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"Fresco di stampa": Giovanni Ibello, "Dialoghi con Amin", Crocetti Editore, 2022

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io non torno più Ricavo dai roghi autunnali un altare di gemme, è il menhir dell'esiliata luna. Io sono Giovanni e non ho mai chiesto di essere amato. L'amore stringe nel seno la sorte del tuono: frantumare il vetro dell'esistenza. Così noi, ebbri di giovinezza corriamo a perdifiato nell'oltrenero, succhiamo avidamente il fuoco rimasto nelle pietre e brindiamo / all'ombra che fu delle pinete. Ogni cosa rivela quel nulla che siamo già stati. Tutto simula la quiete. Poco distante, un uomo prende a pugni la rena. Dice: “Credimi, noi non stiamo per rinascere. Nessun verso sconta la primavera”. * parla Amin Io sono Amin, colui che restò nel noncanto. La pietraluna che stringe intime alleanze con il temporale. Sono la vita sognata, la spada rivolta alle piogge. Baratri e gemme, rovesci, sterpi, acqua di sperma creatore. Io sono Amin e non ho mai conosciuto l'amore. Rivelo la sintassi del crollo: un urlo angelicato, non si muore. Vita sempre sognata, mai vita. * Morte