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Manuel Lantignotti, tre poesie inedite

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Eppure un luogo in cui sostare c’è, un fossile su cui riprendere fiato svuotare le scarpe dai granelli. Ecco, lasciate che tutto scorra e io, io sia l’unica cosa immutata e fragile. * Siete tutti crisalide, gocce d'ambra e cicatrici; quando non ricordate chi siete guardatemi la memoria: sarò custode di come vi ho conosciuti. Ho una lista senza fine di nomi, volti che ho promesso di dimenticare e giuro che farò spazio e giuro * In quel futuro i tuoi trucchi seccano nella trousse; dalla sala non vedo i tuoi piedi spuntare, né il cane tenerli al caldo. Un limbo di respiri dimezzati impresso su pellicole in celluloide, danneggiate, infiammabili. Le ricette dei block notes ho tentato di eseguirle; il tuo segreto è perduto i profumi non ritornano. * Manuel Lantignotti è nato a Milano nel 1994 e vive a Bollate, in provincia di Milano. Appassionato di teatro, inizia a recitare all’interno di una compagnia di Garbagnate Milanese con cui lavora tutt’ora. Attualmente sta lavorando alla sua p

"Fresco di stampa": Francesca Del Moro, "Ex madre", Arcipelago itaca Edizioni, 2022

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Ho attaccato un fiore accanto a lui, sulla parete. Ho scelto, senza volere, proprio lo stesso colore del fiore del suo disegno che tengo ancora appeso al muro vicino al letto. Nel nostro sonno così diverso, così lontano ci avviciniamo: ciascuno dorme vegliato dal fiore donato dall’altro. * Non ci vorrà troppo – in questo la chimica aiuta – tutti penseranno ch’è passato e io avrò imparato a portare con disinvoltura il mio sguardo opaco e il terrore dentro. * La sua voce adulta e bambina chiama mamma, arretra nel buio, non ha corpo, è piena di paura. In grembo gesto la sua assenza, il cordone ombelicale, il tubo del gas. * Il sole che da luglio mi ferisce torna buono in questo giardino. Ecco le aiole, le rose, il tavolino tondo, le ombre del fogliame, il sorriso di Adriana. Nella stanza per me il letto fresco mi ridona l’emozione del viaggio, delle bozze sul comodino. Piangere è dolce la sera tra la meliga e l’orsa che seguiamo nel cielo pulito, è un pianto condiviso. * Oggi l’occhio di

Mattia Tarantino, "L'età dell'uva", Giulio Perrone Editore, 2021

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Dammi una parola onesta, che risolva la brevità del mondo e delle cose; che sia oppure indeclinabile, sospesa nella voce a stabilire cos’è che dura e cosa non ha tempo. * Vorrei conoscere il mondo dei morti, reclamarlo in una lingua senza storia che non abbia una grammatica, ma possa avverare tutto ciò che si pronuncia. Mi usano per parlare a chi è rimasto, vogliono che dica, rovesciandola, la parola che non hanno mai trovato. * Vedi, non restano che i nostri frutti sulla tavola: mia madre che li sbuccia; i loro nomi che pendono dall’orlo e cadono tra il pavimento e l’invisibile. Ora all’uva basta un soffio per marcire in fretta e diventare una preghiera. * Sottovoce insegnami il mistero che agita le cose e l’invisibile. * Ci sembrava rimanesse solamente una parola impronunciabile per dire il fremito, l’angoscia, oppure i giorni che giravano e tremando sostenevano questa stagione sconosciuta in ogni casa. * Mattia Tarantino (Napoli, 2001) codirige Inverso – Giornale di poesia e fa par

Omaggio a Cristina Annino (1941 - 2022)

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Casa d’Aquila Vado verso la casa in una miseria di caldo sopra di me, nella morta estate senza onori. Né telefono, fiori. Tento di capire che dica l’uscio premendosi la bocca con le mani. Che vuol dirmi senza onori la casa? Non entro ma guardo fuori l’oscillante lingua dei piani. Penso: non ci fossi più m’aprirebbero con cerimonia, su fondo turchino e le dita fari, leggendo quanto ci misi a scalare una casa vivendo. Sarebbe la Verità, perch’avevo ragione in tutto, e parlavo ai pesci del mare. Alzo le mani senza resa, senza voltarmi. Niente fiori, casa dolorosa; ti peso sui due reni della bilancia. A chi andrà tutta questa ricchezza, lo spreco delle forze, l’aquila dentro di me? * Lasciare un ospedale come un lento giro di umidità, poi le finestre chiare senza uccelli, in una mattina fredda, dicembre 21, desiderare te all’uscita che risolvi ogni frase maledetta, col cappotto e le giarrettiere indorate, feroce dolce scandalo, e il tuo corpo invade la cinta dei muri. Ma non ci sei; ti ric

"Fresco di stampa": Luca Pizzolitto, "Crocevia dei cammini", Italic Pequod, 2022

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Luce lasciata e tersa dei primi giorni di dicembre, misericordia del vento sul tuo viso gentile, tagliato dal freddo. È l'eco ostinata del vuoto, è un peso greve sul cuore; neve che accende e poi placa l'inciampo della sera. Andare in pezzi, fiorire un mattino. * Nell'avanzo di parole su cieli colmi di rabbia, qui dove piove piano e rinfresca la sera cedi al vuoto, al niente, il dono austero delle labbra. Nell'ostinato silenzio di Dio, nel tuo sguardo breve di madre trova riposo ogni mia lontananza. * Le distanze che cadono dalle ciglia, il cielo dei tuoi sguardi improvvisi, il vuoto e altre forme, questo amore così fragile immaturo, arreso, non voluto. Tutto splende e fiorisce nel farsi attesa della sera. * Cos’è questo rumore che riempie la notte e impedisce il sonno? Dalla bocca di pietra zampilla il tempo e ciò che resta delle mie rovine. * Luca Pizzolitto nasce a Torino il 12 febbraio 1980, città dove attualmente vive e lavora come educatore professionale. Da quas

"Fresco di stampa": Alfredo Rienzi, "Sull'improvviso", Arcipelago itaca Edizioni, 2021

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Sono il punto sul bordo della pagina, non il sostantivo o il tratto rosso spesso che lo sottolinea, non la chiosa: il punto. Non posso essere cancellato che dal fuoco. * Sottili i confini tra le stagioni: quasi senza preavviso si passa da una all’altra: minime tracce sperse nel soffio tramontàno segnano la primavera e la morte. * Questa luce che ora torna a crescere dove la deporremo spenti gli occhi in una notte a dicembre? c’è stato tempo per disporsi, dici verso il giusto angolo d’occidente è che il tempo non è mai quello giusto e le partenze hanno il suono ottuso della frana che coglie all’improvviso * Attesa degli invisibili Siete la mia ossessione cinguettii, trilli, fischi alfabeti brevi e indimostrati voci che non vestite corpo né ala nell’estate tra il fogliame ma io ho dell’autunno la pazienza e aspetterò il ramo denudato, del raggio la pendenza esatta sarà improvviso all’occhio l’apparire, e breve. * Volarono i nibbi sulla Luna: non casuale fu la scelta del campo di battagli

"Fresco di stampa": Michela Zanarella, "Recupero dell'essenziale", Interno Libri, 2022

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Cosa resta di un’estate Cosa resta di un’estate ormai finita il corpo del mare visto di sfuggita la memoria di un sole che non si è mai arreso e l’asprezza delle cose inattese. Ci ha preso alla sprovvista il dolore è sceso a mutare la luce negli occhi a disorientare gli equilibri del tempo. Settembre ha le sembianze di un sudario la cura è la pazienza ardente tra le viti l’amore che resiste a pugni chiusi. * Da questo tempo Da questo tempo dove la vita si attorciglia come un’edera che sale sui muri si farà notte come ogni notte e sarà un andare incontro alla luna a colpi di sogno – percorreremo la memoria delle stelle fino a rivederne l’infanzia. È ancora estate e diamo un nome diverso ad ogni cosa: le nuvole si chiamano isole il sole è un pensiero di luce espresso sottovoce, quasi l’amore. * Esiste una lingua segreta Esiste una lingua segreta che s’impara origliando ai piedi dell’erba sottoterra c’è una folla di ombre sepolte rugiade strette che vogliono tornare sale su per le radici

Domenico Cisternino, tre testi inediti

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Gerico Io sono un mercato di carne un contrabbando di sangue rosso e magnetico. Sono le teste mozzate di Gerico, le conchiglie negli occhi le colline di uomini a nord il filo che lega i miei morti senza soluzione. Aspetto il tempo: la metamorfosi dei fossili la carne-pietra sarà il mio gesto di rivoluzione. * Anatomia 1 Credono di darmi gli onomastici della carne. La mia carne è già sbattezzata, si nega ai loro raggi e alle risonanze e mi fiorisce sottopelle in rime plastiche e frattali. Occhi e ossa nel centro del petto, un tendine teso tra la bocca e il fondo della mente. Il dottore che mi guarda dentro a petto aperto getta il coltello e sospira immobile. Poi stacca un fiore dalla ghirlanda delle mie costole. * Precauzioni Nella fessura tra la pelle e il mondo otto dita di piombo otto metri di terra otto strati di kevlar. Sono dovute precauzioni, perché il mio cuore è un bioreattore è un’autoclave a settemila gradi ed il mio mondo un laboratorio di esplosioni. * Domenico Cisternino

"Fresco di stampa": Silvia Rosa, "Tutta la terra che ci resta", Vydia Editore, 2022

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All’estremità della notte le occhiaie ci confortano, piccole chiazze di lune piene sul volto. La redenzione del tunnel, con i suoi boati corvini e le falene-bussole, è una strada d’alluminio che accoglie i nostri fantasmi, a 150 km orari. Il roseto di abbagli ed errori resta fuori da questa griglia di Hermann: le fucilate degli antinebbia e i rimpianti sono espunti da un elenco di cifre binarie, o bianco o nero. Manca profondità a questo andare, uno sguardo d’insieme, il talento di sopravvivere alle lesioni del buio * In caso di necessità rompere il vetro: uscire dal campo recettivo, seguire le coordinate che conducono alla curva dello stupore, dopo una rotazione di 360° favorire l’orogenesi della spina dorsale diritta, per meglio fissare il teorema della creazione, allenare il terzo occhio, la ghiandola pineale, il sesto senso, darsi alla melatonina in giuste dosi, alleggerire le pupille vedette dal vizio delle proiezioni, trafugare la frenesia degli amanti e riprodurne gli aromi, dil

Solidarietà a Luigia Sorrentino e ai suoi collaboratori

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Se davvero "Le forme dell'arte registrano la storia degli uomini con più esattezza dei documenti" (Theodor W. Adorno), chi impedisce il sano susseguirsi di una testimonianza radicata nell'esperienza, è il reggente di un potere stolto e cieco che contribuisce con un atto scellerato a rendere gli individui più lontani da se stessi. La chiusura del primo blog di poesia della Rai, gestito sapientemente da Luigia Sorrentino e dai suoi collaboratori, è un passo indietro che ci allontana dalla nostra storia di esseri liberi che fanno delle emozioni il proprio atto di alleanza con la vita stessa. Poeti Oggi si unisce all'appello di chi pretende che la chiusura del Blog Rai dedicato alla poesia sia solo un momentaneo vacillamento di chi ha l'obbligo di custodire e insegnare il cammino della verità e della bellezza. Luca Bresciani Il primo blog di poesia della Rai

"Fresco di stampa": Alessio Paiano, "Punti di fuga", Arcipelago itaca Edizioni, 2021

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Intagliata tesserina del libro, tu formi la parola che indica la direzione, la via sdrucciolata del verso, il vuoto, la morte a capo. Ti nascondi nell’occhio della sposa, ti fai lacrima che bagna la bocca, scorri rossa tra pagine ingoiate: ma la tua anima è uno specchio opaco. * La città frantumata ha un lembo acuminato, il pungiglione di un’ape, la punta della fiamma di un vecchio santo, uno spiritello che ti indica il trampolino di un abisso: lì la città, antico relitto, si impenna e le correnti dei passati remoti ti trafiggono con lacrime morte. * - È chiaro che potresti intagliare una lingua di fuga che ti smembri il corpo e poi piano discendere al punto di snodo dove conficcare la lama: l’anima sfinirebbe al verso di sotto come un pallone sgonfio. - Ma a te più si addice un voltare di pagina, il capovolgersi della misura nel vuoto originario dello zero. * A volte è necessario sparire disperdere il nome nei percorsi dell’acqua e non chiedere più una parola ma lasciare che il mare c

Giulio Zambon, tre poesie inedite tratte da "usa e getta"

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sto aspettando la chiamata in cui qualcuno mi dice che sei morta che li avevi nascosti bene i dolci nei cassetti e che erano centinaia, vuote, le buste nel cestino io gli direi che lo sapevo, che te l’avevo detto la chiamata durerebbe un quarto d’ora sono molte le cose che muoiono in quindici minuti. * Teresa diluita dai farmaci, ha chiesto dal fondo del letto che era un abisso di vedere sua figlia ancora di vederla ancora una volta l’infermiera che più le somigliava, allora si è sporta, le si è fatta vicino le ha detto «mamma ciao, mamma» non ha impiegato molto, la trasparenza a salirle fino agli occhi guardarla, ormai era guardare l’acqua in un bicchiere: attraverso sotto, il cuscino. * potrebbe entrare qualcuno, adesso, accoltellarci ma tu su questo letto l’acqua nelle tubature nei muri qualcuno potrebbe accoltellarci, adesso, entrare e sarebbe nitido e improvviso il bianco della lama nella schiena ma tu dormi, amore amore, dormi non si può rompere questa cosa, questo dappertutto ch