Giorgia Mastropasqua, "Un canto al tempo che mi assolva", Les Flâneurs Edizioni, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma
L'ascesa
Ora che hai sciolto ogni vanità
votato il dorso alla sorte dorata
Ora che sai tendere e serrare
una presenza di garza leggera
C'è un'altra parete
In compagnia dei fiori di roccia
non si resta che una stagione.
*
Bambina, posato l'orecchio
sulla testa, ti ascolto come una conchiglia
e la conchiglia è una caverna per le bambole
fossa iridata della risonanza.
Ho fatto il silenzio, mi piaceva ripetere,
adesso cerco la tua voce.
A che scopo la vetta, il vigore pungente,
se non per ritornare al mercato di Gallipoli,
e potersi litigare uno scheletro calcareo
fra i turisti e gli scolari.
*
Poi un giorno ti sentirò ancora
anima, raccolta nei margini
di questa pelle desolata
nel petto taglierai un nodo
di scale e ballatoi, la lotta
non saprà più reclamarti
perché vedi, il tempo è questo
incidere pareti, turbare con lo
scandalo gli intenti giovanili
e ancora rimestare tempesta
perché paga di urti e schegge
possa fessurarmi perdere luce.
*
E se infine rinunciassi alla tua divinità
per sapere se ritorna a pullulare di segni
la canicola nel pomeriggio estivo
di oasi, ottiche, divampate nella noia
se lasciassi nell’oscurità del primo sonno
ogni tua perlustrazione immateriale
e ritornassi a leggere, seduto allo sgabello
un buon libro per le anime dei morti
forse, distrattamente,
arriveresti
dove risuona il canto
dell’altrove
dispensato da ogni tua
memoria
Che faresti se ogni tua parola
medicata, che hai lanciato al
largo, ti tornasse addosso?
*
Germoglio, hai compiuto la tua
rivoluzione siderale
mentre indugi guardando i vetri
ti domandi per la prima volta
se davvero tornerà l’estate - non hai le prove
Spiga di fiori, ti metto sull’avviso,
se piangerai un amore
non sarà nel perdurare dello sconforto,
piangerai il tono di un giovane sentire,
che non tornerà intero - ho le prove
Angelo mio, l’erba che non dà seme vuol bruciare
e ogni giorno si produce e scompare,
a tramonto di sole, ché il passato non ha figura
mentre adesso io mi informo un’anima,
nel tuo nome.
Fiore vivente, sono il profumo che resta.
Sono un presagio fertile, nella cenere.
*
Il fulcro del viaggio è cozzare
ginocchia e bagagli, l’esilio
promana dall’ingombro
io, espansione minima, inezia
fra le cose, ricordo ogni limite
memoria dello spirito
le ville, velate di tenebra
s’accendono maestose
per resistere alla notte
e mi scorrono accanto.
*
Si sfamano di rose
le uniche figlie
come i mendicanti
che non stendono la mano
ma lise hanno le
giacche e suole fragili
ferrate al gioco
della somiglianza
l’estate manifesta
nuova sostanza integra,
è posta convenuta
ai tavoli di plastica.
Debutto e miseria
giocano con due matte.
*
Giorgia Mastropasqua è nata nel 1986, ha studiato lettere alla Sapienza di Roma. Per cinque anni è stata redattrice della rivista Il Caffè, ha scritto di musica e di cultura su numerose testate. Nel 2015 ha pubblicato Grazie per gli Spiriti (Il Menocchio), nel 2016 è fra le autrici di Streghe Postmoderne (Alter Ego Edizioni). Ha pubblicato la sua prima silloge poetica Al Mondo vuoto (Controluna) nel 2024.
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