Fabrizio Cavallaro, "Dico di te", collana Lietocolle, Ronzani Editore, 2025


Il libro contiene venti immagini fotografiche di Laura Daddabbo


La notte non mi parla

I.

Quel sentore
di latte detergente
o crema idratante
sulle tue guance
e sugli zigomi – che,
quando ti bacio,
mi resta sulle labbra –
è il sapore stesso
dell’anima a primavera,
del vivere
futuro anteriore


II.

Mentre ascolto la notte
la notte non mi parla
dietro la parete un respiro
come di cornamusa lieve
prima di distenderti hai detto
abbassa un po’ quel tonfo
sapevi era il mio cuore
però hai detto è ora di dormire
il balcone aperto sulle foglie
frescura lieve tra i capelli
gemme preziose da bere al volo,
tu che conosci il modo e i tempi,
le parentele con gli angeli
che ti carezzano il viso
che non sa invecchiare

*

Vita conosciuta

I.

Sei tutte e ognuna.
Sei Susanna, figlia e madre di Pier Paolo
che piange il figlio assassinato;
sei le madri dimidiate di Almodovar;
la signora Rimbaud, che però
non aveva vento nelle suole.
Sei Giocasta figlia di Meneceo,
Andromaca che vede Ettore morire,
sei la madre di Eurialo nel Canto dell’Eneide.
Sei un po’ tutte e sei la sola –
modello e risvolto, lievità e fardello
unico legame e modello,
pena normale di ogni tempo –
di questa comune epopea filiale


II.

Che tu sia vita è vita
conosciuta e carezzata
sulle punte delle dita,
e qualunque supplica
guadagna il tempo
di questa gioventù
affrettata, controvento

*

Melagrana di pensieri

I.

Questa mia ostinazione alla salute,
mentre tu ti destreggi
con innata discrezione,
nelle tue molte dolenze.
Una delle cose che da te ho imparato,
accettare i pesi inevitabili della vita,
guardare il bicchiere pieno in parte
delle multiple gioie di cui
è fatta la quotidianità e ci nutre.
In ciò, l’unica possibile felicità


II.

Il circolo del sangue
dalle gambe al centro
del cuore in tumulto,
vita cavalcando indomita
ironia d’una risata semplice
cortile arancio di sole
melagrana di pensieri,
le tue spallucce deboli
sponda cui ancora m’aggrappo,
muro e nido in cui riparo

*

Fabrizio Cavallaro è nato a Catania (dove vive, in provincia) nel 1967. Ha pubblicato alcune raccolte di versi, tra cui Latin lover (Prova d’autore, 2002, prefazione di Attilio Lolini); Di seconda virtù (Interno Poesia, 2017, prefazione di Gandolfo Cascio); Estività (Ensemble, 2018); A metà del passo (Nulladie, 2022); Teatro interiore (LFA, 2024).





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