Isabella Paola Stoja, tre poesie inedite


In questa via sperduta
ci sono sempre stata solo io
quel fiore, la radura maltenuta
all’angolo un muretto.

Se la percorro avanti mi rivedo
ma se ritorno indietro forse incontro
me stessa che domani già si avvia.

Il punto è che in fondo al crocevia
dovremmo allora ritrovarci tutte
me adesso, me ieri, me domani
al centro del meriggio
la stessa sigaretta tra le mani
accanto al fiore intruso nel cemento,
l’unico che non cambia e non si immola
all’ara d’una nuova storia…

Ma presto svaniscono.
Basta un istante, un fiato
perché qualcosa accada
e cambi me e la strada insieme
volgendosi a silente minuendo
a cui sottrarre il conto, trasformando
le cose dal suo angolo di mondo.

*

Rispondo ad un nome
che è sillabe e suoni
nel soffio di chi me l’ha dato.

Ricorda il bisnonno
partito alla volta del fronte
tornato azzoppato,
dannato poi a vita al bastone.

Ricorda una storia
che specchia all’inverso la mia
che non si raddrizza o compone,
bastasse il bastone ch’è ancora
alla porta d’ingresso.

È un calco di gesso stasera
la notte che porta alla luce
l’equivoco forse fatale
che il nome nel suo taglio netto
si addica a me sola
nel tempo che lento risale,
perché se io muoio
comunque il mio nome rimane.

*

Tra la rotaia e il filo
forse si regge il senso
d’una partenza e d’un arrivo.

Si sgranano rosari e coincidenze
nella sacralità, prima del fischio,
delle panchine cariche d’attesa
dove nessuno è ancora chi ritorna
o chi si avvia.

Basta l’indugio a farmi meno dura,
il tempo che non punge
finché non passa il primo treno.

*

Isabella Paola Stoja è docente e autrice. Nata a Bologna nel 1990, ha studiato Lettere e Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha pubblicato tre raccolte poetiche, tra cui Cronache dalla controra (2022) e Lettere a Endimione (2023). Accanto alla scrittura in versi, collabora con siti online e riviste culturali, occupandosi di critica letteraria e recensioni.



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