Isabella Leardini, "Maniere nere", Mondadori, 2025
Sono stati per un attimo nell’onda
la luce più brillante dell’estate.
Corrente muta nella stanza buia
filo di conchiglie che trema
vetro irreparabile, segreto
che conosce solamente chi ce l’ha.
Certi bambini tornano da soli
con una bicicletta nella pioggia
si portano nell’aria come un peso
la cosa ingarbugliata senza nome
hanno avuto il coraggio di chiamarla
ma nessuno ha creduto davvero
che fossero capaci di rifarla
l’hanno messa sul fondo della tasca
nell’angolo del loro occhio azzurro.
Chi la vede luccicare dalla stoffa
sa che un giorno la ritireranno fuori
per stringerne il lato affilato
scagliarla sull’acqua del fiume
cadendo dall’ultimo piano
sentirla finalmente rimbalzare.
Corrente muta nella stanza buia
filo di conchiglie che trema
vetro irreparabile, segreto
che conosce solamente chi ce l’ha.
Certi bambini tornano da soli
con una bicicletta nella pioggia
si portano nell’aria come un peso
la cosa ingarbugliata senza nome
hanno avuto il coraggio di chiamarla
ma nessuno ha creduto davvero
che fossero capaci di rifarla
l’hanno messa sul fondo della tasca
nell’angolo del loro occhio azzurro.
Chi la vede luccicare dalla stoffa
sa che un giorno la ritireranno fuori
per stringerne il lato affilato
scagliarla sull’acqua del fiume
cadendo dall’ultimo piano
sentirla finalmente rimbalzare.
*
La terra non è buona né cattiva
né buona né cattiva la sabbia
diversa è la regola del mare:
ruba, svuota, restituisce
la forma esanimata del restare.
Le nostre collezioni di piccole morti
brillano ad asciugarsi vuote
corpi leggeri trasformati nel calco
che li ospitava solo per poco
come se di noi restassero bellissimi
i cappotti, i cappelli, gli ombrelli
e il disordine provvisorio delle tane
si facesse amuleto splendente
del corpo rimanente, visibile
che qualcuno laverà con cura
e metterà in bella mostra in un vaso
proprio al centro di una libreria.
*
Accendete le piccole luci
per quelli che non hanno avuto
per i bambini che devono giocare
per quelli che possono ridere.
Accendete le luci la sera
un po’ prima, quando è ancora giorno
e guardateli arrivare piano.
Sono come un riflesso di sole
aria che si muove e non si vede ombra,
io li sento dietro le porte
so che a volte gli passo vicino.
*
Vengo dalle assi in cui germoglia
nell’acqua al buio questo strano fiore
e rinasce fenice nella neve.
*
Aperta dimora di tutte le voci
spazio aperto per chi non trema
nel primo giorno della giovinezza.
Aperto distacco dal tempo
del nostro preciso brillare.
Sono tra quelli che possono guardarlo
felici di poterlo guardare
di averlo sempre soltanto guardato.
*
I morti in pace hanno ali leggere
si avvicinano preoccupati
volano in piccole forme
ma i diffidenti li scacciano ancora.
Così forse si reincarnano i poeti
contrappasso del loro lieve volo
essere sempre così tanto fraintesi.
*
Isabella Leardini è nata a Rimini nel 1978. Ha pubblicato le raccolte di poesia La coinquilina scalza (Niebo/ La Vita Felice, 2004) e Una stagione d'aria (Donzelli, 2017). Insegna Scrittura creativa all'Accademia di Belle Arti di Venezia e da anni tiene workshop e laboratori di poesia in tutta Italia con il metodo pedagogico da lei stessa ideato, oggetto del saggio Domare il drago (Mondadori, 2018). Dal 2022 dirige il Centro di poesia contemporanea dell'Università di Bologna; cura inoltre le collane di poesia dell'editore Vallecchi.
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Foto di Valentina Solfrini La poesia contemporanea in lingua italiana |
