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Igor Giammanco, finalista Premio Poeti Oggi 2026

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E sentivamo che quello era il tempo, accovacciati perché il gioco prevedeva di restare immobili per non essere mangiati, anche se crescendo quella regola avremmo almeno potuto ridiscuterla perché non era giusto che sempre noi dovevamo nasconderci e i bambini più grandi i cacciatori o più semplicemente l’avremmo fatta nostra come un’idea del mondo. Il paese aveva tante mani e da ogni parte abbracci. Nella piazza era stare al centro del mondo e sempre uscivano alcuni dalle case come si va dal panettiere o la domenica riflessa nel marmo della chiesa come una cosa da vestire e per tutti il cielo era l’asfalto dove una volta avevano un terreno. Anche noi andavamo per restare ma solo pochi giorni e mai che ci chiamassero per nome. * Igor Giammanco è nato a Palermo nel luglio del 1986 e risiede a San Donato Milanese. Ha pubblicato  Come una cosa del mondo per Puntoacapo Editrice nel 2025. La poesia contemporanea in lingua italiana

"Fresco di stampa": Igor Giammanco, "Come una cosa del mondo", Puntoacapo Editrice, 2025

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Rimani, c’è qui abbastanza mondo cielo larghissimo. C’è da colmarsi vastissimi dentro un abbraccio, dal ventre esplorarsi il bene e il male, darsi altre bocche altra fame. Se vai mi farò valigia mi farò stazione. * Dietro l’angolo una schiera di case tutte uguali che sembra un’interrogazione, il luogo è questo: un portone aprendosi sembra uno che si schiarisce la voce un lampione preme sull’asfalto la sua luce come un battesimo. Il quartiere non è quell’eterno che ci era stato detto, quando è ora di cena le madri dal balcone hanno smesso di urlare i nostri nomi. * Chi siamo se adesso il corpo ha fragili contorni e il nostro tempo insieme è un inciampo dell’inverno. Non basta la cura del mare, resta silenzio il silenzio, lo sai, ha respiri come una cosa viva. Che fare di questa luce interrotta ora che è soltanto un taglio a tenerci insieme e il tuo stare al mondo è un’assenza lunghissima senza più dolore. * Le ore che ci siamo detti non bastare, la pronta assoluzione dei nostri limiti i...

Igor Giammanco, cinque poesie inedite

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Ma l’inverno anche ha una sua grammatica un ordine un’ipotesi dove la neve è neve la terra umida la sera un millennio. Un altro cielo sarà per altri consolazione, per noi soltanto questo abbandonarsi al tempo al lento cigolio del legno ai passi che si perdono tra queste stanze fredde. * Così restiamo, nella teoria di una finestra, siamo gli occhi e ciò che guardano: le cose che trattengono, quelle che lasciano andare. Il cielo ha una sua geometria ma possiamo immaginarlo curvarsi, guardarci di spalle, come in partenza. * La casa è avvertirne le pareti, la nostra vita di qui. Che respiriamo significa una direzione, una luce semplice. Poter morire doppiamente come stoviglie messe ad asciugare. * La morte erano per te i patti che io stringevo, gli anniversari, fare la spesa, la domenica che si spegneva come una cosa triste. E così temevi i miei occhi quando pesavo ogni parola e desistevo senza uno sfogo, il cielo erano queste poche nuvole una casa un sole un albero disegnati da un bambino...