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Visualizzazione dei post da febbraio, 2026

"Anteprima Portosepolto": Williams Busdraghi, "Feroce preghiera", peQuod, 2026

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Quiete La mente cancella tutto, i fuochi oltre l’orizzonte l’oblio della tenebra, da lontano la strada si fonde al nero scompaiono gli ultimi resti della sera, asteroidi abbandonati a corpo morto lungo la carreggiata, ma non spaventa il silenzio tutto è quiete ci si abitua a morire giorno per giorno senza timore. * Travolto C’erano le onde, il mare attorno a noi e le case disfatte, l’odore acre della carne bruciata, aprivamo le mani, ci aspettava il niente, per le strade la folla gridava noi contavamo le ossa, le nostre e quelle dei resti quelle delle scampagnate in bicicletta fuori dalla città, sulla collina, lontani, sul tavolo solo luce quella che trapassa il cuore e fa immaginare infinita la corsa. * Berti La conchiglia arenata, la sua solitudine nell’onda e nel fragore la memoria che si frantuma nel tempo la cura delle maree nell’abbraccio di un oceano, il mio cuore colmo il sale che si attacca alla pelle come ogni tuo respiro, sfiorarti nel calore dell’ultimo raggio di sole, bert...

Francesco Lorusso, "Due punto uno", Arcipelago itaca edizioni, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma

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Sto sporcando la pioggia con le scarpe e le pozze dispari dei parcheggi numerati dove alla testa delle insegne luminose s’allunga la gambetta zoppa e triste di una lettera che ti nomina a singhiozzi mentre sillaba controtempo attraverso l’aria storta e stretta nei polmoni, affinché il corpo cardiaco non si appari al crepuscolo che si affanna contro il cielo. * Si dovrebbe ricominciare a stare nella frase in quella parte di apparenza e vuoto preso col primo punto di minimo abbraccio, nel sottile affanno di suono beffardo che pure col niente riempie l’ambiente. Se la parete impermeabile traccia righe indecifrabili o un lamento di pianto interminabile, resta il prodotto di una divisione il continuo sottrarci alla somma dei gesti l’umido che si accumula e si computa in disparte affinché ogni cellula risorga dal tessuto separato. * ... e finalmente adesso non ne sai più niente, un filamento esile sostiene il corpo e presume la figura del tuo pensiero il velo nero macchiato che lo contiene. ...

"Fresco di stampa": Giovanna Sicari, "Tulle le poesie", Interno Poesia, 2026

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Malgrado quel tuo odore mi distraesse dal resto dicembre squartava l'aria un altro anno scandiva la sequenza. Nei solchi delle periferie distratte bocche dalle tasche dei pantaloni inseguono l'atmosfera pigra del sogno di stanotte fra tradimenti e chiese devastate, niente oltre il tuo respiro di usignolo fra i quadri rubati nella penombra dell'ultima guerra fratricida raccontando tutto a un amico sempre lo stesso dalle mille conturbanti facce di pavone, di bue, di filigrana gentile di vitello da scorreria. Dov'era, chi era con la faccia bestiale o floreale per caso - diceva - non mi scuoteva. * Fendenti di ghiaccio, arringhe unite, esagerate allora arrivate nella casa morale allora non saremo vittime ma umani, e già nel sonno mentre dormi, già spinto a un eccesso di richiamo. Non ti riporto al posto di esosi ricami di fumosa protervia, protesa io stessa mi salvo con gorgheggi, parole nervose al di là della porta né ricchi, né padroni al di là do una sorte stretta tua fr...

Andrea Galbiati, tre poesie inedite

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Lordo consumo Con la bocca schifosa  senza occhi di uomo eterno e sordo grida il culto di chi vince, sporca  nel silenzio la miseria degl’ultimi. Le infinite cose inutili che lo sviluppo divora non bastano affatto, nel deliro di tutti modernissime spregiano il senso buono dell’utile di cui il progresso ha bisogno. Come un miracolo il sole pallido illumina da qui le isole più lontane immobili ancora  nel mare caldo. * Metrofobia Occorre inzuppare i piedi nell'erba  e camminare intirizziti  spogliarsi di certe giacche  impettite e squadrate sparpagliare gli occhi tra le calme onde  dei fiumi bruni tra le luci elettriche  delle periferie notturne ed ovunque tutto intorno. Occorre farlo o quel che resta  è inutile all'ultimo respiro che certo non soffia su ciò che c'è stato di misurabile. * Cantiere Non conosco altro che il cantiere. E le sue tante voci dall’africa di sabbia alle pianure secche imbalsamate nella nebbia. E i suoi odori quello caus...

"Anteprima Portosepolto": Michela Zanarella, "Eterna creazione", peQuod, 2026

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Non ci sono che guerre e lacrime indifese in questo tempo dove il buio non concede tregua. Si osserva la paura invadere il mondo e l’autunno farsi scudo nella pioggia mentre la vita accumula incertezza le nuvole hanno decimato i sogni la notte è luce senza meta tra destini in attesa. * Inverno. Alba. Reagire alla luce come se fosse cosa rara la bellezza. Anche l’oscurità sopravvive nel lieve chiarore non c’è un taglio netto una separazione tra giorno e notte l’uno nell’altra continuano a esistere come un arco infinito, l’eterna creazione. Sparse a terra le verità del tempo. Arrossendo l’orizzonte insegna la grandezza dell’amore. * La città è un’abbreviazione del mondo. Cedo il posto a sedere. Gli alberi ascoltano la vita andare dal finestrino la sera è una luce che s’abbrevia fino a sparire le cose alloggiate nel silenzio l’anima tace. La luna a guardare lontano il domani. * Spente le luci del giorno la vita tace tra le mura. È lì che s’incrociano i pensieri come una folla che spinge n...