Isabella Paola Stoja, tre poesie inedite
In questa via sperduta ci sono sempre stata solo io quel fiore, la radura maltenuta all’angolo un muretto. Se la percorro avanti mi rivedo ma se ritorno indietro forse incontro me stessa che domani già si avvia. Il punto è che in fondo al crocevia dovremmo allora ritrovarci tutte me adesso, me ieri, me domani al centro del meriggio la stessa sigaretta tra le mani accanto al fiore intruso nel cemento, l’unico che non cambia e non si immola all’ara d’una nuova storia… Ma presto svaniscono. Basta un istante, un fiato perché qualcosa accada e cambi me e la strada insieme volgendosi a silente minuendo a cui sottrarre il conto, trasformando le cose dal suo angolo di mondo. * Rispondo ad un nome che è sillabe e suoni nel soffio di chi me l’ha dato. Ricorda il bisnonno partito alla volta del fronte tornato azzoppato, dannato poi a vita al bastone. Ricorda una storia che specchia all’inverso la mia che non si raddrizza o compone, bastasse il bastone ch’è ancora alla porta d’ingresso. È un calco...