppure un cumulo di detriti e dossier conoscono a fondo le proprie conseguenze: fanno intendere di volere e di volere attendere, hanno sacrosanta pazienza; se cessa il rumore trovano qualcosa di cui nutrirsi, le proteine del silenzio intracranico. per questo le turbine neuronali hanno un bel da fare. mai ferme, proprio un bel da fare. ci fanno intendere di volere e di volere attendere; come fossero il cambio di un vento che auspichiamo, oppure una tenerezza di troppo, che non vuole farcela passare liscia. di questo sono stanco. un negozio di semiautomatici è ovunque nel mondo: le nostre giudicanti strade senza uscita. * Microsoft Teams almeno non ci facciamo chiamare per nome, morte e stupore nelle chiamate di Teams non possono coesistere. la ciurma si divide – il fracasso stanca – le mura del

Enea Roversi, "Incidenti di percorso", puntoacapo Editrice, 2022

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Otto volante Fisarmoniche a ultrasuoni, distanti. Percettibili appena, eppure presenti. Scivolano sull’otto volante accidentato infilando porte di mogano ben lustrate con su le targhette dorate e scolorite. Scritte illeggibili e sorrisi stile melancholia fraseggi di onde impetuose e callose oltre le piastrelle di fiori sfilacciati. Carnevale di piogge acide nei cieli assemblaggio di ali per voli a bassa quota gocce in picchiata verso bicchieri di carta a sfidare la legge di gravità. Una nuova ubriacatura si annuncia ingombrante e lugubre venosa di luce fredda assordante come il grido dell’idrogeno. Inonderà di calore il mare e la terra farà crollare impalcature e torri sposterà nuvole e centri residenziali ci troverà sorridenti e muti con i nostri luccicanti calici levati. (2008) * Foto ricordo Foto ricordo gli anelli del mare cane sibilo fremito occhi di sabbia giada nelle unghie un foglio accartocciato poche righe lontane forse il rumore del treno paglia ferro maniglia dorata la pagi

Alessandra Corbetta, "Estate corsara", Puntoacapo Editrice, 2022

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Ombra Nel nostro breve corpo eri un’ombra troppo lunga, un’assenza già presente a riempire tutti i vuoti scavati dal passare delle estati. Sorridevo al buco nero dei tuoi sguardi già lontani, al mistero di sapere che trovarti era lasciare tutto quanto, appartenersi. Sei trapassato nel mio fiato irrevocabilmente mille volte e poi una soltanto: dovevi ammettere che amarti sarebbe stato luce traballante, un continuo calo di tensione * Come vanno le cose Dopo Parma, ti ho fatto mettere una virgola, dopo Parma, camminiamo. Ti ricordi tra i ricordi la città dove eravamo? Anche Correggio esagerava, come noi, ma con l’azzurro, e non lo sapevamo che il profumo di violetta era certezza delle cose da rifare, abbastanza a trattenere un altro gelido domani la nevicata di quel giorno. Ero sola? Ora invece se restiamo, Parma tace, lascia indietro la parola * Pietrasanta I Ricordo una gioia sfrontata, totale dal rumore ciocco di pioggia che cade ricade. E rimbomba. Eravamo in ombra tra i vicoli e poi

Maurizio Paganelli, “Libro mastro”, puntoacapo Editrice, 2021. Segnalazione di Fabrizio Bregoli

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L’apostata Son poche le parole, ché l’affetto non ne cerca altre e il tempo assieme è stato tanto. Per mia colpa non ci si intende le volte in cui provo a parlarvi. Ciascuno tesse il suo drappo dorato dell’infanzia e l’ostende: son io l’apostata, che eccettua i casi, l’anonima semenza volata in altri vasi. Però la vostra stagione e natura le rispetto e lo zelo nel seguire per anni la palestra del dolore, che v’ha resi di sasso e inetti a ogni trapasso e al mio pudore. Così, se fiato, divento invisibile, poi torno piccino tacendo, senza scampo d’esistere sul serio. * Pellegrini Attraverso la grata di un convento di clausura conobbi la gioia inattaccabile. Il sorriso e la voce di una suora, poco più che ventenne, ci invitarono alla contemplazione del Santissimo nell’alba del giorno che da Sutri ci avrebbe condotto a Campagnano. Lo sguardo libero, profondo, immobile, sereno, dolce, pieno, era molto bello e forse folle. Le attraversava la pelle lo splendore di chi è già stato scelto e soll

"Fresco di stampa": Stefano Vitale, "Si resta sempre altrove", puntoacapo Editrice, 2022

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Travasi di luce Soli, nella morte plurale si resta sempre soli tra alti muri d’ascisse e percentuali scompaiono le storie singolari. Soli, a riannodare un flebile respiro con le vite degli altri dove cresce il bianco del silenzio e si spezza la certezza del viaggio. Soli, nel gioco feroce dell’amore tra temporali di vita felice e gusci di noce abbandonati sulle spiagge di lacrime e sassi. Soli, semi di girasole, anima d’acero di parole disperse senza colore o forse soltanto talpe pazienti nel buio a scavare travasi di luce. * Muoiono i giorni d’estate sulla frontiera di nuvole e sole frammenti di roccia scheggiata nessuno ricorda chi ha chiuso il cancello ansia che cresce porta morgana: non è più tua quell’ombra ora fuggita dalla fodera chiara di un tempo mai nato. * Miracolo della vita è la percezione di sé di colpo riflesso nella vetrina d’un bar la mattina perché ti sei visto e sentito a te stesso sorpreso nell’istante presente ora svanito oltre il flusso arrogante del tempo anche s

Mauro Macario, "L'opera nuda", puntoacapo Editrice, 2021. Segnalazione di Fabrizio Bregoli

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C’è qualcuno là fuori? Vorrei cadere dall’alto di un verso maestoso e farmi male davanti a tutti con la testa spaccata e le vertebre incrinate il sangue che fluisce la paura di morire e gli eroismi in poesia che non servono più a niente affinché i poeti sappiano che siamo di carne e ossa che abbiamo mal di pancia e cataratte orecchie da siringare e culi brucianti l’essere sublime in odore di santità è un poveretto che reclama un cielo abitato un oceano capovolto senza pani né pesci l’essere sublime non confessa le sue miserie al calar della notte stura le sue abiezioni poi scrive con gli occhi rivolti alla trascendenza giurando fedeltà alla santa croce di un prelato i poeti non leggono i libri dei poeti sbuffano ridacchiano li buttano o li seppelliscono vivi nella loro sindone di cellophane ligi alla cerimonia funebre del silenzio pop star in un’arena solitaria si guardano l’ombelico perché alla poesia basta un lettore in tutto il mondo dicono eppure li sognano ad occhi aper