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Luigi Palazzo, "Bar Samarcanda", Transeuropa, 2021. Segnalazione di Claudia Di Palma

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Il marchese La barba è il giornale su cui è piegato dalle tre del pomeriggio e vi si possono leggere tra una ruga ed un ciuffo di grigio ogni notizia mancata, il necrologio d’un galantuomo ed un accenno di domanda. Le venature promanano dalle pupille e fanno la conta degli sguardi schivati con un sorso. Si fa chiamare Marchese ma chi lo riconosce non sa spiegarne il motivo. * Il tavolo 5 Ai posti in cui ogni pomeriggio quattro pensionati degradano l’Altissimo invocando un tre di briscola dei ragazzini in età da scooter che simulano i crismi degli adulti ticchettando sugli smartphone raccolgono il testimone ed alternano  matonne  e santi a morsi ad un panino smezzato. Fuori il mondo assume le sembianze di un piccolo paese come uno qualsiasi che ha perso lo scudo della fantasia e la culla del sempre. * Miriana Polsi e piedi offerti alla Bellezza dai primi accenni di sorriso ai chiodi spietati d’uno sguardo o di un’assenza. L’eresia e lo scudo, l’interno coscia e la mano. Ciò che sarebbe

Paolo Gera, "La ricostruzione di Parigi (ai tempi della presente guerra)", Transeuropa, 2023.

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Ci abitava un mago, un illusionista, ha fatto nascere dal nulla una casetta in mezzo alla banlieue oppure sono i palazzi dei migranti sorti intorno come una squadra di funghi ben equipaggiati intorno a un edelweiss. Ci siamo stati un mese quest’estate, aveva un giardino fiorito col sambuco, un vicino bengalese in vena di monologhi e sopra ancora il cielo di Parigi, azzurre anche le nuvole. Su un palazzo altissimo c’era il pezzo di un guerriero zulu che lo copriva tutto e pareva al tramonto sorvegliare le auto come pecore. Lo straniero ero io, cauto nell’andarmene, che compravo pane ai cereali in un forno cinese e acqua minerale in un market di indiani, anche se le chiavi mi illudevano fossi quello di casa. Sorbivo allora l’intimità del rifugio, con le porte aperte sul prato recintato, le donne che amavo che mi davano pensieri e una canzone di Coltrane che cuciva e ricuciva. Ora d’inverno ho gli occhi lucidi per quella casa e un’altra, e immagino sia mia la nostalgia serale del vero pro

Antonio Semproni, "Mercati & Mercati", Transeuropa Edizioni, 2022

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Braccianti Se si accasciano sui pomodori la scena non è attrezzata per il sangue nemmeno finto vanno raccolti all’istante trascinati nei casolari senza risciacquo nella pubblicità non compare la faccia nella passata non va la pelle * Morti bianche Se i bulloni fossero stati immacolati come i bottoni sullo sparato sigillati come il feretro forse sarebbero venuti ad applaudire ma avrebbero trovato i loro eroi troppo indaffarati preferiscono statue silenziose, la solennità di un museo * Mercati e mercati Ci sono mercati di frutta, verdura e formaggi e mercati di blue chips, bond e bitcoin mercati dove l’uomo mangia pane e mercati dove l’uomo ha sempre fame Siano compatiti questi affamati che si ostinano a non volerne sapere di gorgonzola radicchio noci e pere nemmeno un gheriglio parlano solo di comprare la piazza del mercato per metterla in una immobiliare che starà sotto una holding che verrà quotata in borsa a Milano, Parigi e New York allontanandosi sempre più dall’oggetto del mangiar