Daniele Mencarelli, "Degli amanti non degli eroi", Mondadori, 2024


Diciotto luglio novantatré
cristallo di sale brilli
succhiato dolce alla saliva
brucia l’acqua che ci bagna
sulla riva ti addormenti inanimata
sei di una pace che spaventa.
L’immaginazione sia maledetta.
Stravolge donandoti alla vista
non bella addormentata sulla spiaggia
ma seccata morta senza vita,
buona per i vermi che ti scavano
una porta murata invece della bocca,
alla fine piangere d’immaginazione
pregare la testa di finirla,
poi ecco compiersi il miracolo,
tra i vivi torni lentamente
come niente mi sorridi
tu stessa sorpresa dal tuo sonno
dai miei occhi salati liquidi.
Per vergogna accusare il sole,
è lui a farli lacrimare.

*

Undici ottobre novantadue
sedici gli anni appena scoppiati
mille i cazzotti mille i baci
strappati dalle labbra di un paese
sgranato passo dopo passo,
senza mai soddisfarla veramente
questa fame infelice
questo desiderio di cane di carne e vita
di voglie ubriache sempre in festa.
Non arriverà il sonno ma una perdita di sensi
un corpo sfinito che s’arrende
a qualcosa dentro di feroce.

*

Non è poi così grande il passo
fare di questa baldoria
un mestiere col posto assicurato,
potremmo avviare un bel commercio
drogato dai nomi di pasticca
oppure senza tanti giri di parole
impugnato il coraggio a due mani
visitare qualche banca della zona,
cinque minuti scarsi di lavoro
e hai per sempre la vita sistemata,
come i grandi del bar Le Rose
uomini armati di centomilalire
brandite sempre col sorriso,
altro che quelle di mio padre.

*

La cabina fototessera
sputa smorfie miste a visi
tu regina senza pari
storci e arricci al tuo comando
non c’è naso o bocca che si opponga
avresti un futuro certo nella tele,
io invece vengo bene al naturale
nella posa di drogato più che pazzo
che ama zero il suo sorriso.
L’ultimo scatto lo vuoi serio
io e te guancia contro guancia
per portarci domani qualcosa del presente.
Ti guardo sulla foto intanto che s’asciuga,
non eri tu la prima volta che ti ho vista,
eri un’altra cosa più bruttina,
il tuo viso non bucava come ora
la corteccia della pelle come niente.

*

Di lavoro vorrei fare il maledetto
delle mie poche candeline
farne un rogo più alto della notte
gli amici di sempre attorno alle fiamme
intonerebbero una danza
canterebbero il mio nome mentre io
uno a uno guardandoli negli occhi
li abbraccerei prima di partire,
il mio amato branco di fratelli
che ha colpito in mia difesa
per cui avrei ucciso anche il mio sangue.
Guardarci volare sugli scooter
lungo il corso di questi anni
che finirano un millennio intero.

*

Daniele Mencarelli, poeta e narratore, nasce a Roma nel 1974. Vive ad Ariccia. La sua produzione poetica, a partire dall'esordio sulla rivista clanDestino, si afferma soprattutto grazie a Bambino Gesù, Edizioni Nottetempo. La sua ultima raccolta poetica è Tempo circolare (poesie 2019-1997), peQuod, 2019. Del 2018 è il suo romanzo d'esordio, La casa degli sguardi, Mondadori (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima). Nel 2020 esce Tutto chiede salvezza, Mondadori (finalista al premio Strega, vincitore del premio Strega Giovani, vincitore del premio Segafredo Zanetti-un libro un film, vincitore del premio Anima per il sociale). Con Sempre tornare (Mondadori, 2021, premio Flaiano per la narrativa) lo scrittore chiude la sua ideale trilogia autobiografica.





La poesia contemporanea in lingua italiana

Daniele Mencarelli