Paolo Maccari, una poesia inedita


21 settembre 2023

Lo sentivamo negli ultimi tempi
che era in viaggio
e ora è giunta l’ora.

Come sempre le ore radenti,
ci ha sorpreso un po’ sfiniti,
nascosti dietro a un muso trafelato.

Per aumentare al massimo
la nostra riserva di vergogna,
abbiamo opposto blanda resistenza,

come una mano che esita appena
prima di toccare rassegnata la fronte
in un saluto militare estorto da un potere superiore.

Come una mano che ancora si stende
a carezzare
una fronte fredda.

Come una mano che si stende
ma trema troppo e si chiude a pugno
e non sa dove sbucciare le nocche.



E ora, cuore sbilenco, pendola irregolare,
nessuno trepiderà per te
in fondo al corridoio rabbuiato.

Si sono spente le luci
e nel cassetto famoso
sono finite le candele.

Bisogna che la coscienza
torni giù. Lì ancora esiste scandalo
per ciò che è piccolo e male.

Apriamo lo stradario. C’è una via
che porta verso la piazza.
Non la interseca più la ferrovia.

Giriamo la chiave, dopo aver salito
due a due le scale di travertino.
Giriamo la chiave della casa grande.

Siamo tornati. Sono le due.
Hanno tutti molta fame.
Diciamo che siamo tornati.

Riascoltiamo la melodia
della voce
che applaude il nostro ritorno.



No, non è stata una sorpresa
l’ora arrivata.
Si è vissuto col fiato sospeso.

Col fiato sospeso ci siamo chiesti
per tutta la vita se dopo quest’ora
ci sarebbe stata ancora vita.

Ecco la vita. Ce n’è ancora.
Ha solo perso alcuni colori.
I meno sporchi. I migliori.



Vecchio cuore inadatto, è il momento
di prendere il largo verso
le città di gelo e spavento.

Anche lì ci sono strade,
carichi, doveri,
barlumi.

Prepàrati a rispolverare
gli attrezzi sghembi, i muscoli con i crampi,
le energie malfunzionanti.

C’è ancora vita? persistono pensieri
di difficile amore
per un certo numero di persone.



Il cassetto famoso non ha più candele,
la melodia di quella voce pura risuona
soltanto nel corridoio della memoria.



Ma quanta luce, quanta musica,
non appena lei riappare,
invade il cuore incredulo,

la patria piccola dove ci rannicchiamo
per trovare posto ancora
accanto a innocenza e sacrificio
e dolcezza e innocenza inerme e scandalo
per tutto ciò che è male e piccolo.
C’è tanto posto, tantissimo posto.

Il mondo, quanto posto c’è,
quando lei riappare, non può immaginarlo.
C’è sempre posto, lì,

come sempre.

*

Paolo Maccari (Colle Val d’Elsa, 1975) vive e lavora a Firenze. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Ospiti (Manni, 2000), Fuoco amico (Passigli, 2009), Contromosse (Con-fine, 2013), Fermate (Elliot, 2017), I ferri corti (Lietocolle-Pordenonelegge, 2019), Vincoli (Origini edizioni, 2021) e Quaderno delle presenze (Le Lettere, 2022). Nel 2025 ha pubblicato il suo primo romanzo Ballata di Memmo e del Biondo (Elliot).



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