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Luca Crastolla, "L’indole del tarlo", Delta 3 Edizioni, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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sorriso augurale, piana del giorno estuario della notte: luna tarda che al cielo rimane a vegliare oliveto e contrade l’esatto contado di tarassaco e papaveri La circonvallazione è notizia letta e non appresa dai terrazzamenti: qui le cisterne riposano a botte o a campana poggiano ancora l’antico sterno agli sterrati insegnano come si chiede l’acqua alla pietra ‒ poca l’acqua assai la pietra ‒ che la legge è nella pietra ma la scolpisce l’acqua E la Vergine dei Rovi è nostra madre trafitta e una lama è già quell’asparago di luce * viene come fu scritto: con Dio è un’interurbana interrotta; Cafarnao è nell’ulcera reiterata della luce. Così che schierate in un sonno equino le luminarie sognano centrini d’ombra su archi atavici e caseggiati di calce accesa. Spenta la festa. Un pugno di lupini ‒ defluito il Santo ‒ l’altro è di mosche * a Mariagrazia Francot il seno appeso al primo temporale è uno spavento della pelle. Ma poi avviene: un acquerello si dispone Ovvero: come tu ritrai fragile...

Federico Preziosi, "L’uomo qui assente", Delta 3 Edizioni

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Dove si ferma la notte Credimi adesso, credimi ancora, non era l’altrove né il tarlo all’ultimo sguardo che scese dal volto penetrate le viscere del talamo, ma dove si ferma la notte si ricongiunse il tremore alle spalle. Rimasi di sasso all’inverno: la mia sete nell’utero di ghiaccio così pronta a infrangersi in libero volo dall’alto come una stalattite franta al tempo del marmo, tomba del senso, progenie del grembo. * Qui accade Qui accade il tempo nelle sfumature delle ombre incancrenite tra le forme a me prossime, care, irrinunciabili. Qui accade quel radioso compensarsi di un niente che si cela alle mie spalle e come allora qui ritrova il giorno sopravvissuto a un’intera esistenza la mia scrittura fitta del tuo «nostro». * Le cose inesatte Per le cose inesatte c’è un attrito e l’uomo a cui ripenso le dispone offrendosi all’autunno che si aggira. La posizione presa lo avvicina, quel non saper più stare dentro me sostanzia la vanesia distopia e poi c’è altro, una malinconia. * Docil...

Maria Consiglia Alvino, "Elegie per Calypso", Delta 3 Edizioni, 2023

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Scordando Itaca Il sole smargina le cose, le colline, le case, la strada, la strada. Luce sciante sui noccioli, nel sangue, vento forte sulla disconnessione presente. Un’auto bianca scorre distante. Condomini di sonno e un monte da scalare nascosto, l’infanzia. Tutta questa vita. Siamo luce, non so. Definire, disegnare, che poi è la stessa cosa, fiori sbattuti nel blu. Cosa resterà di me e di te un testo apocrifo senza titolo diario di un mare altro di un altro verde, un’estate chiara, lontana. * Lievito madre Le cose che guardo sono tutte eterne erano qui da tempo, nella congerie di attimi e fotoni, senza tempo. Tu ridi. Un altro giorno ha tolto una gioia fugace, l’ossessione del presente. La paura è un lievito madre cresce nella notte ed è la vita, la vita che ci ostiniamo a dare. * Penelope La notte è lontana, giorno ancora non volge. Proverò ancora a osservare il moto vitreo dell’acqua, i fiori che a cento popolano la sabbia il gabbiano silenzioso che plana. Cercherò parole al fond...