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"Anteprima Portosepolto": Michela Zanarella, "Eterna creazione", peQuod, 2026

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Non ci sono che guerre e lacrime indifese in questo tempo dove il buio non concede tregua. Si osserva la paura invadere il mondo e l’autunno farsi scudo nella pioggia mentre la vita accumula incertezza le nuvole hanno decimato i sogni la notte è luce senza meta tra destini in attesa. * Inverno. Alba. Reagire alla luce come se fosse cosa rara la bellezza. Anche l’oscurità sopravvive nel lieve chiarore non c’è un taglio netto una separazione tra giorno e notte l’uno nell’altra continuano a esistere come un arco infinito, l’eterna creazione. Sparse a terra le verità del tempo. Arrossendo l’orizzonte insegna la grandezza dell’amore. * La città è un’abbreviazione del mondo. Cedo il posto a sedere. Gli alberi ascoltano la vita andare dal finestrino la sera è una luce che s’abbrevia fino a sparire le cose alloggiate nel silenzio l’anima tace. La luna a guardare lontano il domani. * Spente le luci del giorno la vita tace tra le mura. È lì che s’incrociano i pensieri come una folla che spinge n...

Elena Mearini, "Sottozero", Marco Saya Edizioni, 2025

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Dove sono le tue vene il sangue sul dorso che sapevi si sarebbe fermato dove sono le pietre di parole e quella voce che usciva dal taglio dell’onda e che ora viaggia sui tram * Cadevi dal tempo uguale al cielo sedevi in poltrona assente al tuo nome * Aprivi e chiudevi la porta senza passare da una stanza all’altra aprivi e chiudevi per sentire il lamento dei cardini così uguale alla sillaba che ti urlava dentro allora veniva meno il tuo sentirti solo nella vertigine * Questo buio che si mescola è sotto copertura a indagare il tuo palmo quest’uomo che saluta il mio cane il pieno esposto alla notte un pugno ancora umano che alla luce del lampione esplode * La tua mano si consolava forse nel girare il colore nel secchio di vernice volevi fare il più bianco quello che nessuno vede volevi fare l’assenza e poi darla alle pareti perché si dice che i muri reggano bene il vento delle scomparse * Assolvo il compito e so di sbagliare la traccia che porta a metà pomeriggio so dei passi fiutati mal...

Barbara Coacci, "La consistenza", Arcipelago itaca Edizioni, 2025

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Maternità con pioggia Non eravamo pronte a questa epidemia di gocce alla rottura violenta delle acque da un cielo in bilico sul porto non avevamo scuse per gli squarci non avevamo scarpe il figlio che nasceva era una femmina dai piedi forti per aggrapparsi al suolo due anime di legno tenero guardavano il rovescio * Previsioni Così si fa il respiro, largo e quieto come una piazza assolata alla controra quando i tuoi occhi cadono nel sonno. Ti guardo e vedo la donna che sarai le gambe sempre in moto il naso al cielo a cercare la stella quella che adesso, dici, può esaudirti qualunque desiderio elenchi i tuoi mestieri preferiti parrucchiera ballerina pittora e poi maestra cuoca venditrice di magie con le tue piccole mani a mulinare in aria e oscuri abracadabra irripetibili un attimo dopo * Prologo Un canto di sirena svuota il sonno andare o non andare – intanto resto – fingere che sia per caso la biancheria lasciata sul tuo letto sfilare sull’orlo del naufragio la cima, il calendario, la ...

Mariano Ciarletta, tre poesie inedite

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Che idea bizzarra, tornare. Questo luogo non è più casa, piccolo: solo un accumulo di rovine dorate. Dietro il sipario una danza funebre. La stanza trattiene i colpi, il muro li conserva, e tu li ascolti ancora tutti — ossa che cedono. È solo notte. Poi scivola via. * Un taglio verticale nel cielo, lo squarcio che benedice il piombo, la colpa che cade. Il dado si è piegato sul lato sbagliato. Noi Sull’orlo del crocevia, al principio di tutto. Ancora. * Che altro resta se non la brumazione, il letargo che ritorna dopo il morso della vipera? Strisciare per fuggire, ventre mondo-sangue: terra, acciaio, tana. Il Celeste è chiuso. * Mariano Ciarletta insegna lettere presso l’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII di Marchirolo (Varese). Nel 2023 ha conseguito il dottorato di ricerca in studi letterari, linguistici e storici presso l’Università degli Studi di Salerno. Alcuni suoi testi editi e inediti sono stati pubblicati su riviste, antologie e siti di poesia. Nel tempo libero si occupa anch...

Isabella Leardini, "Maniere nere", Mondadori, 2025

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Sono stati per un attimo nell’onda la luce più brillante dell’estate. Corrente muta nella stanza buia filo di conchiglie che trema vetro irreparabile, segreto che conosce solamente chi ce l’ha. Certi bambini tornano da soli con una bicicletta nella pioggia si portano nell’aria come un peso la cosa ingarbugliata senza nome hanno avuto il coraggio di chiamarla ma nessuno ha creduto davvero che fossero capaci di rifarla l’hanno messa sul fondo della tasca nell’angolo del loro occhio azzurro. Chi la vede luccicare dalla stoffa sa che un giorno la ritireranno fuori per stringerne il lato affilato scagliarla sull’acqua del fiume cadendo dall’ultimo piano sentirla finalmente rimbalzare. * La terra non è buona né cattiva né buona né cattiva la sabbia diversa è la regola del mare: ruba, svuota, restituisce la forma esanimata del restare. Le nostre collezioni di piccole morti brillano ad asciugarsi vuote corpi leggeri trasformati nel calco che li ospitava solo per poco come se di noi restassero ...

Luca Crastolla, "L’indole del tarlo", Delta 3 Edizioni, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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sorriso augurale, piana del giorno estuario della notte: luna tarda che al cielo rimane a vegliare oliveto e contrade l’esatto contado di tarassaco e papaveri La circonvallazione è notizia letta e non appresa dai terrazzamenti: qui le cisterne riposano a botte o a campana poggiano ancora l’antico sterno agli sterrati insegnano come si chiede l’acqua alla pietra ‒ poca l’acqua assai la pietra ‒ che la legge è nella pietra ma la scolpisce l’acqua E la Vergine dei Rovi è nostra madre trafitta e una lama è già quell’asparago di luce * viene come fu scritto: con Dio è un’interurbana interrotta; Cafarnao è nell’ulcera reiterata della luce. Così che schierate in un sonno equino le luminarie sognano centrini d’ombra su archi atavici e caseggiati di calce accesa. Spenta la festa. Un pugno di lupini ‒ defluito il Santo ‒ l’altro è di mosche * a Mariagrazia Francot il seno appeso al primo temporale è uno spavento della pelle. Ma poi avviene: un acquerello si dispone Ovvero: come tu ritrai fragile...

"Fresco di stampa": Luca Bresciani, "La stella e il taglio", Premio Ciampi Valigie Rosse 2025

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Il temporale stanotte è una falange che accende a intermittenza i miracoli della stanza. Pendono dall’attaccapanni indumenti mai nostri e una luce penitente torna al cielo gigante. * Dormiamo sul fianco per un bersaglio più piccolo davanti al volo di coltelli nel circo grigio dei sogni e forse non si farà stanotte quel sinistro tra macchine e il balzo lungo nel nulla dopo la barriera divelta. Lo schianto imminente un giro nella morte e il ritorno alla salvezza un colpo di penombra. * Per indossare ai piedi il nuovo paio di calzini dobbiamo liberare le punte vincendo ciò che le stringe e nella presa dei prudenti annuirebbero le forbici se un sonno ancora robusto non ci trattenesse nell’azzardo. Così un primitivo strattone riconsegna le dita alle ossidiane e la felicità immaginata sulla bocca è la nostra prima scena di caccia. * È questo senza dubbio il mattino più bianco e sul limite del dire si ammucchiano le parole come bestie alla porta della propria stalla quando vicino è il momento...

Marco Bellini, "L’orizzonte che ci spetta", collana Lietocolle, Ronzani Editore, 2025

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Il sogno rubato E rimani così, con un sogno rubato senza cura, come l’infanzia perduta dentro la geometria di un fiocco di neve al microscopio. Non avresti mai voluto vedere, meglio restare con la neve alle ginocchia, quel freddo sulla pelle rossa di gioia nel fare un pupazzo: cielo caduto lì, dentro una luce che rimbalza. * Ombrelli Gli ombrelli dimenticati sono una lezione. L’abbandono quasi una scelta mentre fuori il sole schiaccia. E accade che un ombrello cambi mano nelle sale d’attesa, luoghi faticosi dove confondersi, diventare gente. Un ombrello sconosciuto nella vita di uno sconosciuto a cui ancora un orizzonte si prospetta. Un ombrello, quel darsi inatteso, quel darsi felice mentre fuori piove. * Tra l'incrocio e il prato È la forza speciale dello stadio: conservare il luogo certo dove memorie, compiute al tempo dei fatti, lasciano graffi tra l’erba. Le riconosci stanno lì le memorie, se vuoi ascoltare: vecchio canto per una liturgia zolla concimata dagli applausi per que...

"Fresco di stampa": Antònia Vicens, "Tutti i cavalli", Premio Ciampi Valigie Rosse 2025

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Traduzione dal catalano di Ilaria Sofia Perrino * Il cielo può entrare in una pozza l’inferno può essere un letto con lenzuola di seta. * Spari mi feriscono la fronte rivoli di sangue mi coprono la vista qualche curioso mi consiglia di andare in ospedale non so come spiegargli che non sono io che mi sto dissanguando. * Appena aprivo le persiane giaggioli in fiore e rose selvatiche ne prendevo un mazzo mi riempivo i capelli di petali fin che cavalli imbizzarriti mi calpestarono il ventre. * All’inizio Diavolo mi disse ti condurrò al mio rifugio il bancone è così lungo che vi entrano le bottiglie e i bicchieri necessari per dare da bere a tutti i condannati ma se ti colori le labbra ti strapperanno i denti con tutta la sete d’amore che c’è. * Perché mamma metti la tovaglia bianca di notte la cenere ti cola lungo le gambe se papà aveva tanta fede che si prepari lui il funerale. * Dopo l’estasi restano le camicie i calzini anche le stanze piene di voci ma non posso dire agli uomini che rac...

"Fresco di stampa": Fabio Valdinoci, "Argine degli angeli", peQuod, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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il contatto della parola pronunciata cerca l’innesto con lo spazio tra i denti sul palato scopre l’habitat ideale per assorbire la spezia raccolta in una nuvola di punti assetati d’obbedienza * ogni piega di arto ricorda che siamo fatti di carta si levigano sul fianco senza cartilagine risiedono nelle imperfette proporzioni superfici di certo esaminate dove affiorano isole di magma che hanno sperimentato il nostro punto di fusione * attraverso l’orditura conservi ancora un corpo per ospitare spigoli, strappi ancorare continue derive verderame e un glioma dove quel fossile appare e si manifesta all’impotenza dei vivi * al primo contatto ogni traccia di umano disinnesca l’arto siamo opere incompiute accostate a croci di gelso e nel moto perpetuo disabitiamo i dispersi quanti abiti occorrono ancora per rivestire un popolo * nel percorso di creature visibili in transizione primordiale privata del suo organo caudale l’umanità è una congenita raccolta di gesti collaterali dice: respira ancor...