Luca Crastolla, "L’indole del tarlo", Delta 3 Edizioni, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma


sorriso augurale, piana del giorno
estuario della notte: luna tarda che al cielo
rimane a vegliare oliveto e contrade
l’esatto contado di tarassaco e papaveri
La circonvallazione è notizia letta
e non appresa dai terrazzamenti: qui
le cisterne riposano a botte o a campana
poggiano ancora l’antico sterno agli sterrati
insegnano come si chiede l’acqua alla pietra
‒ poca l’acqua assai la pietra ‒ che la legge
è nella pietra ma la scolpisce l’acqua
E la Vergine dei Rovi è nostra madre trafitta
e una lama è già quell’asparago di luce

*

viene come fu scritto:
con Dio è un’interurbana interrotta;
Cafarnao è nell’ulcera reiterata della luce.
Così che schierate in un sonno equino
le luminarie sognano centrini d’ombra
su archi atavici e caseggiati di calce
accesa. Spenta la festa. Un pugno di lupini
‒ defluito il Santo ‒ l’altro è di mosche

*
a Mariagrazia Francot

il seno appeso al primo temporale
è uno spavento della pelle.
Ma poi avviene: un acquerello si dispone
Ovvero: come tu ritrai fragile
fragili frangenti, nessuno.

Sorella di crepacuore come si crepa la terra
ti spezzasti in aree di estrosa miseria. Diciamo sud
ogni volta che bussando non otteniamo voce

*

rimane questo vento lento da dirsi
quando con le mani in mano
intavoliamo una landa pietrosa
e sorrisi uguali, recisi in parte
in parte timidi. E non occorre si dica
altro mare che questo non attraversato
se non annegando azzurrità affrescate
in un cielo nudità di calce candore
corda corrimano risalente. Che albori
che borragine che pudico frastuono intorno
che insetti penetranti. Che cuore talmente arginato

*
ad Antonio Sparro

l’uomo gettò le sorti della voce
tra i gerani, perché tornassimo con tutte
le api nella bocca. Perché nell’idioma
brulicante non v’è direzione che non sia
urlo alla distanza, un intimo grido
esorbitante travaso. Diluvio di terre secche
in terra d’incuria vagante, stutati giganti
Dio padre delle collisioni e madre dell’alea
come incerto centro che muove e squassa
moltitudini introverse a uno stato assai brado
come si scuce di colpa in colpa, come
di colpa in colpa s’ottunde per estensioni
geo grafie e logie di sposa tanto barocca
quanto nella sua sete asciutta

*

Luca Crastolla nasce a Fasano, in Puglia messapica, nel 1974. Pubblica la sua prima silloge nel 2018, L’ignoranza della polvere per Controluna Edizioni. Suoi inediti compaiono in I cieli della preistoria – antologia della nuovissima poesia pugliese, l’opera è curata da Antonio Bux per Marco Saya Edizioni. L'indole del tarlo è la sua ultima pubblicazione.





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